Deceveing your destiny

Scritto da: **AnneLiz-Alexandra**
Spoiler per: La 3^ season con alcuni cambiamenti. Sostanzialmente è un AU che prende inizio qualche anno dopo “Graduation Day”.
Pairing: B/R, B/S, F/S
Rating: AU – PG – leggerissimi accenni slash – morte di personaggi
Timeline: Anni dopo “Graduation Day”, che ha subito un cambiamento. Considerate che Spike e Drusilla non siano mai arrivati a Sunnydale.
Summary: Buffy è pronta a cominciare una nuova vita a New York, ma il suo desiderio di vivere una vita normale sarà ostacolato da un certo vampiro biondo. Accetterà Buffy di unirsi a Spike per cambiare il corso della storia? E dove questo li condurrà?
Disclaimer: I personaggi appartengono a Joss Whedon, David Greenwolt la WB, ME, la UPN e la Fox. L'autore scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright. I personaggi di Alexa, Dri e Barbra sono reali… cough cough… ehm, sono molto ispirati alla mia vita personale! ^_^
Note dell’Autore: Per scrivere questa fanfic mi ci sono voluti ben due anni, poiché, verso la 13^ parte, ho avuto una sorta di blocco dello scrittore e non riuscivo ad andare avanti. Questa ff è stata inizialmente postata sul Forum di fanfic di Stellina: il secondo finale, come ho indicato anche lì, è dedicato ai lettori del Forum che hanno richiesto un lieto fine! Inoltre, perdonate qualsiasi mia lungaggine, perdonate le mie scene di lotta (che fanno abbastanza schifo), e qualunque Out of Character crediate di trovare: considerate che, per me, i personaggi sono perfettamente in Character nell’universo alternativo in cui sono inseriti!

Buona lettura!

Deceveing your destiny

 
I.

Il trillo del telefono risuonò nelle camere vuote.
“Maledizione! Chi sarà adesso?”
Riluttante, si avviò in cucina, l’unica stanza ancora in piedi.
“Giuro che se è di nuovo quell’idiota di ieri…”
Alzò la cornetta con diffidenza.
-Pronto?-
-Buffy? Buffy Summers?-
Una voce sconosciuta. Che diavolo… perché proprio oggi?
-Sì, sono io.-
-Devo vederti-
-Perché?-
La domanda aveva lasciato lievemente impreparato lo sconosciuto.
-Io… beh… devo parlarti… incontriamoci al cimitero di Restfield tra mezz’ora-
Le aveva attaccato il telefono in faccia.
Posando la cornetta, Buffy si mise una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
Tra un’ora sarebbe partita, si sarebbe trasferita…
Aveva deciso da tempo dove andare…
New York… tutte le sue vecchie amiche di Los Angeles erano andate a vivere lì.
Ed ogni qual volta la chiamavano, non facevano che elogiare i pregi di quella meravigliosa metropoli.
La città delle opportunità, così l’avevano definita.
Era quello di cui aveva bisogno.
L’opportunità di cambiare vita, e di dedicarsi finalmente a sé stessa, per una volta.
L’opportunità di dimenticare, dimenticare tutto quello che era successo…
Già, allontanarsi da Sunnydayle sarebbe stata davvero la migliore medicina.
O almeno, Buffy sperava, in questo modo, di lenire in parte il suo dolore.
Dolore che ogni giorno la lacerava da dentro, senza darle tregua…
E poi, rimanere a Sunnydayle, rivedere ogni dannatissimo giorno i luoghi in cui…
…Xander, Willow, Giles, Angel, il suo Angel…
No, non doveva abbandonarsi a pensieri malinconici.
Doveva guardare avanti, e sperare in un futuro migliore.
Perché, proprio lei, non poteva avere un futuro migliore?
Se lo era domandato tante volte… “Perché proprio a me?…”
E la risposta, monotona, quanto così priva di significato…
“Perché sono la prescelta…”
Bene, da oggi in poi la prescelta non è più prescelta.
Dopo che Faith era tornata dal suo viaggio in Europa, completamente rinsavita, si era accollata l’onere di cacciare.
-Non preoccuparti, penserò a tutto io!- le aveva detto qualche giorno prima.
E Buffy aveva colto la palla al balzo.
Come dire, ‘carpe diem’, chissà quando le sarebbe capitata un’occasione del genere.
Chiuse tutte le valigie.
Aveva affittato un appartamentino, a New York, e non vedeva l’ora di andarvi ad abitare.
Controllò meticolosamente e per l’ennesima volta che non avesse dimenticato niente.
No, tutto in ordine.
Era diventata così dannatamente precisa, da quando aveva dovuto cavarsela da sola, contro i vampiri e demoni di ogni sorta.
Poi, nascosto in un angolo recondito della sua mente, si ricordò della telefonata.
Beh, dopotutto, il cimitero di Restfield era sulla strada per l’aeroporto.
L’idea non la allettava particolarmente, ma sarebbe andata.
Sarebbe stato l’ultimo, suo dovere come Cacciatrice.
Perché, naturalmente, si aspettava che quell’appuntamento riguardasse il suo ruolo di prescelta.




II.

