Tutto l'amore del mondo

Capitolo XVIII- Fuoco


“Ragazza… tu ti fai!” Esclamò Spike. “ E ti fai molto male!”

L’afferrò, e il corpo di Kate sembrava senza peso fra le sue braccia, più leggero di quanto non fosse stato poche ore prima.

La sentì’ gemere e piegarsi contro di lui, e pensò… che non avrebbe resistito a lungo…

Era troppo vicina al nucleo di quel dannato incantesimo…

Grondava sangue, gli inzuppava i vestiti e le mani, e aveva il mento e la gola sporchi per i singulti rossi che le uscivano dalla gola.

Spike era un vampiro… aveva assistito a cose atroci, e vissuto insieme ad Angelus… eppure non aveva mai visto un essere umano perdere tanto sangue…

E mentre stringeva quella ragazza a se, mentre desiderava, come l’idiota che era, di poterle fare scudo con il proprio corpo, e di poter farmare ciò che la uccideva… pensava che anche Buffy, dal’altra parte, soffriva nello stesso modo…

E sentiva lo stomaco torcersi. E desiderava più di qualsiasi cosa al mondo staccare di netto la testa di Sanjhain. E sapeva che non poteva farlo.

Che non poteva aiutare la donna che amava, ne salvare il suo futuro.

Come sempre.

Come il giorno che era caduta dalla torre di Glory.

Morendo.

E lui non aveva fatto niente.

Niente.

E forse Buffy aveva sempre avuto ragione.

Lui non era niente.

E ora tutti avrebbero sofferto perché lui non era niente.

Strinse Kate più forte, e furono i suoi gemiti a strapparlo a quei pensieri.

“Va… via…”Ansò.” Aiuta… gli altri…”

“A far cosa?!” Scattò Spike.” Sono bloccati da una barriera magica, e prima che uno solo trovi il modo di raggiungerci sarà finita!

E io… io non riuscirò mai ad arrivare a Sanjhain…

Ma posso salvare te…” Si sollevò, appiattendosi contro la parete. “ Quest’idiota non vuole ucciderle le donne… solo renderle sterili… per cui se ti porto via, forse…

Cazzo, Kate, ti posso giurare che lo farò!

Non ci saranno più bambini, okay!

E finita, e noi abbiamo fallito! E fra cento anni non ci sarà un solo essere umano a popolare la terra! Ma almeno… questi cento anni mio padre li passerà con la sua donna!”

La vide boccheggiare, e posare pesantemente la testa sul suo petto. Mentre fra le dita di Spike scorreva il suo sangue, e il suo volto era sempre più pallido.

Ora, doveva essere ora. O Kate sarebbe morta.

La strinse a se, ingoiando la sua impotenza, e con uno scatto saltò fuori dal suo riparo, puntando alla fenditura nella roccia. Senza il coraggio di voltarsi indietro, e guardare Angel.

Eppure… lo fece.

Si voltò, per un impercettibile secondo. E fra le fiamme che la magia rendeva rosse come sangue lo guardò negli occhi. E gli chiese scusa.

Quando il cammino gli fu sbarrato da un nuovo gruppo di demoni.

E, di nuovo, lui seppe di aver fallito.

Ringhiò, mutò volto, ma sapeva che non sarebbe servito.

Che era solo coereografia di qualcuno che nonostante tutto non voleva arrendersi.

Indietreggiò, e riuscì persino a colpirne uno con un calcio.

Prima che partisse una fraccia, tirata da un altro demone “ arciere”, dietro ad una fila di vampiri.

Diritta nella spalla, vicinissima al collo.

Dolorosa. Eppure era niente per lui.

Spike era troppo abituato al dolore.

Quel che faceva male era l’umiliazione . E quel senso di inferiorità … ancora ed ancora.

Lo colpirono di nuovo, al braccio.

E poi alla schiena, quando le guardie di Sanjhain si aggiunsero al gioco.

