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Fuoco e ghiaccio |
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AUTORE: Pedistalite SPOILER: Btvs generali PAIRING: Spike/Willow RATING: per tutti DISCLAIMER: I personaggi delle serie "Buffy the vampire slayer" e "Angel" appartengono a Joss Whedon, la WB, la UPN e la FOX. L'autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright. Sfortunatamente sono di mia proprietà unicamente Kate Meg e Liz. Insieme a tutti gli altri personaggi che tirerò fuori dal mio magico cilindro. Ma se qualcuno tanto fortunato da possedere David o James fosse così gentile da pensare a me per un regalo, sarei davvero contenta! Enjoy! |
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Fuoco e ghiaccio |
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Si era guardata bene allo specchio quella mattina.
Non sparivano. I segni. Quelli che la sua magia le aveva marchiato a fuoco sulla pelle. Molti dei quali non erano visibili. Alcuni neanche lei riusciva a vederli ancora bene. Eppure sapeva che c’erano. Così come sapeva che difficilmente qualcun altro l’avrebbe guardata con abbastanza attenzione da farci caso. Distolse lo sguardo irritata: un’altra giornata stava iniziando.
Sarebbe dovuto essere un buon giorno: fuori splendeva il sole. Ma lei non
riusciva a vederlo: era ancora immersa nelle tenebre. §§§ Fuori splendeva il sole, ma non poteva vederlo. Eppure quella non era una novità. Spike scagliò il boccale di birra contro il muro. L’anima dannata. La sua. Aveva il potere di torturarlo, di renderlo debolmente umano ma non di permettergli una banale passeggiata diurna. Come una persona normale. Come una persona. Dio, lui non era una persona! Un vampiro, un vampiro, un maledettissimo vampiro! Un demone, un essere immondo che doveva strisciare nell’ombra. Afferrò la bottiglia di bourbon e ne versò un po’ in un bicchiere, ci ripensò e attaccò direttamente la fonte. La finì in un paio di sorsate e la gettò a terra, ormai vuota. Ne prese un’alta sperando di stordirsi. §§§ Il volo diretto Londra-Sunnydale sola andata era stato orribile. Non voleva tornare, ma era un pensiero che non aveva messo a fuoco. Almeno non fino a quando aveva rivisto quel cartello odioso di benvenuto dal vetro sporco del pullman che la riportava a “casa”, dai suoi “amici”. Si guardò le unghie, le aveva recise con i denti. Non le era mai successo, perché non si era mai sentita tanto nervosa. Eppure non aveva motivo, giusto? Tornava alla sua vecchia vita, da quelli che l’amavano! Perché il pensiero le era così insopportabile? Forse le mancava Tara? No, le sarebbe mancata in eterno, le mancava perfino quando era ancora viva. E non si era mai domandata cosa questo significasse. Allora cosa? Forse il fatto che tornava ad essere la vecchia se stessa? Ignorata completamente dal resto del mondo? Ora non aveva più nemmeno la magia a renderla interessante, a farla sentire forte, diversa…pericolosa. E poi le mancavano davvero, loro, gli altri? Le cose che aveva detto su Buffy… non le costava una gran fatica ammettere che le pensava davvero. Non era mai stato facile rassegnarsi ad essere la comprimaria, la seconda, la spalla. Ma era confortante il potere dell’abitudine. Mentre adesso… bè aveva assaggiato il potere, c’era forse qualcosa di meglio? –nonono- si riscosse dai suoi pensieri. –non ci cascare. Attentaattentaattenta- afferrò la sua valigia, mentre scendeva dal pullman. E si sentì incredibilmente stupida. E sola. Era notte, ormai. E i suoi amici non c’erano. §§§ Scagliò l’ennesima bottiglia contro il muro. Dannazione! Reggere l’alcol così bene non era mai un vantaggio in momenti come quello. E fu allora che la vide. Richiamata dal fondo della sua mente. E del suo cuore. E fu sicuro che fosse uno scherzo crudele dei suoi desideri. Perché dall’angolo buio Buffy Summers gli sorrideva. Buffy sorrideva mentre copriva la distanza che c’era tra lei e il vampiro con pochi passi sinuosi. Gli arrivò proprio di fronte beandosi del suo sguardo incredulo. “ciao Spike” gli carezzò la pelle lasciata scoperta dalla camicia sbottonata regalandogli un sorriso falsamente perfetto. “non dovresti sparire così! Potrei quasi iniziare a preoccuparmi…” cominciò piano a sfilargli la blusa. Spike riassunse un minimo di autocontrollo. “perché, dov’ero andato? Sono sempre stato qui. E tu a quanto pare la strada te la ricordi molto bene.” “oh” lei assunse un’adorabile aria imbronciata “non sei più venuto a trovarmi dopo quella volta…” si riscosse fissandola glaciale “quale? Quella in cui mi chiedevi di sparire? Sono stato un gentiluomo, e ho accontentato una signora” la fissò divertito mentre lei lo squadrava famelica “…ma forse Buff ho sbagliato. Dimentico sempre che tu non sei una signora” e la baciò. Ma per lei era troppo. Seguendo gli ormoni impazziti di una caccia infruttuosa aveva pensato di sfogare su di lui la sua frustrazione, incurante di ciò che lui avrebbe potuto pensare. Spike era un mostro, non poteva giudicarla. Lei era l’eroina, quella che si sacrificava. Quella che moriva. Che diritto aveva uno, che squartava e distruggeva invece di proteggere, di considerarla una…puttana? Lo allontanò mandandolo a sbattere contro il muro. Percorse con passi calcolati la distanza che la separava dalla porta, contando nella sua mente. Uno, due, tre…convinta che l’avrebbe fermata, come sempre. Che avrebbe ceduto. Si preoccupò quasi quando arrivò al quattro. Di solito a quel punto lo stavano facendo già da un pezzo! Col cuore in gola pensò –cinque- mentre allungava la mano sulla maniglia, preparandosi a odiarlo con tutta se stessa per quanto l’aveva fatta cadere in basso. Ma la sua mano, sconfitta, come sempre bloccò quella di lei un attimo prima che potesse uscire. Nascose la soddisfazione sotto uno sguardo arrabbiato. Voleva la capitolazione totale. “non toccarmi!” sembrava la sua frase preferita a giudicare dall’insistenza con cui la ripeteva! Eppure era sempre lei a iniziare quel gioco che si faceva via via sempre più faticoso. “andiamo Buffy lo sai… fatico sempre a tenere chiusa questa fogna!” lo vide alzare lo sguardo su di lei quasi implorante. Disposto a degradarsi fino in fondo pur di ricevere un po’ di… amore. Gli toccò nuovamente il petto marmoreo, compiacendosi di sentirlo fremere sotto di lei. Puttana? No! Lei era solo una giovane e bella ragazza americana che si divertiva un po’. Che male c’era a sfruttare a proprio vantaggio il suo fascino sicuro? No, quella sera non aveva voglia di litigare. Quella sera aveva altre voglie. “sta zitto e baciami!” le recriminazioni… bè, ci sarebbe stato tempo, dopo… §§§ Aveva aspettato qualche minuto, non veramente ingenua al punto da credere in un ritardo. Si erano dimenticati che sarebbe arrivata. Evidentemente neanche loro erano troppo entusiasti. Oppure… forse…si, ma certo! Qualche demone! Talmente minaccioso che gli avrà impedito di… si forse più di uno! Quattro, cinque…dieci demoni! –ma chi prendi in giro?- oppure magari Buffy sarà occupata con Down e Xander col suo lavoro, o con… Anya. Allora a questo punto Buffy potrebbe essere “impegnata” con…Spike? –ma ti importa veramente?- scosse la testa a rispondersi da sola in quel bislacco dialogo con se
stessa e si incamminò. §§§ Se n’era andata sbattendo la porta. Che si dimostrava sempre più resistente. Aveva finto di dormire per rendere quella separazione meno stomachevolmente finta. Eppure era talmente sintonizzato su di lei da vederla vestirsi con calma alla luce delle poche candele anche con gli occhi chiusi. Si era alzato di scatto e gettato in terra le coperte, indifferente al freddo che lei gli lasciava sulla pelle. Come Drusilla,o, probabilmente molto peggio. –ti usa, vecchio mio!- ah! Stava diventando ripetitivo. Quante volte se lo era detto? –mandala a farsi una doccia fredda- prima di incontrare la sua bocca e il sapore dei suoi baci –la prossima volta!- e poi cedere con rabbia –mi accontento anche di questo, posso accontentarmi!- s’infilò di fretta un paio di pantaloni e una maglietta sdrucita, afferrò al volo lo spolverino. Uscì. §§§ Non le era per niente mancata Sunnydale. Lo doveva riconoscere. E, dopo tutto quello che aveva visto, non le faceva più nemmeno paura. Il che non era molto intelligente. Era nella sua fase –sono potente nessunomibatte hodimenticatodinonaverepiùpoteri- anche per questo aveva scelto di passare vicino al cimitero –è la strada più breve- inconsapevole che era molto meglio perdere più tempo durante il cammino, ma arrivare viva a destinazione; che affrettarsi e non arrivarci affatto. Non li sentì nemmeno, i vampiri. Accerchiarla. Però li vide. Quando ormai era troppo tardi. Gettò la borsa sul terreno e si piegò sulle ginocchia per evitare il peso morto che la caricava. Schivò quello, ma non gli altri due, che la gettarono a terra. E se anche fosse riuscita per un qualche miracolo a liberarsi di loro, c’erano sempre gli ultimi tre a guardare compiaciuti il compagno che si rialzava. “ti ha fatto la bua?” “la ragazzetta da del filo da torcere!” esclamò l’altro vedendo Willow gettare una manciata di terra negli occhi di uno dei suoi due assalitori. L’ultimo quello che sembrava essere il capo, e il più forte, fece un cenno ai due che la tenevano. “prima i più anziani! Ragazzi, rispettate la gerarchia!” i due le serrarono le braccia e lei si preparò mentalmente a sentire la trafittura mortale. Si era avvicinato abbastanza da disgustarla col suo fetore di marcio. Ma non abbastanza da rendere impossibile che qualcuno si frapponesse tra lui e la sua cena. “ah si? Allora dovresti levarti dai piedi Rider! Perché io sono molto più vecchio!” si voltò un attimo verso di lei per controllare che quei due presi dal panico non facessero idiozie. Si voltò di nuovo verso di lui “scusa,idiota. Dammi un momento!” con velocità e grazia di predatore felino fece schioccare l’osso del collo di quello alla sua destra, che si accosciò come una marionetta svuotata. Non l’aveva ucciso, -l’ho immobilizzato, però- ci avrebbe pensato il sole il mattino dopo. L’altro gli lanciò Willow addosso per distrarlo il tempo necessario a una fuga precipitosa. Spike l’afferrò al volo e lei si abbandonò contro il suo petto cominciando a tremare –bentornata sulla bocca dell’inferno- Spike tirò fuori dalla cintura dei pantaloni l’immancabile paletto e prese la mira “ti dice male amico! Stasera non mi va di essere magnanimo!” il paletto lo raggiunse a cinque metri di distanza centrando il cuore dopo avergli spezzato in due la spina dorsale. Si girò verso i quattro rimasti tenendola ancora stretta. “il prossimo?” a quelle parole il più giovane, quello che Willow aveva schivato, prese a correre nella direzione opposta alla loro. Spike fissò la sua schiena inclinando leggermente la testa. Willow lo vide afferrare un altro paletto –ma da dove li tira fuori?- “mi dispiace amico, ma come ho già detto stasera non sono dell’umore!” lo guardarono tutti puntare, lanciare e centrare il bersaglio. Come se niente fosse si spolverò i pantaloni con la mano libera. A quella vista il capo, quello che Spike conosceva gridò qualcosa. Ma Willow non capì bene –che ha detto?- gli ultimi due rimasti, incitati dal loro sire si gettarono verso di loro. Spike la guardò un momento e come se quegli idioti non stessero per piombargli addosso, le rivolse un sorriso “risolvo questa cosa e ti accompagno a casa, va bene?” la fece sedere sul terreno e si mise in posizione di difesa. Incredibilmente velocemente. -risolve…questa cosa…???...- lo guardava con gli occhi sbarrati mentre sprecava l’ultimo paletto per raggiungere il petto del secondo vampiro e lasciare che il pezzo appuntito rotolasse fino a lei. Lo fissò, catatonica. “allora Rider, a quanto pare siamo rimasti io e te!” l’altro vampiro gli lanciò uno sguardo di odio puro, ma era chiaro che stava valutando una via di fuga possibile. Adocchiò Willow poco distante, che ancora non si era ripresa dallo stato di semi incoscienza in cui era scivolata. Spike intercettò il suo sguardo “lascia stare la ragazza!” Rider lo fissò crudele “e perché? Una volta, se non ricordo male avevi una predilezione per le rosse! Poi…poi i gusti sono cambiati.” Lo stava studiando e cercava di distrarlo, continuò “sai, si vocifera nell’ambiente che tu abbia fatto un viaggetto. Beato te! Posti nuovi, bellezze esotiche! Però pare anche che ti abbia rammollito Spike” sibilò il suo nome con disgusto. Facendolo veramente incazzare. “io non mi preoccuperei dei pettegolezzi!” “ hai ragione!” provò ad assecondarlo “E poi vedi, che ti eri rammollito lo si sapeva già prima! Anima, o non anima!” gli si gettò addosso mandandolo a sbattere con la schiena su una pietra dura. “dannazione!” –ma dov’è il paletto?