Una ragazza di circa vent’anni, con corti riccioli castani e occhi verdi truccati con attenzione, scese da un’auto proprio all’ingresso del cimitero.
Spike la seguì con lo sguardo.
Non poteva essere che lei, la Cacciatrice, Buffy Summers.
Però, gliel’avevano descritta bionda.
Beh, anche castana era molto carina.
Cercando di non fare rumore, e tenendosi a debita distanza, le stette dietro.
La ragazza, però, si fermò immediatamente, e così fece Spike.
Poi lei esclamò: -Senti, chiunque tu sia, vedi di non farmi perdere tempo. So che mi stai seguendo!-

Buffy girò le spalle, infastidita.
Non aveva voglia di giocare. Il suo aereo la aspettava tra venti minuti esatti, e voleva arrivare in orario.
Finalmente il fantomatico sconosciuto uscì allo scoperto.
Un vampiro. Le bastò uno sguardo per appurarlo.
E, che razza di strano vampiro, per giunta!
Vestito da capo a piedi di pelle nera, con corti capelli castani.
La sua carnagione pallida faceva un ben strano contrasto col suo abbigliamento.
Ma quello che più la colpì furono gli occhi, del vampiro.
Così azzurri, e freddi come il ghiaccio.
Non si soffermava mai a osservare le sue “vittime”.
Per lei erano mostri, bersagli che doveva uccidere.
Non le serviva sapere nient’altro.
Ricordava, però, molto bene, gli occhi di un altro vampiro…
…occhi così penetranti, color nocciola, che sapevano scrutarti l’anima…
Ritornò con i piedi per terra.
Con gesto deciso, estrasse da una tasca del giubbotto di pelle un paletto, puntandolo verso il vampiro.
-Allora?-
Lo sconosciuto si fece avanti. Non sembrava volesse attaccarla.
-Perché mi hai chiamato?-
Il vampiro rise. –Non si usa presentarsi da queste parti?-
-Mhm, non credo, non in queste circostanze!- rispose acida.
-Sì, beh, io sono Spike! E tu Buffy, giusto? Sì, giusto!-
La guardava incuriosito, con uno strano sorriso.
No, quel ragazzo non le piaceva per niente.
-Senti, non mi piace ripetermi, ma sei dannatamente duro di comprendonio. Qual è il motivo di questo incontro?-
Spike sembrò farsi improvvisamente più serio.
-So che potrà sembrarti assurdo…-
-Oh, non preoccuparti, ne ho viste di cose senza senso, nella mia vita. Tu, per esempio…-
Irritante. Quella ragazzina era davvero irritante.
-Ok, senti, so che hai un aereo che ti aspetta, e anche a me non piace molto perdere tempo. Quindi, chiudiamo questa conversazione il più velocemente possibile!-
-Ehi, sei tu che mi hai chiamato!- esclamò lei sprezzante.
-Beh, avresti potuto anche non venire!- la rimbeccò.
Con soddisfazione, si accorse che era riuscito a metterla a tacere.
-Come stavo dicendo, è una cosa davvero incredibile. So cos’è successo qui. Apocalissi, stragi, morti… beh, per l’esattezza, alcune morti in particolare… Willow Rosenberg, Xander Harris, Daniel Ozborne, Cordelia Chase… tutti amici tuoi… e Rupert Giles, tuo osservatore… e per finire abbiamo… Angelus… il mio sire…-
La voce del vampiro si incrinò lievemente, ma solo per un momento.
Ora Buffy lo guardava con rabbia, e curiosità.
Chi era questo vampiro, che veniva a ricordargli… tutto l’orrore di quei giorni…
Aveva detto, che Angel era stato il suo sire… quindi, lo conosceva bene…
-Già, non guardarmi in quel modo. Immagino quanto tu abbia sofferto. Ne ho uccise due, di Cacciatrici, e quindi so perché sarebbe meglio, per loro, non avere amici…-
Cosa le diceva Giles, i primi tempi?
Le Cacciatrici dovrebbero vivere sole, e combattere sole...
-Ma tu, sei l’eccezione che conferma, e rivoluziona la regola…-
Si fermò, come stesse aspettando qualcosa da lei, un segno, una parola, qualsiasi cosa, insomma.
Ma la Cacciatrice restò immobile.
Si decise ugualmente a continuare.
-So che ora c’è un’altra Cacciatrice qui, Faith… tipino focoso, ci siamo già scontrati… ma sei tu che mi interessi…-
-Senti, Spike o come diavolo ti chiami, se hai qualcosa contro di me, dimmelo subito, e facciamola finita…-
-A dir la verità, Cacciatrice, più che interessarmi, tu mi aiuterai a capire. Ho visto un’altra storia. La storia del presente… non doveva finire così… tutte quelle persone… non dovevano morire… e noi due… ci conoscevamo già…-




III.