E pareva lo facessero apposta, a non centrare il suo cuore.

Per far durare in divertimento… e perché c’era Kate a proteggere il suo cuore.

O magari… avevano solo una mira da fare schifo…

“Qualcosa” lo colpì al volto, con un calcio.

E non faceva male come un pugno di Buffy.

Ma lo mandò in terra, sul fianco, per proteggere la donna fra le sue braccia.

Mentre un ‘altra freccia lo centrava alla schiena. E poi un ‘altra, e un ‘altra.

E stavolta il dolore cominciò a sentirlo.

Ed era sottile, e acuto, e gli si propagò in tutto lo scheletro quando un altro dardo si conficcò nella sua spina dorsale.

E bruciava come lava nel suo sangue.

Come le risate dei demoni nelle sue orecchia.

E per un attimo rischiò di farlo svenire.

Eppire, nemmeno per un istante diede loro la soddisfazione di sentirlo urlare.



Angel lo sentiva urlare.

Sentiva le sue grida, disperate… di dolore… e umiliazione…

Feroci, fra le pareti di magia che lo attorniavano.

Lo sentiva urlare con quanta forza aveva in gola la sua rabbia e la sua follia.

E non si accorgeva… di essere lui a gridare.

Non si accorgeva che quel dolore era il suo…

Battè i pugni sulla barriera trasparente, senza neanche guardare abbattersi il colpo.

Senza sentire le ossa che si rompevano.

Ancora. Ancora. Ancora. Ancora. Ancora.

Un pugno, dieci, mille, per ogni freccia che colpiva suo figlio.

Continuando a lanciare grida che erano quelle che Spike non avvertiva.

Ed ogni volta le parole si confondevano alle grida…

E le parole erano il nome di Spike… e di Kate…

E ne nascondevano altre… sempre le stesse…

“Ti amo… ti amo… ti amo…”

Battè ancora, senza che il contraccolpo avesse il potere di mandarlo indietro.

Lottando contro qualcosa che non poteva vincere.

Implorando Dio..

Con l’anima che gli permetteva di soffrire.

Con tutto ciò che era.

Implorando per suo figlio. E per la donna che amava.

Per il suo mondo, in un groviglio indistinto di colpi.

In un groviglio di sangue. E dolore.

Morivano.

Kate… Spike…

E lui gridava.

E stavolta non voleva essere inutile.

E stavolta non gli importava che la regola fosse quella.,

Che non potesse passare… che non potesse opporsi… che dovesse guardare… attraverso un muro di magia e gli occhi di un mostro.

Stavolta voleva passare.

E il pensiero di non potere non era più in lui.

Voleva. Voleva. Voleva.

E a ogni pugno la sua volontà cresceva.

Come finiva la vita di Kate. E aumentava il dolore di Spike.

Voleva.

“Ti prego…”

Voleva.

“Ti supplico…”

Voleva. Voleva. Voleva.

“Spike…”

Voleva.

“Kate…”

Voleva. E li amava.

E all’improviso si ritrovò fori. Senza aver capito come.

Mentre la barriera esplodeva come una folgore.

E lui saltava da uno scoglio all’altro. Senza che gli importase come era avvenuto.

Senza che gli importasse di prendere fuoco.

E di sentire attorno a se l’abbraccio terribile delle fiamme, come prima di morire aveva sentito quello di Darla.

Non gli importava.

Bruciare. Finire. Soffrire per sempre, forse.

Purché loro fossero salvi.

Non vedeva quasi più, ormai. E ciò che distingueva era screziato di rosso.

Ma sapeva dov’era il suo nemico.

E in qualunque cosa la sua furia e il suo amore lo avessero trasformato, si fece strada fra i demoni di Sanjhain, lanciandoli in aria come birilli di sughero.

Mandandoli in fiamme,

Puntando ancora davanti a se.

E gridando.

Fino a che ci fu solo Sanjhain.

E nel suo colpo ci furono tutto il dolore, e la rabbia,e la disperazione di quegli ultimi gironi. E che lui aveva causato.