- era più pesante. Molto più grosso e grasso fino all’inverosimile. E per questo più impacciato. “lo sai Rider, credo che questa curetta ricostituente ti abbia danneggiato!” lo scalciò lontano da sé beffandosi della sua scarsa agilità. “sei forte Spike! Pensavo di sfiancarti con un paio di mossette e invece sembra che dovrò impegnarmi di più” “col tuo peso sicuramente!” qest’ultimo commento lo rese livido di rabbia “sai” sibilò “quando lavoravo per te credevi di essere il capo. Ma era la tua bella puttana, il capo! Niente di quello che tu decidevi si attuava senza il suo consenso! Lo sapevi questo?” se la cosa lo colpì non lo diede a vedere. “stai per morire, lo sapevi questo?” Spike si preparò a colpirlo. Si accorse una frazione di secondo troppo tardi che dalla tasca del suo ingombrante soprabito aveva tirato fuori una pistola. E che aveva sparato. Prendendolo di striscio alla spalla destra. E sparando una seconda volta ferendolo più seriamente appena sotto lo sterno. “con i tempi che corrono…bisogna premunirsi, vecchio mio!” Ignorando la macchia rossa che si allargava sotto la scapola Spike si rimise in piedi e ruggì trasformato nel demone e davvero inferocito. Con un calcio gli fece volare dalle mani la pistola e lo gettò a terra bloccando la sua pancia prominente tra le gambe. Gli affondò le mani nel collo grinzoso sperando di sentire da un momento all’altro lo schiocco che ne indicava la rottura. Non avrebbe resistito ancora a lungo. L’altro si dimenava, viscido come un’anguilla “o, andiamo Spike! Io non ti avrei ucciso, le pallottole non uccidono i vampiri come noi, lo sai” “a no?” arrancò l’altro in preda a un folle dolore al petto “e che volevi fare, un picnic?” non riusciva più a tenerlo. Si voltò nel posto in cui aveva lasciato Willow seduta “strega, un paletto maledizione!” trovandolo vuoto –ma dov’è andata?- tornò a fissare il vampiro sotto di sé “siamo rimasti soli, a quanto pare! Meglio, sarà più divertente” sorrise ironicamente scoraggiato. E fu allora che avvertì vicino a lui la sua presenza. Rimase affascinato mentre la vedeva impugnare la pistola e fargli segno di alzarsi mentre manteneva l’altro sotto tiro. “le pallottole non uccidono i vampiri, giusto?” la vide puntare all’inguine in un misto di incredulità e ammirazione “ma credo che faccia parecchio male? Spike tu che dici?” lo sentì chiederglielo ma fissare il suo aggressore con ferocia “tra poco lo sapremo.” –logico che si voglia vendicare!- pressò con soddisfazione il dito sul grilletto e sentì il guaito animale di dolore e vide il ghigno di follia omicida dipingersi sul volto del mostro “lurida cagna!” “ehi verme! Impara a trattare le signore!” Spike si frappose tra lei e il vampiro che si dibatteva in preda al dissanguamento come se le sue sole parole la potessero ferire. Addolcì lo sguardo per rivolgersi a lei “andiamo” le cinse la schiena con un braccio trattenendo un gemito. La guardò negli occhi per cercare una qualsiasi forma di espressione. Rimanendo profondamente deluso. Che fine aveva fatto la streghetta dai capelli di rame e gli occhi più grandi che aveva mai visto? Quello era un mascherone di indifferenza. Si ritrovò a chiedersi se ne avrebbe dovuto avere paura. La strega scosse la testa e con un altro cenno gli indicò il frammento umano che si dibatteva, “non credo tu voglia lasciarlo così” sussurrò con voce priva di espressione. La guardò incuriosito. Come a rispondere a quello sguardo Willow gli passò il paletto. Stupito se lo rigirò qualche istante fra le mani prima di compiere l’affondo mortale. E vederla crollare al suolo. §§§ Si era incantato a guardarla dormire. Senza troppo preoccuparsi del perché. Molto più preoccupato di averla vista crollare al suolo, subito dopo aver dato sfoggio dei nuovi tratti della sua “affascinante” personalità. –cosa diavolo ti è successo?- non aveva mai confidato tanto nelle sue capacità come quella notte. Le si era avvicinata, raccattando dal suolo il corpicino svenuto e sistemandolo alla bell’e meglio sul petto. Immediatamente ricordandosi che aveva una pallottola che gli aveva trapassato lo sterno e un’altra che ci era andata pericolosamente vicino. Quei pensieri persero subito consistenza nel momento in cui il visino infantile gli si strusciò inconsciamente sulla spalla. Rise di sé stesso al pensiero che lei gli si stava accomodando addosso. E che la cosa non lo infastidiva. Il dolore tornò a pungerlo, punendolo della sua perdita di tempo prezioso. Si stava facendo tardi. Strinse gli occhi in due fessure per non barcollare. Non che la rossa fosse pesante –è piacevole avere qualcosa di caldo addosso- ma sperò vivamente di riuscire a ritrovare la strada del suo anfratto e a seppellircisi con lei prima dell’alba. Non voleva che si svegliasse. Sperava inconsciamente che guardandola avrebbe ritardato quel momento il più possibile. Era bello avere qualcuno candidamente addormentato nel suo loculo. Solo adesso lo scopriva. Lei fuggiva sempre via disgustata dopo i loro amplessi. Questa ragazza qui, invece dormiva, come se quello fosse il posto più sicuro del mondo. –c’è anche da considerare che probabilmente è svenuta!- ma quel pensiero gli tolse solo un poco il buon umore. Si fece più attento. Tra poco sarebbe stato il momento. Si stava deliziosamente stiracchiando. Willow si portò una mano agli occhi sfregandoseli come una bambina. Si mise seduta piano, come se le girasse la testa e appoggiò le palme delle mani sul materasso per sorreggersi “oh! Perché stanno girando le pareti?” la sentì borbottare qualcosa sugli alcolici scadenti delle linee aeree. E rizzare la schiena, irrigidendosi come se si fosse improvvisamente ricordata. –ecco, questo è il momento!- in cui si ricorderà che dormiva beatamente nella tana del lupo e scapperà via nauseata, gridando qualche sconnessa parola di ringraziamento mentre corre già fuori. Willow si guardò intorno abituando i suoi occhi al buio e incontrando quelli di Spike. –ma li ha sempre avuti di quel colore?- arrossì involontariamente a quel pensiero che ne presupponeva molti altri, sotto lo sguardo sempre più curioso del vampiro “c-ciao Spike” almeno il nome l’aveva detto senza balbettare. “ciao” non sembrava intenzionato a dire di più. Incredibilmente non stava scappando e l’aveva salutato perfino con gentilezza. Era rimasto affascinato dal rossore genuino delle sue guance. Gli era capitato di rado di provocare una reazione simile senza ricorrere a battutine oscene. Ed era rimasto lì, inebetito, semplicemente a fissarla. Willow fece una risatina nervosa –mi sento un’idiota!- ma dov’era finita la vendicatrice della sera precedente? Quella che aveva fracassato le palle del povero vampiro che aveva avuto la sfortuna di scegliere la cena sbagliata? La stessa che poi, paletto alla mano, l’aveva invitato a finirlo? La situazione diventava imbarazzante. Spike si ostinava a rimanere in silenzio e lei si sentiva sempre peggio. “ok! È meglio che vada!” si alzò cercando di riassettare meglio che poté il letto sfatto in un modo che lui trovò irresistibile “no!” si era alzato dalla poltrona ed era andato verso di lei “cioè…come stai?” incredibilmente sollevata che lui non volesse sbatterla fuori alzò una mano sulla fronte a massaggiarsi le tempie “mi fa un po’ male la testa, in effetti” la guardò perplesso “lo credo bene!” “perché?” aveva alzato gli occhini, interrogativa “bè, dopo lo show di ieri notte… credo ne dovremmo parlare!” “di cosa Spike? Hai fatto fuori un gruppo di vampiri come chissà quante altre volte e…mi hai salvato!” si trovarono faccia a faccia –lei non si…ricorda?- l’espressione incredula di lui con quella sempre più nervosa di lei. –dio e adesso che c’è? Perché mi guarda così? Forse…ma si, idiota! Si aspetta un ringraziamento! Mi ha salvato la vita e io non sono in grado che di balbettare parole sconnesse!- “ah!” si avvicinò un altro pochino “a questo proposito Spike…grazie” le venne spontaneo allungarsi sulle punte per lasciargli un bacino sulla guancia fredda. L’espressione incredula si trasformò in totale sconcerto. –mi sta baciando?- un contatto da niente, durato poco più di un secondo. Ma talmente sincero e naturale che dovette lottare contro un improvviso nodo allo stomaco che gli artigliò le viscere. Si chinò leggermente in avanti per prolungare quel contatto mettendola in grande imbarazzo quando le loro guance si trovarono a strusciare delicatamente. E lei abbassò la testa, incontrando il suo petto nudo. Peggiorando, se possibile la situazione. –mi chiedo di che colore sono diventata- e rise di nuovo istericamente pensando che il viso le si stava praticamente accendendo. Riprese in extremis il controllo di se stesso, cercando di salvare la faccia “bè.. si…prego!” –si bravo idiota, stordiscila con la tua eloquenza!- “non c’è di che!” rispose lei con troppa enfasi sentendosi stupidamente sempre più afflitta. –okkei!! Cambia discorso! Metti quattro parole in fila!- “tu come stai?” non era preparato a rispondere a quella domanda. Di solito nessuno si interessava delle sue condizioni né fisiche, né tanto meno psichiche. Che dire? “sto bene!” accennando un sorrisetto che sottintendeva –sono indistruttibile- “sicuro? No perché mi sembrava che ti avesse sparato!” non riusciva neppure a nominarlo quell’essere immondo che aveva cercato di…-lasciamo perdere!- “allora non ti era sfuggito!” “perché…cosa mi è sfuggito?” “ bè.. ti sei trasformata per un certo tempo in dark-Willow sparando alle p… in un certo posto a quel tipo e dopo affidando a me un paletto per finirlo” la testa sembrò scoppiarle “io ho fatto questo?” –nonmiricordo- cadde in ginocchio sul pavimento torcendosi le mani. “io ho fatto questo?” ripeté sperando che la risposta fosse diversa dal cenno affermativo di poco prima. Spike si inginocchiò davanti a lei “su non è così grave! Hai solo sistemato un viscido che lo meritava!”cercò di consolarla. “ma non capisci Spike? Non mi ricordo! Ho lasciato che qualcosa mi controllasse! Se non mi avessero tolto i poteri in Inghilterra li avrei usati di nuovo per fare del male… a che è servito tutto questo? Nonmiricordononmiricordo!” cominciò a ripetere come una litania. Spike le prese le spalle “ehi strega! Non hai ucciso nessuno!” si maledisse immediatamente per quell’uscita poco felice –ma bravo! Già che ci sei ricordale pure del tizio che ha scuoiato!- vide i suoi occhioni pieni di lacrime partorire gemme luminose nel buio della cripta. La strinse permettendole di poggiare il capo nell’incavo sicuro del suo petto. “ah, scusami sono un mostro!” disse serrando i denti, sperando che lei lo smentisse. Lei sembrò calmarsi asciugandosi le lacrime col dorso “no Spike, io lo sono!” e allora le caddero di nuovo quei grandi goccioloni faticosamente trattenuti. Le circondò la vita con un braccio accarezzandole piano la schiena “no, non lo sei! Io so cos’è un mostro. Ne ho visti tanti. Vivo con me stesso. E tu non lo sei. Tu sei…” –tu sei…cosa?- gli sorrise “bugiardo” e affondò la testa nel suo petto, mentre veniva scossa dai tremiti. Solo allora si accorse della larga fasciatura su cui si andavano allargando grosse macchie scure, che gli copriva gran parte del petto. “ma tu sanguini!??!” quasi più incredula che preoccupata. “alle volte mi capita” si alzò mentre anche lei faceva lo stesso. Quell’attimo era finito. Durato molto più di quanto avesse osato prevedere. “fammi vedere!” –no, forse no- “perché? Quello che si vede non ti basta?” chiese sfrontato e contento di poter alleggerire il clima oppressivo di pochi secondi prima “tranquillo Spike, non ho intenzione di sfogare su di te il mio spirito da crocerossina! Solo sincerarmi che non sia grave come sembra” “è un foro di proiettile tesoro, è grave. Ma di certo non mi ucciderà” “no, immagino di no!” “mi serve solo un po’ di riposo” “allora vado!” “sarà meglio!” cercò con lo sguardo il suo borsone “è lì!” glielo indicò sopra una sedia. E in quel momento realizzò un’altra cosa “Spike…ma come hai fatto…ferito a trascinare me,il borsone” “hai detto bene trascinare…fortuna che pesi come un uccellino piccola!” lo guardò davvero riconoscente “grazie per… per tutto, suppongo” e si avviò aprendo discretamente la porta per proteggere il vampiro alle sue spalle dai raggi di sole alto. Scosse le spalle “non ho fatto niente!” sorrise “Spike…” si voltò mentre era già fuori “posso…tornare a trovarti…qualche volta se…non disturbo?” annuì debolmente incapace d’ingoiare l’emozione -dio vuole tornare!- ma lei era già andata via. §§§ Era arrivata a casa davvero stravolta. Le rivelazioni di Spike l’avevano agitata parecchio, nonostante mantenesse un notevole autocontrollo, aveva troppe cose su cui concentrarsi per lasciarsi andare a momenti di isteria. Aveva paura di se stessa. Da sola, non voleva più sentirsi sola, era vulnerabile. Invece con Spike... Per qualche settimana le cose erano andate bene. Buffy e Xander l’avevano raggiunta il giorno dopo il suo arrivo. “scusa piccola non ce ne siamo dimenticati apposta!” –come se uno le cose ci si mettesse d’impegno per scordarsele- ancora peggio lei aveva esibito uno dei suoi smaglianti sorrisi costruiti e l’aveva stretta dicendole che alcuni vampiri le avevano fatto perdere tempo durante la solita ronda. Ci avrebbe creduto, come sempre, se non avesse adocchiato dei segni rossi poco sotto la scollatura. –Buffy Buffy, quando imparerai che la menzogna non porta da nessuna parte?- già come se poi lei fosse una santarellina! Cominciava seriamente a pensare che nel suo vecchio gruppo di amici tutti avevano peccatucci più o meno segreti. Tutti perfino Down. Solo che si ostinavano a mantenere l’atteggiamento dei paladini