Quelle parole, l’avevano colpita profondamente.
Realtà parallele, dimensioni diverse…
Ne avevano discusso, qualche volta, con Giles, ma mai, crederlo seriamente…
-E quell’altra storia… era davvero diversa… e per quanto possa esserlo, era migliore…-
Aveva parlato senza guardarla in faccia.
Quel futuro insperato, illusorio, ingannevole, che aveva visto…
No, c’erano cose che non avrebbe potuto rivelarle…
O forse sì, vederla soffrire sarebbe stata una delle sue maggiori soddisfazioni.
-E’ impensabile, Cacciatrice, come singoli momenti possano mutare il corso di un’intera esistenza… ma, maledizione, è stato proprio così… anche se nel nostro caso, non si tratta proprio di momenti…-
Si era fermato ad accendersi una sigaretta.
Lei attendeva, impaziente, con le braccia conserte, controllando nervosamente l’orologio.
Il tempo scorreva inevitabilmente, era sempre stato così, e sempre sarà.
Eppure, perché le sembrava che adesso si fosse fermato?
Forse, era, per l’ennesima volta, il destino, che voleva prendersi gioco di lei.
Senza prestare attenzione, gettò uno sguardo al vampiro.
Non si era sbagliata, nella sua analisi iniziale.
Quel vampiro era davvero strano… dove si sono mai visti dei vampiri che fumano?
Improvvisamente, Spike volse il suo gelido sguardo verso la Cacciatrice.
-Non mi piace essere scrutato così a lungo, soprattutto da dei potenziali nemici…-
-Beh, in primis, non ti stavo “scrutando”, e poi, non passi certo inosservato…-
Spense la sigaretta sotto la scarpa con un colpo deciso.
-Questione di gusti… non puoi certo dire di avere preferenze migliori…-
No. Non avrebbe dovuto parlare di Angel.
Anche senza conoscerla, sentiva i sentimenti della ragazza nei confronti del vampiro.
E, davvero, se l’era meritata, quella sfuriata.
-Tu, stupido verme, vieni qui, ad infastidirmi proprio prima che io parta, a rivangare ricordi… che non avrebbero dovuto tornare a galla… e osi persino criticare Angel…-
Non stette più ad ascoltarlo. Gli occhi le si erano riempiti di lacrime.
Corse fin dentro alla sua auto, senza mai voltarsi.
In una corsa contro il tempo, arrivò in aeroporto, in tempo per non perdere il suo volo.
Solo quando fu salita, riuscì a calmarsi.
Si sporse dal finestrino.
Viste da un’altra prospettiva, le cose possono assumere diverse sembianze.
Anche i problemi, sembrano rimpicciolirsi.
Ma il dolore, quello no, mai, continua imperterrito a logorarti.
Anche pensare, le procurava ora quel dolore impossibile, che aveva cercato di mettere a tacere.
E mentre attraversava, in poche ore, l’America, si ripromise di cancellare per sempre il ricordo di quella sera.
Sarebbe stato, un altro, dei tanti ricordi, che si sarebbe aggiunto alle fila dei “da dimenticare”.
Una nuova vita. A New York la aspettava una nuova vita.




IV.

-Buffy! Buffy, cavolo, sono venti minuti che sei chiusa lì dentro! E ci sono altre due persone, qui, oltre a me, che devono usufruire del bagno!-
Sbuffando, Buffy aprì la porta.
Quella mattina sarebbe andata ad un importantissimo colloquio di lavoro, e voleva far colpo sul suo capo al primo impatto.
Adriane non le facilitava di certo le cose.
-Perché sei sempre così polemica, Dri?-
Si diresse verso la sua camera da letto.
Passando davanti ad Alexa e Barbra alzò gli occhi al cielo.
Controllò l’orario sul suo nuovo orologio da polso, regalo di Alexa.
Caspita! Era in mostruoso ritardo!
Finì velocemente di sistemarsi.
Poi corse alla porta, urlò uno sbrigativo –Ci vediamo dopo!- e uscì frettolosamente.
Adriane si affacciò dal bagno, il viso serio.
-Ehi, credete che stavolta ce la farà?-
Barbra annuì, ma non sembrava molto convinta.
-Secondo me, finirà come l’ultima volta!- esclamò Alexa, -Il suo capo le dirà “Lei ha ottime referenze, signorina…-

-…ma, mi dispiace, non è adatta a svolgere questo incarico!-
Buffy abbassò la testa.
E così, per la sesta volta in un mese, non era stata accettata.
Ringraziò sommessamente e, dopo essere uscita, camminò un po’ a piedi.
Diede un’occhiata, distrattamente, alle vetrine dei negozi.
Una boutique molto costosa e molto alla moda.
C’era una ragazza, nella sua vita passata, che… no, meglio pensare ad altro.
Un negozio di informatica.
Terribilmente noioso.
Lo stesso che pensava di una ragazza dai capelli rossi… no, non era il momento di abbandonarsi ai ricordi.
Un atelier di abiti da sposa.
Il desiderio di ogni bambina, poter finalmente convolare a nozze con l’uomo dei sogni.
Chissà se lei l’avrebbe mai trovato, l’uomo dei sogni.
…sì, nella sua vita passata l’aveva incontrato, il suo uomo dei sogni…
Ma, apparteneva alla sua vita passata, e, a voler essere sinceri, non apparteneva neanche più a quella vita.
Senza accorgersene, era arrivata al “Steaks Café”.
Adorava quel locale, forse perché le ricordava l’aria un po’ adolescenziale del Bronze, forse perché era lì che aveva conosciuto Adriane, Alexa e Barbra…
Senza indugiar oltre, varcò la soglia d’ingresso.
L’atmosfera era, al solito, un po’ tetra, e le luci basse, anche in pieno giorno.
Scorse la sala. C’erano alcuni suoi conoscenti, ed altri che non aveva mai visto.
Si sedette ad un tavolino lontano dagli altri.
Aveva deciso che si sarebbe presa una bella sbronza, stavolta.
Le si avvicinò un cameriere, nascosto nella penombra.
-Che cosa prende?-
Ehi, non era Jackie!
Aveva proprio voglia di fare quattro chiacchiere con lui!
-Scusa, sai dov’è Jackie? Di solito è lui che prende le mie ordinazioni!-
Il ragazzo non si mosse.
-Mi dispiace, ma Jackie è malato, e mi ha chiesto di sostituirlo. Cosa posso portarle?-
“Che strano, giurerei di aver già sentito questa voce!” realizzò la ragazza.
Ordinò due birre.
Mentre il cameriere si allontanava, Buffy lo guardò di sottecchi.
Riusciva a vederlo solo di spalle, ed aveva corti capelli biondi ossigenati.
No, impossibile averlo incontrato prima.
Rilassandosi, prese dalla borsa il cellulare.
Non era mai stata molto pratica con aggeggi del genere, e non sapeva far funzionare molto bene il dannato telefono.
BIP BIP
Un messaggio! Beh, almeno quello sapeva come aprirlo.
Era Alexa.
“COME E’ ANDATO IL COLLOQUIO? DOVE SEI? NN FARCI RIMANERE SULLE SPINE! RISP. TVTB”
Per l’ennesima volta, avrebbe dovuto dir loro che era andata male.
Senza pensarci, spense il cellulare, ficcandolo in un angolo della borsa.
Avrebbe dato loro spiegazioni più tardi, non ora.
Ora voleva solo rilassarsi e convincersi.
Convincersi che la prossima volta sarebbe stata quella giusta, che finalmente avrebbe avuto un lavoro.
Tanto, convincersi non richiedeva uno sforzo poi così grande.