E ci furono il dolore di Spike, e quello di Kate, e le fiamme che li avevano consumati insieme… e ci furono tutto il suo rimorso…

E tutto il suo amore.

Ma l’amore che aveva infranto ciò che non poteva essere infranto non era abbastanza…

Lui… Angel… non era abbastanza.

Come non lo era mai stato.

Per suo padre, per Buffy, per Spike…

E non era abbastanza nemmeno per uccidere qual demone, e salvare chi amava.

Gli passò attraverso.

Il suo colpo gli passò attraverso.

Come attraverso una barriera di vento.

E servì come sarebbe servito un colpo di vento.

Un uragano di stupore che lo travolse in un istante.

Mentre cadeva in terra, attraversando il corpo del suo nemico.

E le sue lacrime evaporarono col fuoco.

Incorporeo.

Quel… bastardo era… incorporeo…

E ora Spike e Kate sarebbero morti, e il mondo finito.

Si rivoltò sulla schiena, ma non riuscì ad alzarsi.

Ormai… non riusciva più a muoversi.

Ormai… non riusciva a far altro che bruciare…

Questo… Doyle non glielo aveva detto…



“Non lo sapevo! Loro… non me lo avevano detto!

Dio, Cordelia, devi dirglielo! Devi spiegargli che io non lo sapevo!”

“Cosa?!” Cordelia allungò le mani, aferrendo le spalle di Doyle.

Tenendolo stretto. Gli occhi nei suoi, che non la vedevano.

Che vedevano solamente il suo stesso tormento. E qualcosa… di molto lontano…

“Non lo sapevo… non me lo hanno deto… e hanno impedito a Lorne di vederlo… perché sapevano…”

Chiuse gli occhi, stringendo spasmodicamente le labbra.

“Sapevano che anche se me lo avessero vietato, anche se ne fosse andata della mia vita… io lo avrei detto… a lui ”

La fissò, disperato, e per quanto assurdo e impossibile fosse, a Cordelia parve che Drusilla, dal suo abbisso di metallo, ridesse.



Era finita, dunque?

Finiva così… tutto?

Con Angel che cadeva in terra come una torcia che si consumava, e i demoni tutt’attorno a loro che gridavano forsennatamente il proprio trionfo?

Era così che era destinato a finire?

Wesley si alzò, stringendo a se Faith, mentre le sue labbra inutili pronuincivano le parole di un incantesimo per spegnere le fiamme innanzi a lui.

Quelle stesse fiamme che si riflettevano sulla figura di Angel riversa in terra… sconfitta… dopo aver vinto la prigione che lo teneva… non pretendeva nemmeno di capire come…

Su quella tronfante di Sanjhain, di cui troppo poco erano riuscito a scoprire. Correndo verso una sconfitta annunciata.

Su Kate, stesa in terra e quasi invisibile sotto il corpo di Spike.

E su tutto quel dolore…

Era così, dunque, che finiva…

E allora perché, ancora, non ci voleva credere?

“Spike…”Soffiò Buffy accanto a lui, e, voltatosi, Wesley la vide straiata in terra, la mano premuta sul ventre. Pallidissima. Il volto inondato di lacrime.

Ecco.

Ora piangeva per lui.

Ora che Spike, forse, non avrebbe mai potuto saperlo. Ora che tutto era perduto.

Ed era così ridicolo che probabilmente sarebe scoppiato a ridere… se su tutto non avesse riecheggiato il ruggito di Spike.



Se pure non avesse saputo di avere un’ anima in petto, Spike lo avrebbe scoperto allora.

Se non ci fosse stato un demone dalla pelle verde, o uno spirito innamorato a rivelarglielo, sarebbe stato chiaro come il sole di giorno, adesso.

Perché la sua anima si spaccò in quel momento.

E l’urlo del suo dolore sgorgò come sangue da una ferita aperta.

Invadendo ogni cosa.