integerrimi che non possono sbagliare e sono senza peccato. §§§ Quella sera aveva voglia di divertirsi. Si guardò compiaciuta nello specchio. Il vestitino nero era davvero adatto alla sua voglia di serata particolare. Corto e scollato. Assolutamente non da lei. Questa era una di quelle cose che la vecchia Willow non avrebbe mai fatto. Ma Nina la sua amica londinese l’aveva implorata di acquistarlo perché le stava benissimo. Ed era vero, anche se lei non ci si sentiva molto a suo agio. Passò un ultima mano di mascara e ritoccò il gloss. Si! Era perfetta! Una delle rare volte in cui entrare al Bronze non la agitava. Vestita così si sentiva incredibilmente più sicura e sperava proprio che qualcuno la notasse –ah Willow vergognati! Sembri una gatta in calore! Ma cosa ti prende stasera? Questo non è da te, forse dovrei uscire. Si… dovrei uscire e tornare di filato in camera mia e…magari, pregare! Dio ma che dico? Che sto facendo? Questi sono i risultati dei miei sbalzi di umore…saranno le vitamine? Diodiodio- venne presa da un attacco di panico –cos’è che dicevo: più sicura?- e si appoggiò al bancone. Quando il barista su cui aveva fantasticato per anni prima…di Tara…le rivolse un’occhiata di apprezzamento, le vennero quasi meno le gambe. Si avvicinò, riservandole uno dei suoi sorrisi migliori “prendi qualcosa?” –se lo facessi dopo vomiterei- “meglio di no grazie” si sistemò una ciocca dietro l’orecchio “facciamo così: il primo te lo offro io, va bene?” “no io davvero… no, grazie” si girò frettolosamente per dirigersi all’uscita. Andando a sbattere contro qualcuno. “scusi, scusi… mortificata” uscì
all’aria fresca senza nemmeno accorgersi che si trattava di Spike. Ma chi era quella matta che scappava dal locale? Gli sembrava di conoscerla…ma chi? Seguì il profilo di lei che si stagliava alla luce del lampione e gli si dipinse un’aria incredula sul volto… Stava respirando affannosamente in preda a sentimenti contrastanti. Lei aveva tanto voluto farsi vedere con quel vestito. Quasi ci sperava in un abbordaggio, magari da qualcuno in particolare –stupida, non pensarle neppure certe cose- cosa non andava? La serata poteva essere divertente. Aveva attirato l’attenzione, col vestito stava bene, e lo sapeva. Solo la sua maledetta insicurezza… il fatto è che se sei invisibile per tanti anni…non sei più abituata che qualcuno ti noti. Si passò le mani tra i capelli e le incrociò sul petto –stupida! Ma cosa ti aspetti dalla vita?- Sentì che qualcuno le toccava delicatamente una spalla. Si voltò con un’espressione feroce sul volto pronta a infierire su quel barista insistente. Trovandosi dietro Spike. Per poco non finì a terra. Questa non se l’aspettava davvero. Ma che ci faceva lì? Era convinta che Spike andasse al Bronze solo quando ci andava Buffy, ed era risaputo che quella era notte di caccia per lei. Cominciò a riflettere su quanto poco sapesse di lui e su quante cose aveva dato per scontate. “non sei più venuta” “come?” si era persa un minuto in quegli occhi ametista che sembravano assumere sfumature diverse ogni volta che lo incontrava. Spike aveva volontariamente ignorato lo sguardo infuriato che con cui l’aveva freddato non appena si era girata. Ovvio che non fosse riservato a lui. Probabilmente qualcuno al locale l’aveva infastidita. –con quel vestito addosso…- Aveva diligentemente cambiato discorso per distrarla e impedirle di realizzare che stava parlando con lui fuori dal “loro” locale, dove i suoi amici avrebbero potuto vederla. “avevi detto che saresti passata a trovarmi, qualche volta. E invece mi hai evitato come la peste!” E no! Il cambio di conversazione che brillantemente aveva progettato non si stava rivelando poi un piano tanto geniale. Aveva involontariamente assunto il tono di un fidanzato deluso. E per poco non si era strozzato mentre a quel pensiero le sue viscere si rivoltavano. Detestava fare la figura dell’idiota. Lei parve sinceramente sorpresa di quel…rimprovero? –mi voleva vedere?- “ha-hai ragione, m-ma mi era… sembrato che t-tu non mi volessi tra i p-piedi, ecco!” aveva cercato, davvero, di dirlo senza incepparsi, ma aveva fallito. Spike strabuzzò gli occhi. Non volerla tra i piedi? Ma se da quando era stata nel suo letto… dio come suonava bene quella frase… non aveva pensato ad altro che a rivederla sbucare da dietro la porta, con il suo sorrisetto ingenuo e il rosso tiziano della chioma a fargli compagnia? “ti sbagli dolcezza! Non ho mai disdegnato le compagnie interessanti come la tua” –anche perché fino ad ora ne ho avute poche- si, ma questo era meglio non dirlo. “oh allora, in questo caso, credo di aver capito male…” aveva assunto l’espressione infantile di un cucciolo sgridato per una marachella. E Spike si era sentito perfettamente in dovere di approfittarne. “questo significa che tornerai, giusto? Sarebbe scortese da parte tua ignorarmi una seconda volta, e poi verresti meno alla parola data!” dio perché ci metteva tutte quelle sillabe? Era ridicolo! Probabilmente, nonostante la sua padronanza lessicale, lei ora gli avrebbe rifilato qualche scusa neanche troppo dissimulata e l’avrebbe mandato al diavolo! Perché diavolo una pecorella dovrebbe entrare spontaneamente nella tana del lupo? Willow gli sorrise con gli occhi, mentre con la bocca diceva “in questo caso sei libero di venire a trovarmi quando vuoi! Così se per caso dovessi “dimenticarmi” di onorare la parola data, tu potresti venire a reclamare la mia compagnia!” lo lasciò lì a fissarla con un’espressione da idiota. Ma si rendeva conto di ciò che aveva fatto? L’aveva invitato in casa sua! Era pazza o cosa? Lo guardò mentre cercava di spiaccicare parola “immagino che gli inviti a distanza non valgano, vero? Che stupida!” ridacchiò imbarazzata. Spike riuscì finalmente a chiudere la bocca “no, no valgono! Solo…” solo cosa? mai nessuno era stato così stupido o …gentile da provarci? “allora verrai, qualche volta?” disse lei sentendosi incredibilmente sfacciata. Gli sorrise di nuovo e rientrò nel locale. Ora che c’era lui non aveva più paura. Sarebbe entrato, no? Ma come aveva fatto a ribaltare la situazione così? Un minuto lui le faceva la predica sull’ importanza di rispettare la parola data e il minuto dopo lei lo incastrava invitandolo a distanza e costringendolo a fare lui la seconda mossa! Ma stava davvero giocando, o nemmeno se ne accorgeva? –bà!- scosse la testa divertito. Era entrata al Bronze. Era curioso di vedere come si sarebbe evoluta la serata. La seguì. Si avvicinò al bancone e ordinò una birra. Spike si voltò verso la sala aspettando di vedersela comparire da un momento all’altro davanti. Si portò il boccale alle labbra sorbendone una lunga sorsata. Lanciò uno sguardo distratto alla ragazza alla sua sinistra che lo guardava adorante. Scosse la testa come ad escludere quella possibilità. Non era abbastanza carina. E poi, forse, la serata si poteva concludere diversamente ora che aveva visto la strega. Inutile negare: la sua compagnia non gli dispiaceva affatto. Era l’unica che dimostrava un po’ di tolleranza verso di lui. Nonostante i loro disastrosi precedenti…almeno in un paio di occasioni aveva cercato di ucciderla, senza contare quella volta che le aveva proposto l’alternativa della vampirizzazione. Scosse di nuovo la testa, quante cazzate! E quanto tempo perso. Si distrasse quando gli arrivò alle orecchie una bella risata argentina, si voltò in quella direzione e vide una giovane ragazza di colore che baciava il collo di quello che doveva essere il suo fidanzato appoggiato alla parete di fondo. Sembravano felici. Non era certo tipo da autocommiserarsi, ma gli venne da pensare che probabilmente lui non l’avrebbe avuta mai quella felicità. ”stai pensando a uno spuntino?” si girò dall’altra parte a fissarla “e se anche fosse?” lei andò di nuovo con lo sguardo alla coppia teneramente avvinghiata “penso solo che sarebbe un peccato…sembrano così felici” “già! Triste la vita dei secondi arrivati! E tu rossa, come te la passi?” Spike rimase un momento incantato dalle piccole labbra disegnate dal leggero lucido, mentre si muovevano a formulare la risposta, memorizzandone istantaneamente ogni movimento, e quasi desiderando di poterle sfiorare con un dito per costatare se erano davvero morbide come sembravano. Ignorando del tutto, ovviamente, ciò che stava dicendo. “Spike?...” “ma si, si. Certo!” “dici davvero?” strabuzzò gli occhi incredula. -cosa diavolo avrà detto?- “ma si ti dico!” ripetè infastidito “oooh! E che cosa hai provato?” “ma niente, è una cosa come un’altra” “baciare Angel! Una cosa come un’altra dici? Dio a Buffy verrebbe un colpo se lo sapesse!” Spike sputò il sorso di birra che stava per ingoiare rischiando di diventare il primo vampiro infartuato della storia “ehhhhhh? Ma che accidenti stai dicendo? E quando mai io avrei baciato Angel? Ma quando mai io avrei baciato un uomo??!” ma come erano arrivati a parlare di quello? “guarda che tu l’hai detto!” sbuffò indispettita “a si? Hai sentito uscire dalla mia bocca una frase del genere? Allora dammi fuoco! Niente sarebbe peggio che baciare quell’idiota che si diverte a stendere le donne ondeggiando un cappotto!” lo squadrò con occhietti indagatori ”a che stavi pensando?” “come?” “vedi, non mi ascolti! Non devi per forza avere voglia di parlare con me, ma almeno non ignorarmi! Che fine ha fatto la buona educazione inglese?” Spike inclinò la testa di lato valutandola con quel suo modo tra l’incuriosito e lo sfacciato, facendola sentire una bambina idiota. Si sporse col busto in avanti fin quasi a toccare col naso la tempia rosea di lei “hai pensato che la tua conversazione potrebbe annoiarmi?” sussurrò sfiorandole deliberatamente il lobo dell’orecchio con le labbra. Era incredibile che in quel frastuono lui fosse talmente sintonizzato su di lei da percepire la tensione dei muscoli del volto. Sapeva che stava sorridendo. Si spostò di nuovo per fissarla “che hai da ridere?” “Spike con me non attacca, sono gay ricordi? Non c’è bisogno che sfoderi il tuo fascino per dare prova di saperci fare, non l’ho mai messo in dubbio! E poi la mia conversazione non è noiosa!” le rispose con un roco sussurro, non riuscendo ad evitarselo “a no?” lei si portò una ciocca di capelli dietro l’orecchio con mano sicura e gli sorrise “allora sentiamo: cosa avrei detto?” prese a tamburellare con le dita sul bancone assumendo un atteggiamento di seducente sicurezza incredibile per lei. La guardò sinceramente ammirato “sei forte rossa! L’ho sempre pensato che eri tu quella intelligente!” lei scese dallo sgabello su cui si era arrampicata, sembrando infastidita da quell’osservazione. Cosa che non passò inosservata. “cosa?” lei gli riservò un’occhiata ferocemente avvilita “cosa ho detto? Questo dalle mie parti si chiama complimento!” gli si mise davanti cercando di intimorirlo con modi aggressivi, senza considerare che un vampiro di un secolo e passa difficilmente si sarebbe sentito intimorito da una come lei “no, questa dalle mie parti si chiama ovvietà! Già Willow è quella intelligente, apprezzamenti e frivolezze del genere non fanno per lei, che importa se darebbe chissà cosa pur di sentirsele dire da… dalla… persona giusta?” Spike stava ancora assimilando le ultime parole quando notò il ragazzetto insulso alla sua destra divorarsela con gli occhi sembrando andare in estasi davanti all’apparizione di una dea. Lei non se n’era neanche accorta. Era voltata verso il bancone, molto impegnata a fingere di ignorarlo. “allora ci hai ripensato?” una voce dietro di lui aveva tentato di tirar fuori il massimo della seduzione da un rauco mormorio. Rivolgendosi a lei. Willow per poco non si strozzò con la saliva che stava ingurgitando. Di nuovo il barista viscido. Ma chi glielo aveva fatto fare di rientrare li dentro? Esasperata roteò gli occhi verso l’alto. Cosa che fu debitamente ignorata “permettimi di offrirtelo” le allungò un bicchiere di qualcosa di non troppo ben definito. E Spike con la sua solita faccia tosta afferrò il bicchiere e se lo scolò tutto d’un fiato “grazie amico! Avevo proprio voglia di un bourbon” lo posò sul tavolaccio di legno con un leggero schiocco. Strizzando l’occhio a una Willow completamente allibita prima di prenderla per mano e trascinarla fuori dal locale. Erano usciti nel vicolo. Quella sera suonava qualche band decente visto il viavai di ragazzini infiocchettati che li circondava. Innocenti. E vicoli bui. Gli venne da ridere. “immagino che dovrei ringraziarti per avermi liberata di quel tizio!” esplose lei con aria offesa “solo se ti va dolcezza!” “bene!” Willow si fermò incrociando le braccia “cosa?” “non mi va! Non mi va di ringraziarti per esserti intromesso!” Ma era lei? Era proprio lei quella ragazza sicura, splendente nel vestito da sera? La stessa? Quella insignificante, che tutti dimenticavano, troppo presi da altri pensieri e…altre donne? -cosa si aspetta che dica?