V.

Si svegliò, ancora stordita, quando sentì urla concitate nella stanza accanto.
Riconosceva distintamente le voci: Alexa, Adriane, e persino la taciturna Barbra.
Ed una quarta voce, che non conosceva.
Cercò di mettersi seduta, ma le girava la testa.
Non sapeva come fosse tornata nella sua camera.
Ma ricordava molto bene tutte le birre che aveva trangugiato.
Cercando di reggersi in piedi, si avviò con passo malfermo nella stanza adiacente.
Scorgeva a malapena le figure, erano tutte annebbiate, i contorni sfumati.
C’erano… Dri, Barbra, Alexa…
E la quarta voce che aveva sentito apparteneva al cameriere.
Non riusciva ad osservarlo bene, aveva un berretto ben calcato sulla fronte.
Quando entrò nella stanza, tutti si girarono verso di lei.
-Ehi, Buffy, come ti senti?-
La ragazza si appoggiò con la schiena al muro.
-… una vera schifezza! Potrei sapere come sono arrivata qui?-
Alexa indicò il cameriere.
-William! Ha capito che non ti reggevi in piedi, così frugando nella tua borsa, ha trovato l’indirizzo di qui e ti ha accompagnato!-
Buffy alzò lo sguardo verso il ragazzo, il cui volto era ancora semi nascosto dalla visiera.
-Beh, allora grazie, William! Non credo proprio che sarei riuscita a tornare a casa! Grazie mille!-
Il ragazzo annuì lievemente con la testa.
-Di niente, Buffy! Allora, ragazze, ci vediamo!-
Imboccò la porta d’ingresso e uscì.
Istantaneamente, le tre ragazze volsero il viso verso Buffy.
Avevano un’espressione molto preoccupata.
-Senti, Buffy…- aveva iniziato Dri, -Se per te è normale ubriacarti in questo modo, di tanto in tanto, non devi far altro che dircelo. Però, se non è così…-
-Perché non hai risposto al mio messaggio?- si era intromessa Alexa. –Stavo iniziando a preoccuparmi seriamente!-
Buffy sorrise. –Non dovevi! Lo sai che con quegli aggeggi infernali non ci capisco niente!-
Barbra sospirò. –Meno male che c’era quel ragazzo gentile…-
Dri guardò Alexa maliziosamente.
-Forse non era soltanto gentile, vero Ale?-
La ragazza interessata arrossì subito, mentre le altre tre scoppiarono a ridere.
Buffy era sollevata.
Le sue amiche erano sinceramente interessate a lei, e in questa occasione le avevano davvero dimostrato tutto il loro affetto.
Si alzò in piedi.
-So che è relativamente presto, ma è meglio che la mia giornata si concluda qui! Vado a dormire! A domani!- e si allontanò nella sua stanza.




VI.

“Altra sera da disoccupata!” pensò varcando la soglia dello “Steaks Café”.
Quella sera si sentiva inspiegabilmente allegra, anche se non ce n’era per niente motivo.
Si avvicinò al bancone.
William stava versando una bibita ad un ragazzo.
Come al solito, il suo viso era coperto da un cappellino.
-Ehi, William!- esclamò –Riuscirò mai a vedere il tuo volto senza l’immancabile visiera?-
Il cameriere alzò lo sguardo, e le sorrise.
-Mi dispiace, Buffy, ma sai com’è: sul lavoro è obbligatorio!-
La ragazza annuì.
Si sedette, e girandosi verso lo sconosciuto affianco a lei, si accorse che la stava guardando.
Un po’ imbarazzata, domandò: -Ci conosciamo?-
Il ragazzo le porse la mano. –Tu sei Buffy, giusto? Buffy Summers! Sì, allieva della prof. Walsch. Io sono Riley Finn. Ero il suo assistente!-.
Buffy rispose alla stretta di mano. –Piacere! Mi sembravi un volto conosciuto!-
Si girarono entrambi a prendere le loro bibite.
-Tu come sei finita a New York?-
-Oh beh, sai, si dice che questa sia la città delle opportunità… anche se per il momento non ho ancora avuto l’occasione, di avere una di queste opportunità!-
-Stai cercando un lavoro?-
-Già! E’ da un mese che sto facendo colloqui su colloqui, ma fin adesso, non c’è stato nessun risultato!- sorseggiò il liquido scuro nel bicchiere. –E tu invece che ci fai qui?-
Il ragazzo alzò le braccia. –Beh, più o meno, per i tuoi stessi motivi. Sbarcare il lunario! Almeno, stando alle mie referenze!-
Risero insieme.
Buffy aveva deciso da subito che quel ragazzo le piaceva.