Perché la sua anima esplose in quel momento, e bruciò, e fu trafitta da frecce molto più dolorose di quelle che colpivano il suo corpo.

Quando Angel cadde, come un fiammifero che si consumava.

Mentre su di lui Sanjhain rideva, schernendolo.

E la sua anima non chiamò per nome quel mucchio di stoffa che bruciava… ne lo chiamò padre… o amico… o sire…

La sua anima gridò e basta.

E gridò che non voleva.

Non voleva che Angel morisse, non voleva che lo lasciasse solo.

La sua anima soffriva e basta.

Ed era un dolore che lo straziava… cosìsimile, così identico a quall’altra pena… quando aveva visto il corpo di Buffy… esanime, spezzato, ai piedi di una torre.

Senza che lui fosse riuscito a fare nulla.

E anche ora non poteva fare nulla. Nulla, se non farsi ammazzare.

Eppure gridò lo stesso.

E gridò, e gridò.

Come aveva gridato Angel.

E il suo grido fu un “ no!” disperato e senza fine.

E corse.

Come aveva fatto suo padre.

Strappandosi le frecce dalla carne, senza sentire il dolore.

Illogica… patetica creatura… perché quelle armi non potevano nulla…

Perché nessun ‘arma poteva nulla contro il demone che uccideva Angel.

Debole… e disparata come la sua anima.

La sua anima che gridava, la sua anima che sofriva, la sua anima che correva.

Mentre tutto gli passava davanti agli occhi… ed era così vero che accadeva, vero quanto il fatto… che non ci aveva mai creduto.

E quel fiume di ricordi erano le parole che non aveva udito, le braccia che non aveva accolto, e i momenti, e le ore che gli erano stato rubati.

Che erano stati rubati ad entrambi…

E aveva il suono di una canzone.. mormorata da una voce insicura…

E lui se la ricordava…

Dio, proprio adesso… lui se la ricordava…

E si ricordava l’odore strano della pelle di Lorne, che sapeva di cannella, e quella pazza di Cordelia che gli mostrava ogni sera il guadagno della giornata.

E ricordava che Angel mutava volto… per farlo smettere di piangere… e che lui smetteva… e che per tutta la vita aveva cercato quel senso di sicurezza che aveva perso, perdendo le sue braccia.

E che non lo aveva più trovato.

E adesso… lo perdeva di nuovo.

Lo perdeva per sempre.

E non voleva.

“Noooooooooo!” Gridò. Ed era la sua anima a gridare.

Mentre Sanjhain rideva, con il suo lurido corpo trasparente su quello di Angel.

Fu su di lui in un istente, e lo colpì con le frecce che teneva in mano. Spinto da uno stupido istinto.

Continuando a gridare, e gridare.

Fino a che non lo fermò il dolore.

Al polso, alla spalla, che sembrava fratturarsi di netto.

Fino a che non lo fermò lo tupore, nel realizzare… di averlo colpito.

Di essere passato attraverso un corpo solido e forte… e che il dolore che aveva provato al polso era dovuto all’urto delle frecce contro la base della sua mascella.

Aveva colpito per uccidere. Aveva creduto che fosse inutile.

E invece… adesso… le punte spezzate delle freccie sporgevano dal cranio spaccato di Sanjhain, che lo guardava ad occhi sgranati. Come qualcuno che per la prima volte conoscesse il dolore.

Come qualcuno che guardasse in faccia il suo assassino.

Sanjhain cadde in ginocchio, e Spike era troppo sconvolto per fare qualunque cosa. Lo afferrò per i fianchi, solido… eppure… ancora, la sua gamba attraversava come nebbia l’altare di pietra scura.

Lo fissò, rggendosi a lui. Ancora vivo, per quanto viva potesse essere “quella cosa”, mentre un liquame grigio colava ovunque attorno a lui. Senza nemmeno l’odore del sague.

Ma Spike non era venuto li per lui.