- “be sai mi dispiace rossa, non credevo fossi in cerca di appuntamenti! E soprattutto non credevo quello fosse il tuo genere!” Spike la fissava con un ghigno ironico “il mio genere? Perché quale sarebbe il mio genere? O già certo: una donna! Se guardo un uomo sembra che sia uno shock per chiunque, mentre scommetto che se improvvisamente mi mettessi a sbavare dietro alla prima minigonna che vedo sareste tutti contenti! Bè, sai, non è così facile!” “mai detto che lo fosse! Immagino sia strano avere tutti intorno che ti dicono –vai baby, trovati una brava ragazza!- forse dovresti cominciare a rifletterci su!” lo scrutò indecisa mentre si tormentava una ciocca di capelli “su cosa?” chiese alla fine “la vuoi, veramente, questa brava ragazza?” Willow strabuzzò gli occhioni, mai nessuno aveva messo in dubbio le sue misere certezze sulla sua identità sessuale –ma che cosa vuole dire?- si artigliò le mani sui gomiti tremando impercettibilmente –mio dio ma che COSA vuole dire?- Spike avvicinatosi le tirò sul braccio un buffetto affettuoso “ah! Lascia stare! E poi non era questo che intendevo!” “Spike ti aspetti che io riesca a seguirti?” “il batterista! Quello taciturno, il tuo fidanzato. Com’era il nome…Boz!” “OZ!” “si va bene, certo, lui!” Willow sospirò “Spike qual è il punto?” “il punto è che mi ero fatto un’idea diversa del tuo tipo ideale! Sai un tipo dall’aria perbene, taciturno, niente a che vedere col fascino diciamo…rozzo? Del barista!” Willow rise “Spike! Possiamo cambiare argomento?” Spike rimase un momento interdetto. Lei non stava scappando. Di più, lei voleva ancora parlare. –vuole ancora parlare? Con me?- Tirò fuori una delle sue espressioni più tipiche, un sorrisetto sarcastico ricco di soottointesi. Non riuscendo proprio ad impedirselo. “perché di cosa vuoi parlare dolcezza?” si avvicinò a lei con una camminata fluida che pareva quella di un felino. E le mise una mano dietro l’orecchio, attirandola leggermente a sé. “sicura che vuoi solo parlare?” Ancora una volta senza poterselo impedire. –ma cosa cazzo sto facendo?- Willow allungò delicatamente la manina bianca sopra il collo di lui e socchiuse leggermente le labbra. “Spike…io credo…che…” Spike era completamente andato. Fuori di testa. Si ritrovò senza sapere come a fare congetture sul sapore della sua pelle fresca che odorava di buono. E, si! Ora che erano così vicini poteva sentirlo bene. Poteva sentire lei. E il modo dolcemente rilassato e intimo con quale posò una mano sopra la sua spalla e salì a friccicare il collo lui lo trovò assolutamente irresistibile. Assurdo non averci mai pensato –che idiota!- Lei era così candida che aveva paura di poterla sporcare. La pelle del suo viso richiamava la luce del lampione sopra di loro e, forse, quella della luna. Ma non era l’unica cosa che richiamava. Spike si chinò verso di lei con tutto l’intenzione di spiegarle le sue teorie sulla sua presunta omosessualità, o morire nel tentativo. O, probabilmente, perdersi nell’adorazione di quelle piccole labbra appetitose che sorridevano leggermente, senza paura. E, una volta tanto nella sua esistenza, Spike non ebbe timore di venire rifiutato. O di doversi controllare e reprimere i suoi istinti per non suscitare disgusto o turbamento. Willow si alzò leggermente sulle punte mentre il suo sguardo si perdeva dietro la spalla di lui. Quasi come a volerla sostenere Spike le passò un braccio dietro la schiena e la attirò a sé più fermamente. Come diavolo era possibile che quella benedetta ragazza avesse perso la testa in modo così repentino? Spike si abbassò un pochino per permetterle di arrivare alla sua bocca, fremendo nel disperato tentativo di mantenere una parvenza di controllo. Non era bassa Willow. Non quanto Buffy, almeno. Era dell’altezza giusta. –giusta per cosa?- Willow si avvicinò maggiormente al suo viso e Spike sentì dentro di sé un ruggito che assomigliava vagamente alla soddisfazione. Le loro bocche quasi si sfioravano. E a lui parve quasi di sentire il sapore fresco del loro contatto
quando… Willow deviò impercettibilmente la posizione della sua testa per avvicinarsi al suo orecchio “Spike…credo che quel tizio ce l’abbia con noi!” assurdamente Spike si era mostrato più sorpreso di quanto avrebbe dovuto. Willow non lo aveva mai visto agitarsi durante uno scontro con le più atroci creature, figuriamoci se era concepibile vederlo innervosirsi per uno stupido vampiro imprudente e un po’ ubriaco! Willow l’aveva visto sbucare dal buio dietro di loro. E aveva visto il vampiro fissarla con fin troppa intensità per poterla scambiare per un’occhiata di apprezzamento. Un novellino. Era probabile che non si fosse nemmeno accorto della presenza di un altro vampiro, di Spike. E nonostante questo, la faccenda le pareva grave, perché erano in mezzo a una fiumana di ragazzi ignari, ma che non avrebbero esitato a gridare -al mostro- se loro si fossero esposti. Segnalare a Spike la presenza di quell’altro senza attirare l’attenzione era la cosa più sensata da fare. Per questo si era sollevata verso di lui, appoggiandosi al torace e scoprendolo incredibilmente solido. E per questo si era distratta qualche secondo, balbettando qualcosa di incomprensibile. Solo quando aveva visto chiaramente oltre la spalla di Spike che il vampiro li puntava, si era ripesa dalle sue fantasie su quel corpo statuario che la stringeva e sembrava il modello del peccato incarnato. E aveva raggiunto il suo orecchio per avvertirlo. Spike ostentò una disinvoltura che in quel momento sicuramente non possedeva e cercò di rimettere insieme i minuscoli frammenti del suo ego tramortito su cui la rossa era passata sopra come uno schiacciasassi. Lei non voleva, era più giusto dire, non aveva nemmeno pensato di avvicinarsi a lui in senso strettamente fisico –baciarmi- voleva solo avvertirlo del pericolo in maniera ingegnosamente discreta. Avrebbe dovuto esserle grata per la sua furbizia, invece che infastidito –deluso?- si trasformò automaticamente mostrando i canini. Ma Willow gli prese il volto con entrambe le mani per nasconderlo agli occhi di una comitiva e di quanti altri sarebbero passati di là. “che vuoi fare, sei impazzito?” Spike la fissò adirato, ma non respinse il tocco delle sue dita. Aveva ancora il volto della caccia. E lei pareva non averci fatto caso. “hai un’idea migliore di una pubblica scazzottata tesoro?” Willow ignorò volutamente il fatto che quel *tesoro* era stato pronunciato digrignando i denti. “in…in effetti no! Ma credo sia controproducente attirare la curiosità di questi adolescenti galvanizzati dagli ormoni che poi grideranno, faranno accorrere curiosi e faranno domande!” gli indicò con lo sguardo un gruppetto di cinque sagome che si avvicinavano. “ci metti troppe sillabe!” lo guardò esasperata “ma ti pare il momento?” “certo! Bastava dire: Spike c’è gente, non fare cazzate!” sottolineò il concetto con una smorfia. Sembrava essersi calmato un poco. “coraggio che proponi?” parlava con lei, ma fissava l’altro vampiro, che era stupido, ma non al punto di non riconoscere un suo simile. “bè, non so, forse potremmo aspettare che vada in qualche posto più appartato e…” “va bene rossa, ho capito! Lascia fare a me!” Spike lanciò uno sguardo d’intesa al vampiro che ormai credeva di aver capito il gioco e lo fissava. Immediatamente dopo, con uno scatto degno dei tempi d’oro del Sanguinario, sfoderò i denti acuminati e li compresse sulla linea perfetta della giugulare di lei. Senza nessun avvertimento. Facendola irrigidire. –ok aspetta a gridare, forse ha un piano… forse è tutto calcolato! Forse è pazzo! No! Dagli ancora qualche secondo, fiducia!- si rilassò immediatamente contro il suo petto. E semplicemente attese. Proprio la reazione che sperava. Aveva capito. Sveglia la ragazza, lo aveva sempre saputo. L’altro che osservava impaziente si avvicinò. “ti faccio compagnia amico?” Spike si sollevò di qualche centimetro dal collo di lei, ricambiando l’occhiata con l’aria di chi sta valutando una proposta “perché no? In fondo stasera lei…” la indicò con un gesto del capo “…sarebbe la quarta! Non sono poi così affamato!” “perfetto!” l’ingordo, già la pregustava. Si avvicinò a Spike con tutto l’intenzione di strappargli la preda dalle mani. Preda che nonostante la tensione aveva una gran voglia di ridere. Solo che quando sentì su di sé l’altra mano gelata, che non aveva niente a che vedere con quella rassicurante di Spike, cominciò a spaventarsi sul serio. –calma. Finirà tutto tra poco. Sta calma- Spike spostò bruscamente la mano dalla spalla di Willow “ehi amico! So che bisogna saper condividere, ma lei è mia. Te ne lascerò un po’!” l’altro gli rispose con uno sguardo contrito “scusa amico, sono nuovo a queste cose!” “ti assicuro che sapere o ignorare queste cose non farà alcuna differenza per la tua esistenza!” Willow non riuscì proprio a trattenersi. Fortunatamente quell’altro non fece neanche caso a ciò che aveva detto “oh, ma allora questo bel bocconcino parla! Credevo ti avesse mangiato la lingua!” sorrise disgustosamente lercio “può darsi lo faremo…dopo.” e quel dopo presupponeva un *prima* che lei non voleva neppure prendere in considerazione. Si era avvicinato troppo. E Spike per allontanarla da lui la strattonò bruscamente “ti ho detto che lei è mia” “scusa, siete possessivi voi californiani, eh?” Spike la trascinò per un braccio rudemente fino al retro poco illuminato del locale, aspettandosi di vedersi comparire dietro da un momento all’altro il novellino e di farlo fuori in pace. Ma questo sembrava improvvisamente voler cominciare a rispettare la sua privacy. –babbeo!- mentre l’altro guardava, Spike sbatté Willow violentemente contro il muro e cercò allo stesso tempo di attutire il colpo col suo corpo. Lei si ritrovò schiacciata tra il muro del vicolo fatiscente e il suo petto. Sentendosi assurdamente eccitata dall’idea. –brava piccola Willow! Ecco che succede a sprecare la giovinezza sui libri! Alla prima occasione divento una ninfomane!- Spike abbassò la testa e cominciò a tracciare, partendo dalla tempia fino al collo, una scia di piccoli baci molto…coreografica. Tutto un secolo passato ad apprendere l’arte dell’autocontrollo quella sera se n’ era andato beatamente a farsi benedire! –oh, andiamo! Un po’ di scena non fa mai male! Certo, bè, non era necessaria, ma…perché privarsi di uno dei piaceri della vita in questa valle di lacrime?- sogghignò fra sé e sé –che bastardo che sono!- Willow inarcò la schiena involontariamente e questo rischiò di mandare Spike fuori di testa, quando avvertì un gemito di piacere a stento trattenuto fare capolino tra le sue labbra. Allungò le braccia ai lati della sua testa e la tenne ferma con il bacino. “allora dolcezza cosa pensi che succederà adesso?” tanto valeva rendere la recita più convincente. Willow afferrò al volo e, in barba alle sue scarse capacità recitative, fece scivolare due enormi lacrimoni ai lati dei suoi occhi “n-non…ucc-idermi…ti pr-rego!” “oh mi preghi? Ripetilo!” le lasciò un bacio umido sulla pelle sotto il mento. E Willow strabuzzò gli occhioni, assolutamente impreparata all’eventualità che il gioco si trasformasse in qualcosa di più serio. “S-Spike…” le si spinse ancora di più addosso “shhhhhh. Ripetilo!” “ti prego…” Willow si aggrappò disperatamente alle sue spalle e nascose il viso in fiamme nei suoi confortanti addominali. E lo sentì che le accarezzava la testa con fare quasi…paterno. In un atteggiamento del tutto opposto a quello di qualche attimo prima. Il vampiro rimasto in disparte e visibilmente eccitato finalmente si avvicinò un poco –forza bello, ancora tre metri!