-Così, è qui che abito!-
Riley aveva lo sguardo basso, molto teso.
-Senti, Buffy, possiamo incontrarci ancora? Ho passato una splendida serata in tua compagnia, e se per te va…-
-Certo!- lo interruppe la ragazza. –Questo…- scrisse su un foglio di carta un numero -…è il mio numero telefonico. Chiamami, ok? Ci vediamo!-
Buffy stava per entrare in casa, quando Riley mormorò –Aspetta…-
Poi la fece voltare e la baciò.
La ragazza accennò un lieve sorriso, poi entrò, chiudendosi la porta alle spalle.
Rimase appoggiata alla porta per alcuni minuti.
Sul suo viso, vi era un’espressione di assoluta felicità.
Forse, se avesse avuto una persona da amare, le cose sarebbero andate meglio…
Forse, con Riley avrebbe finalmente dato un taglio alla sua vita passata.
E mentre si spogliava, le venne improvvisamente in mente un ricordo.
Uno dei suoi ultimi ricordi.
Un vampiro, con i capelli castani ed occhi azzurri gelidi come il ghiaccio.
Non poteva reprimere un brivido, quando pensava a quello sguardo.
…Ma perché le era tornato in mente?…
Ah sì, avrebbe ricominciato una nuova vita, senza vampiri e demoni.
Soprattutto, senza rivedere ogni notte i fantasmi dei suoi amici.
O almeno, era quello che si augurava.

VII.

Camminando con passo spedito, Buffy attraversava lentamente la città.
Le piaceva gustare con calma le varie sfaccettature di New York!
In un angolo, era viva, brulicante di persone.
In un altro, vi era desolazione e povertà.
Si stava dirigendo verso una delle multinazionali più importanti della città.
Come aveva già fatto per due mesi.
Ma, stavolta, le sembrava davvero la situazione giusta.
Ripensò a ciò che le aveva detto Riley, solo il giorno prima, mentre stavano facendo un picnic.
“Sono sicura che, dovunque domani andrai, riuscirai a trovare il lavoro che tanto desideri! Non sei imbranata come me!”
E avevano riso e scherzato insieme.
Era questo che più di tutto la attirava di Riley.
La facilità con cui rideva, e coinvolgeva anche gli altri nella risata.
Con Angel non aveva riso molto spesso.
Aveva pianto, più che altro, questo sì, ma mai, vere e proprie risate…
E poi, non è che amasse veramente Riley.
Beh, almeno non ancora!
No, Angel non era più tra i suoi pensieri, ma nonostante ciò, le risultava difficile affezionarsi ad un’altra persona nello stesso modo…
E Riley non conosceva il suo passato, quello che era stata, che aveva sofferto…
Non che poi lei tenesse così tanto a farglielo sapere…
Ma, era come se Riley non potesse capirla a fondo, non potesse scrutare veramente la sua anima…
Era arrivata.
L’edificio si stagliava imponente sugli altri, ergendosi quasi minaccioso.
Speranzosa, la ragazza entrò nel palazzo.
Si fece indicare il piano a cui avrebbe dovuto salire.
Poi prese un ascensore.
L’avevano sempre innervosita gli ascensori.
Avevano un qualcosa di moderno, nuovo, però contemporaneamente trasmettevano un senso di grande insicurezza.
Che Buffy percepiva chiaramente.
Finalmente, si trovò davanti alla porta del suo (lo sperava) nuovo capo.
Bussò, e attese la riposta dall’altra parte, che non si fece attendere.
Entrò nella stanza, sorridente e piena di speranze… ma il suo viso si rabbuiò all’istante.
-Buffy?-
-Riley?-
Un silenzio pesante era caduto tra i due.
La ragazza, poi, con sguardo inferocito, aveva esclamato: -Che ci fai qui?-
Riley si contorceva nervosamente le dita.
-Io… io lavoro qui…-
Buffy non attese che continuasse.
Si girò, e uscì.
Entrata nell’ascensore, premette il pulsante del piano terra.
Ma un attimo prima che la porta si chiudesse, Riley riuscì a salire.
-Te l’avrei detto, uno di questi giorni…-
La ragazza era livida di rabbia, ma cercò di non manifestarlo.
-Perché non me l’hai detto prima?-
Il ragazzo aveva abbassato lo sguardo.
-Perché… avevo paura che tu non mi avresti più frequentato, se io fossi stato…-
-Cosa? Più ricco? Il capo di un lavoro che stavo aspettando da tempo? Beh, scusami tanto se adesso sono non poco meravigliata…-
-Buffy, ti prego, non essere arrabbiata…-
-Oh no, Riley! Dire che sono arrabbiata è un pallido eufemismo! Sono furente! E non perché sono invidiosa della tua prestigiosa carriera, ma perché sono profondamente delusa dal tuo comportamento!-
Aveva sfogato un po’ della sua rabbia.
Ma ce n’era ancora, in lei, di rabbia.
Tutta la frustrazione che non aveva saputo scaricare nella sua vita ‘passata’.
Ora sì, avrebbe dato sfogo a tutto il suo dolore.
-Mi dispiace…- aveva mormorato Riley, come per scusarsi.
Ma Buffy era stata imperterrita.
-Non me ne faccio niente delle tue scuse! Non voglio più soffrire! E non voglio offrire il mio cuore a chi non se lo merita!-
Ormai l’ascensore aveva finito la sua corsa.
Le porta scorrevoli si aprirono, e Buffy uscì.
Per un attimo, Riley ebbe la tentazione di fermarla.
Di farla tornare indietro, parlarle, e convincerla che l’aveva fatto solo per lei.
Ma fu solo un attimo.
Le porte dell’ascensore si richiusero inesorabili.