Non aveva corso, o gridato, o sofferto per lui.,

Benché avesse desiderato ucciderlo più di quanto non avesse voluto altro in tutta la sua esistenza.

Lo scagliò di lato, come l’essere inutile che era, e senza neanche preoccuparsi degli altri si gettò su Angel.

Bruciandosi le mani. Sentendo il fuoco avviluppare anche lui mentre lo afferrava.

Senza che gli importasse.

Senza sentire nemmeno il dolore.

Non era niente il dolore… di fronte al volto ustionato di Angel. E ai suoi occhi, che lo fissavano.

Perchè a quell’uomo non era stato nemmeno concesso di svenire.

Non erano niente il dlore, o la sofferenza alle braccia. Mentre lo sollevava, tenendolo come il bambino che era stato… come suo padre aveva tentuo lui. E gridando ancora lo gettava in acqua.

Con tutta la forza rimasta.

Cadde. La faccia sulla pietra che bevve il suo sangue.

E ancora sollevò il capo… troppo tardi per riuscire a vederlo.

E non si chiese perché l’acqua non bruciasse più.

Affondò la testa fra le braccia, troppo debole per spegnere i suoi stessi vestiti. Il vecchio spolverino di pelle, compagno di tante avventure…

Che bruciava.

Come bruciava la sua vita e bruciava suo padre.

Chiuse gli occhi.

Piangendo quietamente.

Singhiozzando come il giorno che Buffy era tornata.

Sentì gridare il suo nome. E non rispose niente.

Per un minuto. Solo per un minuto.

Che lo lasciassero bruciare in pace.



“Finiscilo, Spike! Uccidilo!

Abbiamo vinto!”

Giles urlò, mentre roteando il busto affondava la sua lama nel collo di un demone.

Uno… degli ultimi rimasti…

Incapace di raggruppare i pensieri, tanta era l’incredulità.

Così enorme che gli sembrava quasi che il suo corpo fosse dotato di volontà propria, e continuasse a combattere, mentre la sua mente cercava un filo logico.

Era… incredibile…

Solo un attimo prima erano circondati e…perduti… solo un attimo prima il mondo, il genere umano, erano condannati, mentre ora i loro nemici si disperdevano, come un esercito senza più capo…. Come un gruppo di demoni uniti solo dal loro odio per gli uomini, e dalla promessa di qualcuno che sembrava invincibile, e che invece giaceva in terra, con una manciata di frecce conficcate nel cranio.

Sconfitto in un stante e in un modo che pareva… incredibile…

Ancora ed ancora… come se quall’unica parola si rincorresse senza posa nel suo cervello.

Incredibile.

Che Angel avesse infranto la barriera magica, che Spike avesse colpito Sanjhain… incredibile… impossibile… eppure… vero….

Come era vero che erano ancora vivi…

Come era vero che combattevano…

E che Buffy gridava ancora, con le mani affondate nell’acqua in cui Wesley aveva appena spento il fuoco. Senza la forza di avanzare di un passo.

Come era vero che era disperata.

Come era vero che la battaglia, dal loro lato della laguna, era già finita, e che i sopravvissui fra gli alleati di Angel avevano avuto la meglio su quel che era rimasto dei nemici.

E come era vero che tuto sarebbe ugualmente stato perso se l’incantesimo non fosse stato spezzato.

“Spike, uccidilo!” Gridò ancora. Ma , ancora, l’altro non sebrò udirlo.

E, del resto… come avrebbe potuto… se non udiva nemmeno le grida di Buffy…

Fece un passo in avanti, ma fu bloccato da Wesley, che lo raggiunse con Faith in braccio, deponendola ai suoi piedi.

“Prenditi cura di lei! “ Esclamò, con l’autorità di un capo. E un attimo dopo Giles lo vide gettarsi in acqua.

E quasi contemporanemante le fiamme sullo spolverino di Spike estinguersi.

E non riuscì a capire se ciò che Wesley voleva fare era raggiungere lui, o recuperare ciò che restava di Angel.