- Willow tra le sue braccia tremava. Spike si staccò di poco da lei, tenendola stretta ora in modo protettivo e del tutto innocente. Anche lei si accorse del repentino cambio di atteggiamento e alzò gli occhi su di lui, un po’ incredula. “vedo che se n’è andato.” “di che stai parlando amico?” –ancora un metro e mezzo- “del tuo sire che è sparito dietro quella colonna con una biondina!” l’altro gli faceva un occhiolino “non ti sfugge niente! Non aveva trovato niente di suo gusto…sai ti sei accaparrato il piatto più ambito!” lanciò un’occhiata al fagottino tremante “cosa, amico: non ce la fai? Fare aspettare così una signora!” snudò viscidamente i denti “ti do una mano io. Permetti?” “fa pure!” gli fece il gesto di avvicinarsi, ma continuò a tenere lei sotto di sé. Quell’altro, attento solo alla sua cena non fece caso alle sue mani che cercavano nella fodera dello spolverino l’immancabile paletto. Prima che potesse capire come era tutto finito, e Willow si ritrovò a tossire ceneri senza più il corpo di Spike a farle da scudo. Lo avvertì lontano da sé “torno subito piccola!” sentì un grido, dei passi frettolosi. Lo vide uscire da dietro una colonna. Tornare verso di lei. “stai bene?” Spike inclinò la testa di lato e scandagliò il suo corpo alla ricerca dei segnali che gli avrebbero risposto indipendentemente dalle sue parole. Era scompostamente deliziosa, con una spalla scoperta dalla giacchetta di filo scesa fino all’avambraccio. In effetti ricordava bene di aver tentato di sfilargliela solo pochi minuti prima. Volendo essere brutalmente onesti si era fatto prendere la mano. Ora che rivedeva la cosa lucidamente gli sembrava assurdo. Certo aveva compiuto una buona azione –i miei comodi- ma sicuramente si sarebbe potuto limitare. Invece aveva riassunto il suo atteggiamento. Quello del vampiro. Che usa gli umani. Se ne nutre. E non li protegge. Gli balenò chiaramente negli occhi l’intuizione di ciò che aveva fatto. Si era nascosto dietro una buona causa per sentirsi di nuovo cattivo. Senza sensi di colpa. Aveva usato Willow per rivivere l’ebbrezza di essere un demone senza coscienza. E gli era pericolosamente piaciuto. Willow si sentiva il volto in fiamme. Probabilmente quella notte non avrebbe assolutamente dormito. Lo guardò senza riuscire a spiaccicare parola. Non voleva piangere. Certo, ora che era una donna sapeva gestire molto meglio le sue emozioni. Non c’era assolutamente niente di male in un bel pianto, che l’avrebbe sfiancata decisamente fino al mattino dopo…non era imbarazzante, o…stupido! Era una donna del ventunesimo secolo, e se voleva piangere, piangeva! E un uomo…o vampiro…non avrebbe mai condizionato la sua vita! Ma allora perché si sentiva impazzire dall’imbarazzo solo al pensiero folle di scivolare piano tra le sue braccia e rilasciare finalmente lacrime e tensione? Andiamo, era Spike! Spike, l’orribile Spike! Spike il mostro, che cercava di vampirizzarla, o ucciderla. Spike innamorato di Buffy. Spike che cercava di violentare Buffy. Spike che andava a letto con Anya. E con Armony. E, probabilmente con tutto il resto della popolazione femminile di Sunnydale! Perché diavolo quel pensiero la infastidiva tanto? Perché diavolo non riusciva a guardarlo? “come s-sto, dic-dici?” Era ritornata lei. Assolutamente deliziosa nel modo di tormentarsi le maniche del giacchino di filo. La ragazza sicura di sé faceva capolino ogni tanto… -è cresciuta!- Spike cercò di incontrare i suoi occhi sfuggenti che ostinatamente si nascondevano nel buio dietro di lui. “d’accordo rossa, così non va! Vuoi…non so…vieni dentro ti offro da bere…una camomilla credo…” allungò lentamente una mano verso di lei per darle tutto il tempo di rifiutare quel contatto. Non la voleva spaventare. Si sentiva, non troppo assurdamente, molto in colpa verso di lei. Willow non gli permise neanche di sfiorarla “no” La guardò piccato “no, cosa?” Lei esitò a rispondere -domande inutili vecchio mio! No, non toccarmi…no, non mi serve il tuo aiuto…no, non lascerò mai più avvicinarti a me…dimentico niente?- “no, non voglio entrare nel locale!” -ecco: giusto, appunto! Graz…- sorrise senza riflettere “niente, lascia stare!” davanti alla sua espressione di stupore “Spike …voglio andare a casa…” “allora andiamo!” “andiamo? Plurale? Vuoi venire con me?” “ovviamente no, se la cosa ti infastidisce” rispose subito sulla difensiva lei scosse la testa “mi piacer…cioè, voglio d-dire sarei f-fel…” prese un bel respiro “Spike, si grazie. Accompagnami” La piccola figuretta splendente di Buffy Summers si materializzò magicamente dal buio dietro di lei “accompagnarti…dove?” chiese con occhietti indagatori senza nemmeno salutare Spike sobbalzò come se fosse stato sorpreso dalla cacciatrice in una situazione a metà fra un rituale di accoppiamento e una bevuta dal collo candido di una vergine “Buffy! Cacciatrice: serata fiacca?” Lei lo ignorò e si rivolse a Willow “è successo qualcosa?” il suo tono preoccupato era fastidiosamente finto “qualcosa che dovrei sapere?” Buffy memorizzò automaticamente il tremito delle sue mani. E soprattutto il vestito da sartoria. Stupendo. -ma come si è conciata?- “Willow…ma c’era una festa a cui non sono stata invitata?” Willow si irrigidì immediatamente. Pentendosi all’istante di essere uscita di casa quella sera… -ma che mi è saltato in mente?- Buffy andò un paio di volte con lo sguardo da lei a Spike e rimase interdetta -cosa mi stanno nascondendo? Esigo una risposta!- “Willow..” cominciò con fare tremendamente serio e la vide tremare un pochino. Forse aveva esagerato. Meglio cambiare tattica. “Willow…” riprese dolcemente “Will tesoro stai bene? Vuoi raccontarmi qualcosa?” -forza su! Sputa questo rospo!- Spike rispose per lei “non preoccuparti Buffy, non è successo niente! Le rossa è un po’ strana stasera…pensavo che sarebbe meglio riaccompagnarla a casa…” Guardò la mano perlacea delicatamente appoggiata al suo girovita. Come se fosse un’appendice squamata e rivoltante che le si era attaccata addosso. Si allontanò a stento reprimendo un singulto. “nessuno ti ha chiesto di parlare” “si, ma è c-come dice l-lui! Non mi sento bene! Meglio che vada!” non sapeva perché, ma l’idea di raccontare a Buffy dello spettacolino di poco prima li infastidiva entrambi –certo! Sarà una di quelle cose mai successe che fingerò di aver sognato…- Spike allungò una mano verso di lei “aspettami strega, si era detto che ti accompagnavo io!” E si pentì quasi per l’impulsività delle sue parole. Soprattutto quando si accorse che Buffy accanto a lui quasi tremava –è davvero incazzata!- Willow sembrò ingrandire le iridi ambrate enormemente per lo stupore. E represse un moto d’ironia triste che le saliva alla bocca –vuole farla ingelosire…ma Buffy non si ingelosirebbe mai per me!- Un moto di gelosia trasformò i lineamenti di Buffy in quelli di una statua di creta “non credo sia opportuno che tu vada in giro con lei!” “che vuoi dire Buff?” Willow con la sua innata discrezione scivolò piano nell’ombra del vicolo. L’ultima cosa che voleva era assistere a un litigio. L’unica cosa che voleva era il suo letto per seppellircisi dentro fino a quando non si fosse sentita sufficientemente in grado di riguardarlo negli occhi. Spike fissò la donna “che.cosa.vuoi.dire.cacciatrice?” ripetè. Stava cominciando a innervosirsi. “quello che voglio dire. Spike. è che non ti lascerò gironzolare con la mia migliore amica per questi vicoli bui. Tu e quelli come te non siete famosi per il controllo dei vostri istinti!” - Per il letto vado bene, però!- “ci sono momenti in cui i miei…istinti…non ti dispiacciono!” “credo di avertelo già detto: sei un maiale Spike!” “e tu sai bene cosa sei, senza bisogno che te lo dica io!” Buffy lo colpì alla mandibola sentendo uno schiocco. Non si preoccupò minimamente di averlo steso. Fece scintillare i bellissimi capelli lunghi sotto la luce artificiale del lampione, scuotendoli come una cascata luminosa. “Will andiamo, ti accompagno io” cercò di dissimulare l’irritazione “Will…” Se n’era già andata. Buffy scosse le spalle e s’incamminò. Spike rimase ancora un momento sdraiato sulla schiena. Si massaggiò la mandibola indolenzita e si rimise in piedi con un unico movimento fluido e scattante. Diventava ogni giorno più difficile accontentarla. E nasconderle la verità. Non era più Buffy. La più forte. §§§ Era arrivata da pochi minuti. Lì, nel suo vialetto. E non era riuscita a muovere un solo muscolo. Troppa fatica la sola idea di cercare la chiave nella striminzita borsetta e infilarla nella serratura. Molto meglio sedersi sull’ultimo gradino e aspettare. Aspettare cosa, poi, non era importante. Le forze che tornavano. L’alba. Il ragazzino dei giornali che passava alle sei. Bè, no. Ancora troppo presto per quello! Dovevano essere circa le tre meno qualche minuto. Aspettare. Una cosa qualunque. Chiuse gli occhi. “per guardare le stelle li dovresti tenere aperti! Non è un po’ tardi per concedersi soste ristoratrici sotto il portico?” Willow aprì gli occhi con una frazione di ritardo, trovandosi Spike davvero vicino. “ehy! C-ciao!” “ciao a te! Allora che ci fai qui fuori?” “ero stanca per…fare qualunque cosa, credo.” “hai passato una brutta serata, rossa! Ma sei stata molto..” –molto cosa? un diversivo eccitante?- “hai ragione, è stata una brutta serata! E tu che ci fai qui? V-voglio dire…passi per caso, oppure…” “non posso per caso. Non mi è piaciuto che ci sia andata di mezzo tu. Tra me e Buff intendo!” “fai sul serio?” Spike annuì “vedo che è tutto a posto, sarà meglio che vai!” Willow si alzò passandosi una mano sul retro della gonna per togliere la polvere dei gradini. Si voltò verso di lui prima di afferrare la chiave “buonanotte” Le rispose al saluto con un cenno del capo. E rimase a guardarla entrare e salire le scale. Si voltò solo quando vide accendersi la luce della sua stanza. E spegnersi. Senza sapere che lei dietro la finestra buia aveva lo sguardo fisso sul
suo spolverino che ondeggiava piano al vento della sera. §§§ Faceva fresco quella sera. Il sole era tramontato da poco. Era seduta sul terreno umido sotto un grande olmo rugoso. Uno dei posti che preferiva quando era piccola. Ci andava a riflettere, a giocare con Xander. Alle volte a piangere. Era il posto adatto. Intimo e silenzioso. Erano passate tre settimane. Nemmeno sapeva perché si era presa il disturbo di contarle. In fondo che cambiava per lei se vedeva o meno Spike? Un soffio di vento le portò davanti agli occhi un ciuffetto ribelle di capelli. Li aveva legati quella sera. Diventavano sempre più lunghi e, stranamente, avevano preso una piega ondulata e un colore più intenso di quello che ricordava di avere. Forse perché si vedeva più carina. Si sentiva meglio dei primi giorni. Riprendere la routine era stato massacrante. Non poteva più fare quello a cui era abituata. Così aveva smesso. Non era più andata al Bronze. O al Magic Box. Non era più entrata in una biblioteca. Ne aveva abbastanza di mostri e doveri. Di ricerche e misticismo. Non c’era più gusto. In quel campo non poteva progredire. Le era preclusa quella strada, ormai. Doveva trovare il modo di realizzarsi in altri campi. Voleva finire gli studi. Soprattutto voleva viaggiare. Sunnydale le stava così stretta! Aveva pensato che sarebbe diventata una scrittrice, o una fotografa. L’arte l’aveva sempre amata. Ma non voleva che si focalizzasse l’attenzione su di lei. Era un tipo che si imbarazzava facilmente. Invece se avesse fatto l’artista l’attenzione l’avrebbero avuta solo le sue opere. Triste ma vero, vedeva sempre meno Buffy. E Xander. Non riusciva più a trovare con loro un punto di contatto. Spesso ripensava ai suoi primi anni di liceo. Quando c’erano tutti gli altri. Oz, Cordelia, Angel, Westly. Perfino Faith. Le mancavano quegli anni. Tutto andava meglio. Scosse la testa. Non sarebbero tornati. §§§ Spike era andato da lei. Avevano preso l’abitudine di rivedersi. E quella sera, così come le prossime quattro, Down era dal padre. Questo significava che lei avrebbe passato la notte nella sua cripta. Tutta la notte. Forse. Se era abbastanza bravo. Le voleva dimostrare che non poteva fare a meno di lui. Doveva essere bravo. Bussò alla porta. Una due volte. Si concentrò. La casa era vuota. Poteva sentirlo. §§§ Buffy quella sera aveva voglia di ballare. Aveva indossato quel vestito. Attillato e decisamente alla moda. Un po’ volgare, forse. Che calamitava su di lei tutti gli sguardi. Ma le interessava poco. Quello che le importava era che lui sarebbe impazzito. Perché gli altri l’avrebbero guardata con evidente lussuria e desiderio davanti ai suoi occhi. E Spike non poteva sopportarlo, che lei si abbassasse a essere di tutti piuttosto che sua. Si sistemò meglio la scollatura quadrata e si sedette su una delle poltroncine che le avrebbero permesso di