VIII.

Aveva trascorso tutto il giorno passeggiando per New York.
Mai come in quel momento le strade le erano sembrate così estranee e ostili.
Aveva apportato un drastico cambiamento, fuggendo da Sunnydayle.
Aveva abbandonato i luoghi che le erano familiari.
Le strade che, seppur a malincuore, doveva pattugliare ogni notte.
Non voleva ammetterlo a se stessa, ma forse…
Forse, le mancava anche qualcos’altro.
La caccia.
Per lei era diventata una specie d’abitudine.
Come respirare, o camminare.
Normale, atto di tutti i giorni.
Anche se lo odiava…
Forse no.
Non odiava la caccia in sé.
Quella, le dava più soddisfazioni di molte altre cose.
E allora?
Ma certo… gli svantaggi che ne derivavano.
Era questo, semplice.
Svantaggi… terribili, scomodi, incongrui e insensati…
Le apparivano così, quegli svantaggi.
E, se vogliamo, anche inutili.
E c’era dell’altro.
Perché quelle persone erano morte per causa sua?
Smettere di vivere… il suo desiderio più grande… poter abbandonarsi alla vera, pace dei sensi…
Sarebbe stato, bello…
…Invece no.
Doveva, continuare a vivere.
Vivere per Willow, Xander, Cordelia, Oz, Giles, Angel…
Un ultimo, il più bello, gesto d’amore verso tutti loro…
Per dimostrare, che poteva farcela, ad andare avanti.
Che sarebbe sopravvissuta, nonostante tutto.
Eppure, in alcuni momenti…
La loro mancanza, la mancanza di quelli che erano stati, per lei, come e più di una famiglia…
Diventava un peso insostenibile, insopportabile.
Si trasformava in bisogno di affetto continuo.
Di qualcosa da amare. Di qualcuno da cui essere amata.
…era stato solo questo, Riley?
Per quanto tentasse di convincersi che no, Riley era stato qualcosa di più, non riusciva a farsene una ragione…
Perché il suo cuore sapeva qual era la verità.
E la verità era che aveva davvero, avuto bisogno di lui.
Ma, non lo amava, non nutriva nei suoi confronti nessun sentimento concreto.
E quella mattina, semplicemente, aveva trovato il modo per porre fine a quella inutile farsa.
E, dannazione, non doveva piangere.
Anche se si sentiva, così dannatamente sola…
Anche se in quel momento le veniva così spontaneo, sfogarsi e piangere, non doveva.
Doveva essere forte, e sopravvivere.
E l’avrebbe fatto.
Ancora una volta, per quei fantasmi che la tormentavano…




IX.

Camminando, raggiunse lo “Steaks Café”.
Senza volerlo, era arrivata in quel luogo, da cui era iniziato tutto…
Dove aveva conosciuto Alexa, Adriane e Barbra…
Dove aveva incontrato Riley…
Ed ora, era tornata lì per William.
Perché aveva un disperato bisogno, di parlare con lui.
E di sfogarsi, almeno in parte.
…E invece non era lì.
Si morse le labbra silenziosamente.
Perché tutto sembrava andare storto?
Mestamente, uscì dal locale, continuando a camminare nella frescura della sera.
E ricordò, che una volta aveva visto William al ponte di Brooklin.
Senza perdere altro tempo, corse in direzione del ponte.
Non era molto distante…

Arrivò ansimando.
Si fermò poco prima, su quella specie di spiaggetta che costeggiava il corso d’acqua.
Lentamente, cominciò a scendere verso la riva.
Si guardò intorno, speranzosa.
Era ansiosa di trovarlo.
-William… Andiamo, William, sei qui?-
Avvertì una presenza dietro di lei.
Con gesto fulmineo, si voltò, in posizione di difesa.
…Ma le braccia ricaddero accanto ai fianchi inermi.
Buffy socchiuse le labbra, come per voler parlare.
Ma dalla sua bocca non uscì un suono.
Poi si passò una mano sulla fronte, cercando di trovare le parole.
-Tu… sei William?-