E non se lo chiese. Troppo occupato ad afferrare Buffy, ed impedirle di cadere in acqua.

Mentre, disperata, ancora gridava :” Spike… non morire!”



“E’ vivo… Spike, ti prego… alza la testa… guarda… è vivo…”

Strinse gli occhi, e qualcuno dentri di lui si chiese come facesse Kate a parlare…

Lei non poteva parlare. Lei aveva perso troppo sangue. Lei era troppo debole.

Lei… stava morendo…

Come Buffy… come tutti quelli che si trovavano in quella grotta.

Come Angel… Angel che era bruciato come un libro pieno di cose meravigliose, che lui non avrebbe mai letto…

Kate non poteva parlare…

Kate era solo… sangue… adesso…

Quello stesso sangue che gli inzuppava i vestiti.

E così… forse… era il suo sangue a parlare… in quel modo assurdo in cui parlava a Drusilla.

E, forse, lui era impazzito, come lei… e sarebbe finito a parlare con le stelle… in un mondo vuoto… dove nessuno più avrebbe ricordato il suo nome… o quello di Angel…

E dicevano… che avrebbe dovuto salvare il mondo…

“Spike, vuoi alzare quella cavolo di testa?! Angel è vivo… e magari lo saremo anche noi se ti degni di finire il lavoro!”

“… non morire… per piacere… non morire…”

Kate… Buffy…

Buffy?!?!

Buffy che chideva qualcosa “ per favore”… a lui?

Che gli chiedeva di non morire?

A lui? A una cosa morta?

Sollevò il volto. Senza sapere dove avesse trovato la forza.

Senza sapere cosa cercasse.

Forse se stesso. O forse Buffy.

Ma non poteva vederla, Buffy… perché c’era Wesley davanti a lui.

Wesley che ansava, appena venuto fuori dall’acqua.

Wesley che teneva fra le braccia il corpo di Angel.

Ansò, sollevandosi sui gomiti.

Era … lì… ed era… intero…

Non era … polvere…

Era andato a fuoco, bruciando come un fiammifero… e la sua pelle era nera, e ustionata, ma era lì… era lì’…

Si puntellò sulle mani, e un riso isterico gli sfuggì dalle labbra.

Lo sapeva… ci voleva troppo tempo… per consumare tutta quella roba…

Si voltò, ridendo, e si alzò in piedi. Mentre le parole di Kate gli rimbombavano nelle orecchia.

“… lo saremo anche noi, se ti degni di finire il lavoro!”

Salvare tutti… salvare il mondo… bello… ma francamente in quel momento voleva solo ammazzare quel gran figlio di puttana!

Rise di nuovo, osservando uno degli arcieri, l’ultimo rimasto delle decine di demoni che li avevano attaccarti, affannarsi a soccorrere il suo padrone, senza riuscire a far altro che passargli attraverso.

Rise, con il volto ancora umido di lacrime.

“Sai…”Mormorò piano.” Non ho idea del perché riesco a colpirti… e, sai… non me frega un cazzo!”

Vide l’arciere alzarsi, e tendere il suo arco. Quell’unica arma che avrebbe potuto ucciderlo.

E coi suoi occhi da vampiro potè vedere la pallottola che gli trapassò il cranio da una parte all’altra.

E ancora rise, lanciando uno sguardo a Kate, riversa in terra poco più avanti di dove l’aveva lasciata, il braccio allungato che tremava per lo sforzo.

E pensò che adorava quella ragazza. Almeno quanto odiava il bastardo ai suoi piedi.

Così stronzo da essere ancora vivo, con tutto quel legno che gli passava nel cervello.

Si chinò su di lui. E smise di ridere.

E doveva esserci qualcosa di spaventoso nei suoi occhì, perché l’altro sgranò i propri, e un suono quasi inarticolato gli lasciò le labbra, nonostante le frecce che gli bloccavano la mascella.