tenere sotto controllo l’ingresso in maniera disinvolta. Non avrebbe tardato. Spike entrò nel locale solo dopo aver provato a cercarla in due dei cimiteri che frequentava più assiduamente. Non si aspettava di vederla. Ci era andato per scrupolo. Era quasi riuscito a convincersi che lei fosse andata con Down. Poi si accorse che era là. Prima ancora di vederla. Gli bastava l’odore. Come sempre. Avanzò con passo deciso fino al tavolino. Ignorando la fitta di gelosia che gli scaldava il cervello provocata dalla consapevolezza che non era sola. Sfoderò il migliore dei suoi sorrisi “scusa tesoro, devo essere in ritardo!” I due amici che sedevano al tavolo con lei lo fissarono stupiti “Buff non credevo che stasera aspettassi compagnia!” esclamò un biondino abbronzato e muscoloso Buffy gli regalò un sorriso radioso. Quel Dave le piaceva “ma figurati, è solo Spike!” “Spike? Che nome è? Diminutivo, amico?” chiese quell’altro dall’aria poco sveglia che Buff nemmeno guardava Spike gli dedicò un’occhiata prima di classificarlo come idiota “no, non lo è!” esclamò a denti stretti “forte! Sembra il nome di un cane! I tuoi dovevano avere molta fantasia!” Continuò imperterrito senza neppure fare caso all’irritazione nella sua voce “non è il suo nome. I suoi genitori non centrano!” esclamò Buffy seccata “ma lui ha detto…” “si chiama William!” riprese lei senza contare che a Spike avrebbe potuto dare fastidio. “oh, William, Will” si misero a gracchiare Spike riservò loro un’occhiata di fuoco “statemi a sentire ragazzini…” “Spike fammi ballare!” Buffy si era alzata e lo stava spingendo verso la pista ignorando i due rimasti imbambolati al tavolo. Buffy si divertiva molto. Amava ballare. Ma più di ogni altra cosa amava l’adorazione che Spike sentiva per lei. Nel suo rapporto con Spike vigeva la regola –meglio di niente- Aveva da tempo rinunciato a un fidanzato dai canoni tradizionali, ma certo non poteva rinunciare al sesso, o a un modo per riempire il vuoto che aveva dentro e che piano piano la fagocitava. E Spike per entrambe le cose andava benissimo. Non che avesse un’esperienza illimitata, ma Spike era davvero il massimo, a letto. Certo mancava in molti altri campi, ma in fondo loro due non si vedevano molto spesso fuori dalle lenzuola. Buffy cominciò la sua danza molto lentamente. Era ovvio che voleva Spike come complemento d’arredo, e non come compagno. Quelle erano mosse alquanto collaudate. Ricordava che una volta, quando era più giovane e meno esperta aveva provato qualcosa di molto simile anche con Angel. Come si divertiva a sentirlo sempre più a disagio. Per i commenti sussurrati o meno che perfino lei poteva sentire. Figurarsi lui cosa avrebbe percepito, con l’olfatto e il suo udito così fini. Come si divertiva a sentirlo sempre più eccitato. E umiliato. Non voleva fermarla, non poteva. Era incredibile la sua capacità di sopportazione. Lo sentì contrarre la mascella. Ora il colpo finale. Prese a fissare Dave. Mentre ballava. Ballava con Spike, ma ballava per Dave. Una specie di offerta che gli faceva di se stessa. Non che le interessasse poi tanto lo sbarbatello. Ma le interessava sapere fino a dove poteva spingersi. Scoprire ogni giorno che poteva andare sempre un po’ più lontano era una tale sorpresa! E una tale gioia. Sapere che lui era lì e sopportava stoicamente. E non giudicava. Ed era sempre pronto ai suoi voleri. E che addirittura l’amava. Era una rara forma di soddisfazione per la sua povera vita. In fondo lei non faceva nulla di male. Lei si divertiva. Non conosceva molti modi per divertirsi. Quella stessa sera Willow avanzò nello stesso locale fumoso. Lo sapeva, si era ripetuta cento volte che non aveva più voglia di entrare al Bronze, ma quello era l’unico locale decente, a parte il bar dei tagliagole di Willy la spia. Aveva insistito Xander, molto più del solito. Così erano rimasti d’accordo di vedersi dentro. Sospettava che le avesse fatto quell’invito a causa di una litigata con Anya, non le sembrava molto onesto. Ma voleva vedere se era possibile rimettere insieme i cocci. Avanzò piano fino al bancone e chiese al barista una coca cola, sperando che la ignorasse. Si stirò con le mani la gonna nera di jeans che le arrivava al ginocchio. Si sentiva comoda, ed era tra le sue cose preferite, stava deliziosamente insieme alla canottiera rosa dallo scollo rotondo. Forse Xander era arrivato…in cerca dell’amico guardò verso la pista da ballo. E le morì il fiato in gola. Spike…e Buffy. Buffy che…ballava, se si poteva dire così, come una professionista di lap dance. Attorno a lui. Mentre guardava un altro a cui tra poco sarebbero scoppiate le coronarie. -non può essere? Ma lei…non si rende conto. Sarà ubriaca, si lui l’avrà fatta ubriacare- guardò Spike che aveva un’espressione indecifrabile e i muscoli contratti. No, la situazione non gli piaceva, era ovvio. -è impazzita!- il ragazzo che le sedeva affianco guardava nella sua stessa direzione. Si chinò verso l’orecchio dell’amico “una di quelle…” indicò Buffy “sembrano girare con il cartello <ti prego scopami!> e che deve fare un povero ragazzo se non accontentarle?” l’altro gli fece l’occhiolino “che dici se andiamo a chiedere al biondino se gli servirà una mano più tardi?credo che…” Willow si allontanò disgustata, non voleva nemmeno immaginare la fine della frase. -Buffy…- non era suo modo di fare intervenire in cose come questa, ma che poteva fare? Ignorare che la sua migliore amica del liceo stesse dando spettacolo di sé come una … mio dio non riusciva nemmeno a pensarlo di Buffy. Sicuramente c’era una spiegazione razionale, e poi in fondo rifletti Will, non sta facendo nulla di male. Sta ballando…si bè forse in modo discutibile, ma con il suo ragazzo! Perché Spike non interviene? Li guardò mentre Buffy accelerava il ritmo affondando negli occhi sbiaditi del giovane che sembrava essere uscito da una parodia di Baywatch. Con tanto di slippino che fuoriusciva dai pantaloni. Mentre Spike serrava le mani e digrignava i denti. Indeciso se strappare le palle al biondino e farle ingoiare al secondo idiota che la fissava con la bocca aperta, o schiaffeggiarla e costringerla a portargli rispetto. Quando finì la musica Buffy ansando leggermente si voltò verso i tavoli e si apprestò con una camminata sicura a ritornare alla sua poltrona. Ma la mano di Spike velocemente si legò attorno al suo gomito “non mi piace quello che fai Summers!” “nel senso che ti dispiace che mi sia fermata? Vuoi che continui? La musica è finita!” Buffy gli sorrise ironicamente mentre gli portava le mani sulle spalle e gli accarezzava il collo con movimenti circolari. Si leccò le labbra a sottolineare la sua facile vittoria quando lo sentì fremere sotto di lei involontariamente. Ricordava bene cosa gli piacesse. E come usarlo su di lui. “andiamo via Buff!” lei lo fissò freddamente “no” Willow avrebbe disperatamente voluto fare la persona discreta e allontanarsi. Era così imbarazzante! Ma non riusciva a far muovere le gambe. Da che aveva rivisto Spike il
suo corpo si rifiutava di eseguire i suoi ordini, si rifiutava di
allontanarsi dalla sua figura magnetica. Buffy si divincolò dalla sua presa “io faccio quello che voglio!” Spike cercò di controllare la rabbia “lo vedo. Ti sto solo chiedendo di venire via, con me!” –e rispettarmi- “non mi va” prese a camminare di nuovo verso i tavoli “cosa ti va? Eh Buff? Avanzare fino al tavolino, sederti e cosa? portarti a letto Brad Pitt della periferia?” le riprese il braccio Buffy lo strattonò “senti Spike qualche volta mi fa piacere passare il mio tempo con te…ma ora voglio conoscere meglio quei due ragazzi laggiù. Due amici” Spike strinse la mascella. Ci avrebbe scommesso che non ricordava nemmeno il nome del secondo ragazzo. Amici? Non aveva rispetto, lo voleva provocare. Non gliene fregava un cazzo di lui. “lo fai per me?” le chiese raggiungendola un’altra volta “non ne hai bisogno Buff, sai bene che io sarei disposto a tutto per te. Non devi ricorrere a questi giochetti con me e degradarti” “degradarmi…degradarmi?” lo fissò inviperita come se stesse guardando un insetto spiaccicato sulla carrozzeria della sua auto nuova fiammante. Senza nemmeno accorgersi della fortuna che aveva. “l’unico modo in cui mi sono degradata è stato stare con te! Ma non commetterò più quell’errore!” Spike aumentò la presa sulla sua spalla. Voleva farle male. Ferirla per farle assaporare lo stesso dolore. E farla ritornare da lui. “mi stai facendo male” “anche tu” improvvisamente la lasciò andare, guardandola quasi con deferenza “è finita Buffy. Sono stanco.” Lo guardò sconvolta da quella sua iniziativa. Non diceva sul serio. Non poteva fare sul serio. “ma che stai dicendo?” lo raggiunse lei stavolta, parandoglisi davanti in tutto il suo splendore “è finita.” Ripetè semplicemente, tenendo gli occhi bassi “no, lo decido io quando finisce. E poi non può finire!” Spike sentì la convinzione nella sua voce e rialzò gli occhi pieno di speranza “perché?” -perché ti amo- “perché non è mai iniziata!” scosse i lunghi capelli biondi sentendosi quasi…meglio e guardandolo; aspettandosi di vederlo colpirla, alzare le mani su di lei e prendersi la sua misera rivincita. Come un’animale. Riconfermando così che aveva fatto la scelta più giusta. Spike abbassò di nuovo la testa “hai ragione Buffy, hai ragione” Si voltò e uscì nell’aria fredda della notte. §§§ Le si era spezzato il cuore. Ed era rimasta lì, a fissare il punto esatto in cui Buffy aveva superato il secondo di sbalordimento ed era tornata al tavolo. Dai suoi nuovi “amici”. Come se Spike non fosse mai nemmeno entrato in quello stupido locale, quella stupida sera! Cielo, come poteva trattarlo con una simile indifferenza? Era cieca…o stupida. Eppure lei aveva sentito ogni parola e quando aveva incrociato i suoi occhi, aveva avuto solo il tempo di abbassarli, timorosa. Di ferirlo, di essere invadente solo con lo sguardo. Aveva assistito a tutto la scena, ed era stato così umiliante! Nessuno dovrebbe lasciarsi o essere rifiutato in un locale pieno di persone rumorose e circondato dall’indifferenza. -inutile restare qui!- si affrettò a recuperare il suo leggero soprabito dal guardarobiere. Varcò la soglia dell’ingresso senza troppi rimorsi per Xander. Decisa a tornare a casa e infilarsi nel suo pigiama con le roselline bianche. Dormire. Doveva essere una persona davvero pessima se l’unica cosa che voleva fare adesso era afferrare per il collo la sua vecchia amica e costringerla a vedere Spike! Vederlo veramente, come una creatura degna di rispetto. -Non come un passatempo dallo sguardo proibito e il corpo che cela sotto la purezza del marmo ogni perdizione!- ma da dove veniva fuori quella roba? Da quando Spike la faceva diventare così riflessiva e pateticamente accorata? Probabilmente da quando aveva visto molta solitudine sotto lo smalto nero. Oppure da quando aveva imparato a guardarlo senza pregiudizi, nonostante gli errori commessi, e la paura di dare fiducia alla persona sbagliata, o al vampiro sbagliato in quel caso! Certo, ora che risaliva indietro con la mente non ricordava quando aveva cominciato a guardarlo con occhi diversi. Era stato quando le aveva salvato la vita e sanguinante e ferito l’aveva trascinata al sicuro? –al sicuro? Sei una scema se ti senti al sicuro in mezzo a un cimitero! Però c’era Spike con me…- oppure quando l’aveva stretta e sé in un vicolo e aveva finto di chiederle, no pretendere, il suo sangue? –quando mi ha abbracciato con un fare così paterno! Ipocrita! Quando hai sentito i suoi pettorali sul tuo seno e hai disperatamente voluto che non li togliesse mai da lì.- Dio quando era stato? Quando aveva scherzato sulla sua identità sessuale? O quando era andata da lei per controllare che stesse bene? O forse quando l’aveva cercata per quell’incantesimo e aveva minacciato di farla sua per sempre e lei era troppo spaventata dall’ignoto per poter accogliere con gioia quella fortuna? Quando quello stesso giorno aveva riposato con la testa sulla sua spalla per qualche secondo prima di abbandonarsi a confidenze che una situazione diversa e qualche anno in più avrebbero trasformato in comiche e piacevolmente eccitanti? Probabilmente si, già da allora se n’era accorta che lui era diverso. Aveva sempre pensato a Spike come un guerriero metropolitano, un nemico pericoloso e intrigante. All’inizio l’aveva letteralmente terrorizzata…ricordava ancora quella conversazione nella vecchia fabbrica… -<che odore…il tuo collo…sono settimane che non ho una donna…> la fissò con fare improvvisamente insolente <certo se escludiamo quella commessa…> era praticamente saltata dalla sedia <hey ti farò l’incantesimo, ma…prometti che non ci saranno più bottiglie in faccia e…nessun tipo di “avere” con me!