Spike le sorrise.
E così, l’aveva scoperto…
Tanto male.
Tanto, prima o poi avrebbe dovuto dirglielo.
-Già, tesoro, sono proprio io, William-
Buffy fissava meravigliata i capelli biondo platino, che facevano grande contrasto con l’abbigliamento di pelle nera.
-Ma… tu, sei, Spike…-
Il vampiro reclinò leggermente la testa.
-Sì, bellezza… Le mie vittime erano solite chiamarmi così… William… William il Sanguinario… Spike per gli amici… non che io ne abbia, ma…-
-Tu… sei William...-
Buffy lo colpì violentemente, mandandolo a sbattere contro un albero.
-Che diavolo…-
Lui si rialzò istantaneamente, massaggiandosi il mento.
-Non eri così violenta, prima…-
La ragazza lo colpì di nuovo, ma stavolta il vampiro parò il colpo con una mano.
-Prima non sapevo che tu mi stessi prendendo in giro…-
Un altro colpo.
Un’altra parata.
-Ehi, non lo stavo facendo…-
Sembrava quasi offeso da quell’affermazione.
Continuavano a colpirsi, senza realmente ferirsi.
-Certo… come te lo spieghi il fatto che io pensavo tu fossi vivo?-
Aveva un tono di voce risentito, Buffy.
Perché era decisamente stufa di sorprese, per quel giorno.
Non bastava Riley, no.
Ora aveva scoperto che quello che reputava una persona ‘fidata’…
Non era altro che un maledettissimo vampiro…
-Sentiamo, che cosa puoi dire a tua discolpa?-
Gli diede un calcio, allontanandolo da sé.
Spike restò immobile, incerto sul da farsi.
Maledetto istinto delle Cacciatrici…
-Ehi, Cacciatrice, ascolta! Solo perché tu volevi rifarti una ‘vita’, non significa che io non possa portare a termine il mio incantesimo…-
La ragazza lo fissò minacciosa.
-E naturalmente, hai pensato bene di diventare mio ‘amico’, per farlo…-
Si muovevano in circolo, entrambi attenti ai movimenti dell’altro.
-Tutto quello che ti ho detto… o che ho fatto… lo pensavo davvero…-
-Perché dovrei crederti?-
-Perché mi stavi cercando?-
Buffy abbassò lo sguardo per un momento.
Ma fu solo un attimo.
-Stavo cercando William-
-Mi hai trovato, Buffy… sono io, William… avanti, di cosa vogliamo parlare?-
Le sorrideva ironico.
Lentamente, la ragazza gli si avvicinò.
-Non provare a prenderti gioco di me…-
-Oh, avanti, ti fa comodo avere qualcuno su cui sfogarti… che cosa abbiamo oggi? Abbiamo litigato col caro Riley?-
Buffy abbassò lo sguardo, punta nel vivo.
-Ohhh, colta nel segno! Aspetta… hai scoperto che è a capo di quella grande società di…-
Lo colpì allo stomaco.
Spike cadde per terra, in ginocchio.
-Brutto bastardo… lo sapevi, e non mi hai detto niente…-
Ancora inginocchiato, Spike mormorò qualcosa.
-Ero il tuo confidente, ma mi facevo gli affari miei…-
Si rialzò, pensando che sarebbe stata una lunga notte…
Buffy lo fissava, ancora sorpresa e disgustata.
Fu il vampiro a riprendere il discorso.
-E dalla tua reazione, suppongo che tu non l’abbia presa civilmente…-
La Cacciatrice sbuffò.
E ora cosa diavolo voleva?…
-Che te ne importa?-
Spike assunse un’espressione seria.
-Senti, Cacciatrice, non prendertela con me… Te l’avrò ripetuto cento volte che quel ragazzo non mi piaceva…-
Era vero.
Nella mente di Buffy si visualizzarono i flash delle numerose conversazioni con William.
E ogni qual volta si parlava di Riley, lui cercava sempre di screditarlo…
Di metterlo in cattiva luce ai suoi occhi…
Ma Buffy aveva sempre preferito cambiare argomento.
…Si calmò un attimo, per pensare.
In fondo aveva ragione.
Era ancora William.
Era ancora la stessa persona ragionevole, o almeno lo sperava.
-Che cosa vuoi ancora da me?-
Il vampiro le sorrise obliquamente.
-Ricordi quel discorso che facemmo… un po’ di tempo fa… a Sunnydale…-
Lo ricordava, Buffy.
Per quanto… avesse cercato di cancellarlo, dalla sua memoria.
Era lì, sempre presente.
Perché in cuor suo, Buffy sperava che quello strano vampiro dagli occhi di ghiaccio non avesse mentito.
Annuì vigorosamente.
-Perfetto… Lo sai, sono sempre disposto a farlo… Voglio dire, se mi darai il tuo aiuto…-
Buffy si voltò, dandogli le spalle.
Spike rappresentava questo.
La speranza di una vita diversa, senz’altro migliore.
La speranza di poter riabbracciare la sua ‘famiglia’.
Aveva provato ad andare avanti…
Aveva provato a ricostruire tutto…
Ma era difficile, troppo.
Si volse a guardarlo.
La sua espressione era decisa.
-Sono con te, Spike… rivoglio la mia vecchia vita… Non, ho bisogno di questa…-
Il vampiro sorrise.
Buffy continuò, ormai quasi esausta.
-Cosa vuoi che faccia?…-




X.