“La profezia…”Capì, più che sentirlo.” La profezia era… per te… era… se mi uccidi… tu non saprai mai… della profezia…”

Spike lo fissò, sbattendo piano le ciglia. Una, due volte. Volutamente.

Per un tempo che per l’altro dovette essere infinito. E che eppure, durò solo pochi istanti.

“Spiacente, stronzo…” Sibilò. “Mi confondi con mio padre!”

Ecco. Lo aveva detto.

E l’unico essere che lo aveva udito morì con un crack.

Con il rumore sordo del suo collo rotto.

E le mani di Spike sulla sua faccia.

Con una sorpresa ancora più grande negli occhi che il vampiro smise di guardare un solo istante dopo.

Voltandosi.

E stupendosi… di non aver voluto infierire ancora…

Guardò Wesley uscire dall’acqua, trascinando faticosamente fuori Angel, e infischiandosene del mondo, della sua fine o della sua sopravvivenza corse da lui, afferrando dalle spalle suo padre.

Fissandolo in volto.

Anche se non c’era quasi più niente da guardare. Niente, se non due occhi scuri che lo fissavano, circondati dalla sua pelle spaccata e arsa.

Niente, se non l’anima di Angel.

Oh, si… avrebbe dovuto infierire…

Avrebbe dovuto farlo soffrire, quel figlio di puttana… avrebbe dovuto strappargli a una a una le ossa dal colpo… e ancora… non sarebbe stato niente… di fronte a … quello…

Si inginocchiò, con il corpo di Angel fra le braccia, e si chiese con quale forza l’uomo riuscisse ancora a rimanere cosciente…

Lui… Spike… non riusciva nemmeno a concepire il dolore che doveva provare…

Il dolore che aveva affrontato… per lui…

E non riusciva a capire come potesse parlare… come potesse provarci… sebbene non ne avesse la forza…

E nonostante i suoi sensi da vampiro Spike si dovesse piegare su di lui, per comprendere davvero.

“Stai… bene…?” Ansò piano Angel. E lui non riuscì a rispondere. E, per come si sentiva in quel momento, gli pareva che non sarebbe mai più riuscito a farlo…

Annuì, tirando su con il naso.

Lottando contro le lacrime che rischiavano nuovamente di travolgerlo…

Dubitava che persino quando era il lattante che tutti rimpiangevano avesse mai pianto tanto…

“… K… K… Kate…?!”

Deglutì, lanciando un’occhiata alla ragazza, che, stesa a pochi passi da loro, si premeva convulsamente le mani al ventre, mentre Wesley la trascinava gentilmente lontano dal corpo di Sanjhan.

“E’… viva…”Rispose, lottando anche lui per trovare la forza. “ ci vuole molto più di un ‘orda di demoni, un incantesimo, un maciullamento di ovaie, qualche scazzottata e una notte di sesso con te per mettere Kate fuori combattimento… sempre… che poi non venga fuori… che è stata lei a ridurre te così… ma… lo escuterei…

Mi pare troppo dolce…”

Allungò una mano, senza sapere nemmeno che cosa volesse fare, ma fermò le dita vicinissime alla fronte di lui, senza toccarlo.

Perché anche quel semplice contatto, gli avrebbe fatto troppo male.

Nello stesso istante in cui Angel sospirava, e con quel che restava delle sue labbra, gli sorrideva… prima di chiudere gli occhi… finalmente…

Si, oh, si… avrebbe dovuto fare molto, molto di peggio… e forse avrebbe continuato a ripeterselo per i prossimi cento anni.

Eppure, in quel momento… non gli importava nulla…

“Riposa…”Sussurrò, sollevando gli occhi per cercare quelli di Buffy.

E mentre li incontrava, intorno a lui, tutto cominciò a tremare. Come se qualcuno stesse squotendo dalle viscere la terra.

Una mano minacciosa e feroce, o, forse, l’equilibrio frantumato della magia.

Eppure, nemmeno di questo a Spike importò nulla.