>- la sua risposta le rombava ancora nelle orecchie, nonostante gli anni e le scelte diverse che avevano fatto. L’aveva dimenticato per molto tempo, ma in quelle ultime settimane ci aveva ripensato spesso… …a come le si era avvicinato e le aveva risposto semplicemente <va bene> vicino al suo orecchio in un soffio che a stento aveva udito per colpa dell’agitazione. Rendendosi conto solo lucidamente dopo che non aveva mai sentito un’intonazione più sensuale sulla bocca di un assassino! Assassino che poi si era trasformato in alleato obbligato e compagno di squadra. Almeno fino a che Buffy non era risorta –tu l’hai fatta risorgere, tu!- e ne era diventato l’amante segreto iniziando la discesa verso una nuova solitudine e il disprezzo. Si era chiamato fuori dal gruppo, perché lei non avrebbe sopportato l’imbarazzo –l’umiliazione?- di averlo sempre intorno. Si vergognava. E lui ancora una volta aveva capito e si era tolto di mezzo rinunciando al pezzetto di normalità e approvazione che si era guadagnato. Sempre per lei. -se qualcuno facesse per me un decimo di quello che ha fatto lui…- Le strade buie le facevano uno strano effetto. Un misto di eccitazione e paura che le ricordava Spike. Ma in effetti se ci pensava bene tutto le ricordava Spike, nell’ultimo periodo! Il vialetto scarsamente illuminato della sua casetta le mise una strana tristezza addosso. -vorrei già dormire!- infilò la chiave nella toppa, ma non fece caso al fatto che sembrava accostata. Semplicemente, con gesti meccanici la richiuse. Si voltò e gettò distrattamente il cappottino leggero sulla sedia che aveva nell’ingresso dove lasciò anche la borsetta. Insolitamente disordinata quella sera si sfilò le scarpe lasciandole una ai piedi della scala che portava al piano di sopra e l’altra sui primi gradini. Troppo stanca. Davvero troppo stanca. Entrò nella sua stanza senza accendere la luce e si avvicinò alla finestra per guardare la strada. Si sentiva ansiosa inspiegabilmente. Era come se già lo sapesse… Distrattamente si passò una mano tra i capelli che il venticello aveva aggrovigliato. Si, si sarebbe fatta un bagno quella sera. La sagoma scura di Spike adagiato nel buio perfetto del suo letto la seguiva con gli occhi. Sapeva come rendersi invisibile ed era una capacità che spesse volte aveva sfruttato a suo vantaggio… Non sapeva proprio perché era lì. Sapeva solo che avrebbe voluto ubriacarsi e dormire per altri cento anni e svegliarsi quando di Buffy Summers non fosse rimasto nemmeno il ricordo. Eppure non voleva stare solo, non voleva rinchiudersi nel suo buco e soffrire solo come un cane. Ma da chi poteva andare? Non aveva amici, lui. E poi si era ricordato di Willow e del suo sorriso gentile. E dell’invito. Poco gentilmente le aveva scassinato la porta di casa e lei pareva non averci neanche fatto caso! Doveva insegnare a quella ragazza cos’era la prudenza… Si passò le braccia dietro la testa e inalò un profondo respiro per assaporare tutto il profumo di lavanda e delicatezza che le lenzuola emanavano. No, non ci aveva mai fatto caso… S addormentò per pochi minuti, svegliandosi nel momento in cui il passo
delicato di Willow si faceva strada nel corridoio e si avvicinava. A Willow il bagno aveva fatto bene. Ora si sentiva in grado di affrontare il letto e dormire senza più tutta quell’agitazione addosso. Scosse i capelli che non aveva bagnato, dopo aver sciolto il piccolo chignon che li aveva raccolti stringendosi nell’accappatoio rosa ciclamino. Entrò nella camera ancora al buio strofinandosi piano la pelle per asciugarla. Non aveva voglia di affrontare la realtà quella sera e stare allo scuro le sembrava il mezzo più adatto per evitarla. Si gettò sul letto sfinita senza motivo, lasciando che l’accappatoio si aprisse appena sulle gambe snelle. Sospirò mentre chiudeva gli occhi. No, quella sera non avrebbe avuto la forza di indossare il pigiama. Spike aveva seguito tutta la scena come ipnotizzato. Ma dove aveva avuto la testa in quegli ultimi anni per non accorgersi del suo potenziale nascosto dietro goffi maglioni? Ma lei lo sapeva che ogni suo gesto, se opportunamente dosato, poteva ispirare esperienze peccatrici? La vide chiudere gli occhi e abbandonare la testa sul cuscino. -probabilmente non lo sa- gia dormiva? Si avvicinò furtivamente a scrutarla meglio. Com’era carina sotto la luce dei suoi occhi! E sembrava dormire così beatamente! Anche lui avrebbe voluto potersi godere un sonno così. Senza sogni, senza incubi. Rimase con il corpo appoggiato alla parete come a sostenere un peso schiacciante. Si rilassò con le spalle e quando la guardò di nuovo vide i suoi occhi… che lo fissavano. Aperti e limpidi. “c-cosa ci fai…qui?” gli chiese in un sussurro “non volevo stare solo, amore! Non stasera.” Credeva di avere una voce strascicata, e invece… “e credi che q-questa sia la s-soluzione per…dimenticarla?” “a cosa ti riferisci?” le sorrise impertinente mentre lei rimaneva seria “S-spike per-perché sei qui, non me lo hai detto!” “la verità è che amo la tua compagnia!” si avvicinò di qualche passo mentre lei si tirava su a sedere “la mia c-compagnia? Tu ed io non ci siamo mai fatti… compagnia, mi pare!” “sono errori a cui si può rimediare dolcezza” si avvicinava a passi lenti, ma inesorabili. Avanzava senza spaventarla, senza essere cacciato. Quando arrivò alla sponda del letto lei inaspettatamente gli prese una mano “Spike m-mi dispiace imm-immensamente c-credimi. Io ero là e…e ho visto…ho visto…andrà meglio vedrai!” Si divincolò dalla sua stretta allontanandosi “non mi interessa sapere che andrà meglio!” Willow si alzò e cercò la sua vicinanza “cosa ti interessa allora?” la sua manina delicata gli accarezzò una spalla. Gli sorrise “vorrei poter fare qualcosa per te” Spike spalancò le labbra come se la meraviglia per quell’affermazione e quei modi gentili fossero troppo insopportabili. E Willow lo imitò immediatamente “c-cosa…ho detto qualcosa che n-non va?” “no” le si avvicinò divorando lo spazio tra loro e posò le sue labbra su quelle di lei ancora dischiuse per lo stupore. La baciò come se fosse l’ultimo scoglio di consapevolezza prima della follia. La baciò mentre affondava nei segreti della sua lingua candida e sentiva la vita e i misteri correre veloci sotto di lui insieme al battito del suo cuore impazzito. La sentì aggrapparsi alle sue salde spalle come se la sua vita fosse dipesa da quell’appiglio sicuro, carezzargli il collo in un gesto intimo e rassicurante “andrà tutto bene ora che sono con te” gli disse in un momento in cui riuscì a staccarsi dalla sua bocca. Ma Spike voleva la sua bocca e anche il resto di lei. Probabilmente l’aveva sempre voluta senza saperlo. Le infilò una mano sotto l’accappatoio che a causa della pressione delle sue dita cedette aprendosi completamente. E lui rimase un momento estasiato, perso nella contemplazione di quei candidi pendii, delle morbide insenature, della pelle luminosa che odorava di buono. Si chinò sulla sua spalla e la morse leggermente per assaporare il suo sapore di bambina e cannella, facendo ricadere l’accappatoio inutile ai suoi piedi. Si, inutile! D’ora in avanti ci avrebbe pensato lui a scaldarla, proteggerla e…asciugarla, se necessario. La sentì circondarlo tra le esili braccine mentre il suo respiro gli accarezzava le tempie. L’aveva dolcemente costretto a chinarsi per deporre sulla fronte un bacio. Il bacio del perdono. Per quanto tempo ne aveva desiderato uno da una donna! Una donna che potesse amarlo. Come disperatamente voleva sentirselo dire… La spinse sul letto verso le coperte sfatte dal suo sottile corpicino e si preparò a creare la musica. A trarre accordi da ogni muscolo, osso e legamento. Per guidarla verso mondi sconosciuti e inesplorati. Per fare in modo che ricordasse quel momento fino alla fine del mondo. Perché la sua giovane vita non provasse mai niente altro di anche solo paragonabile. Era entrato nel suo corpo e sarebbe entrato nella sua mente, nella sua anima. Lui lo meritava, maledizione! Voleva e meritava l’amore! Non avrebbe mai voluto scivolare fuori da quel piccolo accogliente paradiso. Si lasciò guidare dall’istinto e trovò in lei una compagna che comprendeva e accettava. Che anticipava perfino i suoi desideri. Solo quando raggiunsero insieme il piacere lui si decise a ridimensionare l’ansia che provava. -sei vera tesoro mio!- nell’esatto momento lei lo guardò nel blu profondo che mandava sfumature ambrate, accontentando il suo desiderio più inconfessabile “Spike…William…io ti amo” sentì un leggero giramento di testa, una vertigine… …Rimase con il corpo appoggiato alla parete come a sostenere un peso schiacciante. Si rilassò con le spalle e quando la guardò di nuovo vide i suoi occhi chiusi continuare beatamente il loro riposo… Lui meritava l’amore, maledizione! E si, era proprio sbronzo! Si soffermò solo un istante sulla sua figura tranquillamente ignara. E ricordò che tutti i suoi guai erano cominciati in modo analogo…solo con una diversa protagonista… -oddio, o no! Non un’altra volta- le lanciò un ultimo sguardo mentre la vedeva afferrare il lenzuolo e coprirsi per smettere di rabbrividire. Doveva assolutamente uscire. Scivolò tra le ombre. Quanto tempo era passato? Due, tre ore? Non aveva nessuna importanza. Soprattutto se il termine di paragone era il suo malditesta che definire perforante sarebbe stato un gentile eufemismo. Spike si mise in piedi lasciando con scarso rammarico la poltrona su cui si era accasciato solo poche ore prima. Dopo aver fatto il pieno di tutto ciò che era umanamente bevibile in una notte. La terza che passava a sbronzarsi. La quarta da che era uscito da casa di Willow. E dalla vita di Buffy. Si massaggiò il collo dolorante per la posizione scomoda che aveva usato per riposare. Ma non gliene fregava niente del dolore fisico. O di quello mentale. Non gliene fregava un cazzo di niente. Perché quella volta aveva preso deliberatamente una decisione drastica. Senza esservi costretto. Cosa decisamente insolita per il suo rapporto con Buffy. Lui non decideva mai niente. Tutt’al più pavimento o divano. Letto mai. Tra loro assolutamente niente di normale. Semplice o pulito. E la cosa ridicola era che aveva sempre pensato di non farsene niente della normalità. Di un amore puro che non sapesse di ossessione. Lui aveva sempre creduto di cercare passione, sesso e poco altro. Non che ci fosse qualcosa di sbagliato, anzi. Era soddisfacente per l’istinto, per il demone. Ma non per l’uomo, forse. Del resto l’uomo era un poeta. Un sognatore vittoriano che respirava romanticismo. E scriveva liriche disprezzate. Che aveva amato l’amore con tutta la forza dirompente che aveva usato dopo per sottometterlo e mercificarlo. Si, perché aveva creduto che sarebbe stato facile sconfiggere l’amore se l’avesse nascosto e trasformato. Ossessione, coinvolgimento, corpo e mente. Passione e devozione. Pazienza, comprensione e animosità. L’aveva sperimentato con Drusilla che aveva assecondato e protetto. Ai limiti di quell’amore che cercava di sconfiggere. E con Buffy aveva scoperto che non era colpa della sua effimera compagna o del vampiro che c’era in lui. Era colpa sua. Perché se passava da un’ossessione a un’altra senza mai riuscire ad afferrare o distruggere l’amore allora c’era qualcosa di profondamente sbagliato in lui. Assolutamente colpa sua. Uomo demone e poeta. Scagliò l’ennesima bottiglia per l’ennesima volta contro il muro. Non poteva per nessun motivo al mondo cascarci di nuovo. Le scene che gli rimbombavano nella mente lo tenevano sveglio. Cosciente perfino quando scivolava nel mondo onirico dei suoi incubi. Nella stanza buia quanto era sembrato reale sentirle dire quella frase… Era stato sul punto di cercarla almeno un milione di volte nelle ultime ore. Arrivava fino alla porta e tornava indietro. Era giorno. E non voleva morire come un’idiota in preda a una follia. Una bellissima follia color cannella che odorava di lavanda. E di fresco. Ma non voleva. Era un’idiota del cazzo? Usciva rantolando da una fossa per gettarsi in un burrone? Era così confuso! Ma che diavolo ci poteva fare se amava le donne? Amava? Era amore? Allora tutto il maledetto discorso fatto finora? Su lui che voleva punire l’amore per averlo tanto ferito? Su lui che trasformava l’amore e lo nascondeva sotto altri nomi perché solo così ne sarebbe stato al sicuro? Che fine facevano quelle seghe mentali? Ci pensò un attimo e poi scosse il capo -sangue nero che tormento le donne!- lui non era fatto per le riflessioni! Se ne scordava sempre. Ci cascava, cercava di analizzare! Ma lui non era Angel, per dio! La verità era che non ci capiva niente. E che non voleva più soffrire. Perché provava tanto dolore…al petto…al cuore…c’era il cuore la? Poteva quasi sentirlo mentre la mano calda lo palpava fino a stritolarlo. Non sapeva di chi fosse la mano. Era di una donna. Ma era colpa dell’amore. Prese una sacca e la riempì di pochi indumenti alla rinfusa. Si era fatta notte. E la sua moto lo aspettava. Guardò lo spolverino che aveva indossato la sera prima. Il suo bottino di guerra. Non se n’era mai separato in centotrenta’anni. Era ingloriosamente afflosciato sulla poltrona. La mattina prima l’aveva usato come cuscino. Rise dolorosamente mentre si richiudeva la porta alle spalle. Avrebbe voluto lasciarlo lì. Come vessillo del suo fallimento. Anima o non anima restava quello che era sempre stato. E doveva capire cosa. Anche se non era tipo da viaggi nelle radici. Alle origini, dentro se stesso. Cazzate. Aveva solo voglia di cambiare aria. Aveva un’unica certezza. Non sapeva se avrebbe avuto voglia di tornare. Aveva trovato la porta aperta. Quel preciso particolare lo fece sorridere. Esattamente come l’ultima volta che era stato lì! Quella ragazza davvero ignorava cosa fosse la prudenza! Anche se a sua discolpa poteva dire che questa volta era in casa. Certo Spike non si prese comunque la briga di suonare. Entrò elegantemente nell’ingresso illuminato dal lampadario acceso, dando a vedere di sentirsi perfettamente a suo agio nella stanza. Come nel resto della casa, comunque. La figuretta di spalle vicino ai fornelli era intenta a preparare qualcosa. Un the avrebbe giurato dall’odore. Spike si avvicinò con passi misurati alla schiena di Willow. Aveva imparato negli ultimi sei mesi di detestare i movimenti bruschi. E così aveva accentuato la lentezza delle sue movenze. Camminava fluido, e spedito. Ogni gesto era perfettamente dosato. Proprio lui che era stato un campione degli eccessi! Perfino quando combatteva pareva danzasse. Anche se…bè quello –danzare- l’aveva sempre fatto, invece di combattere. Ed era sempre maledettamente veloce. “sorpresa di vedermi rossa?” quando Willow sentì la sua mano sulla schiena e il suo viso a pochi centimetri di aria dal suo collo, mentre si chinava a sussurrarle quella frase con cui ormai si presentava in ogni situazione -come se si potesse non essere sorpresi di vederlo!- quasi le cadde la tazza di the fumante alla pesca che stava per godersi davanti al vecchio film di Gary Cooper che aveva affittato quella sera. Quasi. Perché ovviamente Spike, lo Spike nessunomisorprende, aveva evitato che la tazza s’infrangesse sul pavimento. Non avendo potuto evitare invece, ovviamente, che il liquido si versasse. -Non è infallibile, dopotutto- Bagnandoli entrambi. “accidenti che disast… sp-Spike?” Willow si era guardata un momento la maglietta prima di recepire di chi era la voce. Prese la tazza integra dalle sue mani attentissima a non sfiorargliele nemmeno, e la mise al sicuro sul lavello. Prima di girarsi verso il vampiro biondo che la fissava con la sua aria sorniona che sapeva di presa in giro. “sorpresa di vedermi. Direi.” Infatti. “che..che…c-che ci fai qui?” Spike la evitò mirando allo strofinaccio appoggiato sul piano dietro di lei. “sono tornato” disse placidamente mentre prese ad asciugarsi il davanti della maglietta attillata, dedicandole di tanto in tanto occhiate distratte. “questo lo vedo. S-sei stato via quas-quasi sei mesi!” sospirò quanto la irritava balbettare in quel modo. “hai sentito la mia mancanza?” il tono era il solito ironico vagamente allusivo. E questo bastò a farla irritare “ma si può sapere che vuoi? Sparisci per dei mesi e poi piombi qui senza bussare, dimenticando le basilari regole della buona educazione e pretendi addirittura di essermi mancato! Ma chi diavolo…” “d’accordo tesoro, ho capito! Non ti sono mancato.” Col suo solito modo le passò lo strofinaccio. Willow lo prese considerando la gentilezza di averglielo allungato dalla parte ancora asciutta. “grazie” si asciugò rapidamente la canotta rosa pesca non facendo caso alla larga macchia che si estendeva sui comodi pantaloni della tuta. “ah, sei un disastro!” Spike le prese di mano lo straccio e glielo passò sulle gambe con una certa forza per tamponare il bagnato. In un gesto che in altri momenti avrebbe avuto effetti completamente diversi. Un gesto che in altri momenti sarebbe stato dettato da motivazioni diverse. E che invece adesso voleva essere solo gentile. Willow si rilassò solo dopo aver percepito i suoi intenti sinceri e lo guardò con una certa sorpresa. Soffermandosi per la prima volta sui lineamenti che avevano assunto un’aria stranamente più distesa. Intendiamoci, Spike era sempre un fascio di muscoli disegnati dalla mano di un’artista molto generoso, ma sembrava…rilassato. La soffocante espressione di insoddisfazione e dolore che gli aveva letto negli occhi era sparita. Le era mancato. Anche questo notò mentre Spike si faceva spontaneamente strada fino al salottino illuminato dalla piccola lampada sul tavolino art decò. E si toglieva lo spolverino di pelle in un gesto così tipicamente suo che non poté trattenersi dal sorridere. “che hai rossa?” “no, no. N-niente!” Willow si sedette di fronte a lui nella sua poltrona preferita. E Spike le si avvicinò insolentemente appoggiandosi a un bracciolo “sei forse miope?” Spike capì immediatamente l’antifona “perché?” simulò un’espressione innocente “le altre sedie…” “o si, molto carine!” -sfacciato!- “e anche comode. Utili, soprattutto. Che ne diresti di usarne una? Sai, non vorrei che si offendessero” Willow si appoggiò allo schienale e raddrizzò le ginocchia, irrigidendosi involontariamente. “cosa c’è strega? Troppo vicini?” Spike si voltò verso di lei lasciando il comodo appoggio del bracciolo che non gli permetteva di guardarla in viso. E poggiando entrambe le mani ai lati della poltrona, chinandosi verso il suo viso che assumeva sfumature di rosso sempre più acceso. “e adesso?” Willow cercò letteralmente di sprofondare nello schienale, pur di allontanarsi. Non che quella vicinanza le desse proprio fastidio, in effetti cominciava a sentire da qualche parte un leggero formicolio, ma aveva sempre detestato sentirsi braccata. E come la braccava Spike… -ma basta! Che mi prende? Seria. E calma. Lo posso gestire, lo posso gestire. Possogestirespike.- Spike si allontanò con garbo mentre le tendeva una mano per farla mettere in piedi “ti devo mostrare una cosa” la avvicinò alla finestra e le indicò il cortile dove era parcheggiata la sua moto “è la tua moto, non mi sembra questa grande novità!” “hey attenta a come parli dolcezza! Quella non è una moto. È la moto. E poi comunque non è lì che devi guardare!” “e dove?” Willow ispezionò il suo minuscolo giardino e poi la strada isolata nonostante non fosse tardi “io non vedo altro!” “perché non sai dove guardare” Spike le prese il mento tra pollice indice e medio e la costrinse con gli occhi in direzione del piccolo borsone sul portacarichi della motocicletta. Willow li fissò interdetta “souvenirs?” “è il mio bagaglio.” “si, capisco che sia necessario avere un bagaglio, specie quando si viaggia. Altrimenti le asciugamani, i ricambi, i vestiti…tutto un genere di cose di cui un vampiro può avere bisogno e che io ignoro…dove le metti!” “tranquilla, non le ignorerai ancora per molto!” “in che senso?” “nel senso…”le si avvicinò per farle sentire meglio e a Willow sembrò che volesse sillabarglielo “…che vengo a stare qui!” replicò assolutamente convinto. E non scherzava. Willow sbarrò gli occhioni screziati di foresta. “t-tu cosa?” Spike nemmeno pensò che quella era una partita che doveva giocarsi bene. Lei era troppo disponibile e altruista per buttarlo semplicemente fuori di casa e intimargli di scotennarlo se solo ci riprovava con una di queste belle alzate di ingegno… “mi trasferisco. In questo appartamento.” Sorrise come se fosse già padrone di casa “che tecnicamente è il mio!” cominciò a protestare Willow risolutamente Spike continuò volutamente a ignorare che la situazione poteva farsi difficile… “non è bello saper condividere?” le si avvicinò dopo che lei si era allontanata di qualche passo tenendogli sempre gli occhi ben piantati sopra. Come se potesse saltarle addosso da un momento all’altro. Cosa che –in fondo- non era poi troppo distante dalla realtà. “Spike-“ cominciò Willow tremendamente seria ma lui la interruppe “andiamo dolcezza…sono un ottimo compagno di stanza. Sono discreto, e attento. E non troverai mai il latte vuoto nel frigo. E poi posso essere un buon confidente. Posso aiutarti con dei lavoretti. Ti pagherò l’affitto. Potrei arrivare perfino a metterti i bigodini, o lo smalto…” Si guardò le unghie vistosamente laccate di nero subito dopo di aver smesso di enumerare convinto le tesi a suo favore. Contandole sulle dita. “…potresti ricambiare il favore… tutte le cose stupide che fate voi ragazze insomma!” gettò in aria le braccia in un suo tipico gesto esasperato “Spike-“ Willow lo ignorò per riprendere da dove aveva interrotto. Non aveva neppure cominciato. “tu sei qui per chiedere un favore. Ripeto: chiedere. Dovresti rispolverare le tue regole sulla buona educazione!” Spike alzò gli occhi al soffitto e si rassegnò sospirando “d’accordo! Va bene, ma almeno risparmiami la predica! Ti…” La guardò mentre lei sembrava stesse per tirargli fuori le parole di bocca con le tenaglie Sospirò di nuovo. “…ti dispiacerebbe se io… se io venissi a stare qui?” disse alla fine come pronto a immolarsi. E la guardò speranzoso “si!” annuì lei assolutamente convinta “si…cosa?” “si. Mi dispiace. Si, potresti essere più convincente!” “rossa! Ma tu sei…” “Spike…” Willow lo fermò con un gesto della mano “… tu hai già un…” -come chiamarlo? Appartamento? Residenza? Tomba? No, meglio di no!- “posto tuo dove stare. Per quale motivo dovresti venire qui? La tua mi sembra una pretesa assurda, sin-sinceramente!” L’aveva detto tutto d’un fiato e si era inceppata solo sul finale. Lo guardò davvero soddisfatta. Senza, ovviamente, averlo minimamente impressionato. Spike la fissava rigirandosi i pollici con la schiena appoggiata al muro. Anche lui si era allontanato da lei. “pretesa assurda, eh? Credevo che questo fosse il genere di cose che un amico può permettersi di fare con un altro amico.” Lei lo fissò a sua volta incredula. Spike strinse il pugno sinistro prima di appoggiarlo sul davanzale e guardare fuori. -più difficile del previsto- Willow avanzò stupefatta -amica?amicaamicaamica! mi considera un’amica!- “Spike…io… ma tu veramente mi…” –consideri tua amica?- -che cosa orribile stavo per dire! Perfida Willow!!- “…che mi…cioè che vuoi venire…dormire…stare!... …che vuoi stare… c-con me… -cavolo!- …cioè a casa mia!” Spike ridacchiò sotto i baffi. E Willow sbarrò nuovamente gli occhioni “tu…t-tu… mi prendi in g-giro!...io…i-io sto cercando di fare un discorso serio!!sei…sei…” rinunciò. E lo guardò bene. -abbagliante- Spike provò, già sapendo che lo aspettava il fallimento, ad infinocchiarla con uno dei suoi migliori sorrisi “la cosa comincia a piacerti vero?” Willow spostò gli occhi alternativamente da lui alla finestra. Credendo quasi di intravedere il poco voluminoso bagaglio che si apprestava a entrare con la forza nel suo nido di libertà. Dove poteva essere se stessa senza inibizioni o paure. Dove non era mai vissuta prima di Londra. Dove quindi non c’erano brutti ricordi a cui fare attenzione. Era la sua casa. E Spike la voleva violare. Senza mai essere stato invitato… Una rabbia feroce e improvvisa la invase. “spi-spiegami per quale assurdo motivo dovrei lasciarti venire a stare qui?” avanzò minacciosa con i pugni stretti e le labbra scolorate dalla tensione “perché ne ho davvero bisogno Willow” replicò. Incredibilmente serio. “hai bisogno di cosa? io..io non sono più in grado di fare niente per te. Non sono più una strega…” “non mi servono streghe e sortilegi. Ho bisogno di un’amica…te l’ho detto…” sconcertata Willow sentì quel livore improvviso abbandonarla così come la aveva invasa si avvicinò alla finestra solo per stare vicino a lui senza sentirsi in imbarazzo. -Un’amica! Ha bisogno …di qualcuno…e io….- “Spike..” lui continuava ostinatamente a guardare fuori “Spike guardami…” la fissò. E la vide avvicinarsi. Toccargli una spalla con la mano. “ma cosa t-ti è successo in…questi mesi?” la vista gli si offuscò, come se una mano gli avesse fatto ombra. Mesi. Erano passati solo pochi mesi. Era passata una vita intera. “ho conosciuto una persona… …che pensavo non avrei mai potuto incontrare…” -il vero me stesso- “ho capito che dovevo tornare qui. Per ricominciare da dove avevo interrotto.” Willow non aveva mai visto trapelare dai suoi occhi blu oltremare quella luce così nuova. Così viva. Incredibilmente assurda per essere sul volto di un vampiro. Si avvicinò ancora. Lasciando la mano sinistra sulla spalla d |