“-La prima cosa fondamentale che devi fare è… dire addio!-
-Come, scusa?-
Si era fermata a guardarlo con stupore.
-Ehi, volevo dirti soltanto… che dovresti salutare le tue amiche, perché, nella migliore delle ipotesi, non le rivedrai più-”
Già, parlava bene, Spike.
Lui non sapeva, cosa voleva dire arrivare in una città sconosciuta, da sola.
Trovarsi disorientata, senza un punto di riferimento.
E poi finalmente trovarlo. In tre amiche.
Tre ragazze che davvero le volevano bene.
Alexa, Adriane e Barbra.
Ma doveva farlo, non poteva andarsene senza salutarle un’ultima volta.
Aspettò che tornassero a casa.
Le valigie (quanto odiava quelle maledette valigie) erano già pronte nella sua stanza.
E Spike, la aspettava allo “Steaks Café” con la sua auto.
Sentì girare la chiave nella toppa.
Cercando di ingoiare la saliva, raccolse tutto il suo coraggio.
Le tre ragazze, ridendo, entrarono in cucina, e videro Buffy.
Si fermarono immediatamente, perché la Cacciatrice aveva uno sguardo profondamente serio.
-Cosa, è successo?- domandò preoccupata Adriane.
-Io… devo parlarvi-
Le fece sedere, poi continuò quel discorso che aveva provato tante volte nella sua mente.
-Ho deciso di tornare a Sunnydayle… non perché io non mi trovi bene con voi, anzi… siete le uniche persone a cui voglio veramente bene, adesso, ma…-
Si fermò, perché sentiva che le lacrime stavano per scendere copiose, per l’ennesima volta.
-…ma questo non è il mio mondo…- Buffy iniziò a piangere -…per quanto mi sia sforzata di farlo diventare, non lo è, e non lo sarà mai… Devo tornare a Sunnydayle, ragazze, mi dispiace…-
Le quattro amiche si abbracciarono, piangendo convulsamente.
Nonostante si conoscessero da poco tempo, si era instaurato fra loro un solido legame di amicizia.
Quando si separarono, Buffy esclamò: -Volevo controllarmi dal piangere, ma non ho resistito…-
Prese le valigie dalla sua camera.
Le tre ragazze la accompagnarono fin fuori il palazzo.
La Cacciatrice le baciò sulle guance.
Stava per salire sul taxi, quando Barbra esclamò: -Ricordati, che se avrai bisogno di noi, saremo sempre qui… puoi contare su di noi…-
-Vi voglio bene…-
Il taxi si allontanava a gran velocità.
Buffy si sporse per vedere un’ultima volta quella che era stata un’altra famiglia, per lei.
Poi il taxi svoltò l’angolo, e la ragazza ricominciò a piangere sommessamente.

Era arrivata.
Spike la aspettava da un po’, ma forse in realtà non credeva che lei sarebbe davvero venuta.
E invece, eccola uscire da quello squallido taxi.
In lacrime, inconsolabile, senza volontà apparente di continuare.
Le andò incontro.
Lei sembrava non vederlo neanche.
La ragazza appoggiò le valigie per terra, e corse verso di lui.
Lui sussurrò appena –Buffy…- e la abbracciò.
La ragazza continuava a piangere, stretta tra le sue braccia.
-Shhh… va tutto bene, va tutto bene…-




XI.

Si scostò d’improvviso.
Aveva abbassato la testa, quasi si fosse vergognata di quel gesto spontaneo.
Silenziosamente, entrò nell’auto.
Lui, invece, rimase fuori ad accendersi una sigaretta.
Non avrebbe dovuto essere così sentimentale.
Doveva restare sempre, in guardia.
Spense la sigaretta sotto la scarpa.
-Maledetta ragazzina…- mormorò un attimo, a voce bassa.
Il sole era appena tramontato, e poteva sentirne ancora il calore degli ultimi raggi.
O almeno, il loro riflesso.
Bastava, per il momento.
Aprì la portiera, e si sedette al posto del guidatore.
Buffy era seduta accanto a lui.
Aveva cercato di asciugarsi le lacrime, ma il risultato non era stato dei migliori.
Le porse un fazzoletto.
-Prendi… non sopporto vedere le persone piangere… è così inutile…-
Indecisa, accettò il fazzoletto, cercando di calmarsi.
Dopo un po’, il peggio sembrava passato.
-Una sola condizione, Cacciatrice, se vuoi restare in questa macchina: non piangere… conserva le tue energie per qualcosa di più costruttivo…-
La ragazza annuì soltanto.
Non aveva la forza di controbattere.
-E un’altra cosa…- aveva continuato,-Non mi piacciono, i ripensamenti… Se vuoi, sei ancora in tempo per tornare alla tua fantastica vita…-
Lo guardò in viso, ferma e decisa.
-Ora è tardi… e non ho rimorsi… mi hai promesso qualcosa di migliore… e l’unica cosa che realmente desidero, adesso, è riabbracciare i miei amici…-
Accese il motore.
-Perfetto, tesoro! Sunnydale ci aspetta!-
L’auto ingranò rumorosamente e partì spedita, lasciando una scia dietro di sé.

XII.

Erano rimasti bloccati nel traffico.
Spike suonava il clacson nervosamente.
Aveva una sigaretta in bocca, la terza nell’ultimo quarto d’ora.
Da parte sua, Buffy tentava di respirare.
Aveva sempre odiato i luoghi chiusi.
Le trasmettevano un senso di oppressione.
E poi la compagnia… non era certo delle migliori.
Con una manovra azzardata, Spike riuscì a districarsi.
Era ormai notte.
L’auto si fermò per l’ennesima volta.
Buffy sbadigliò.
Ne aveva piene le scatole.
-Maledetto traffico…- mormorò il vampiro.
La ragazza cercò di risvegliarsi dal suo stato di torpore.
-Ehi, Spike… e se ci fermassimo ad un motel per la notte?-
L’insegna di un motel lampeggiava proprio lì vicino.
E in quel momento, appariva così tremendamente invitante…
-Bellezza, te l’ho mai detto che sei dannatamente viziata?-
La DeSoto girò nello stretto viale, fermandosi davanti al motel, poi si spense.
Buffy si girò a guardarlo.
-Spike, te l’ho mai detto che sei dannatamente irritante?-
Scesero dall’auto, dando qualche occhiata in giro.
Il posto non era dei migliori.
-Ehm, Cacciatrice…guarda che la mia macchina è centomila volte più accogliente…-
-Sta’ zitto!-
Si avvicinò loro un uomo enorme, con un fucile imbracciato.
-Chi siete? Che cosa volete?-
Aveva uno sguardo minaccioso.
-Oh, mi faccia indovinare… questo non è un motel, ma un laboratorio segreto di ricerca per…-
-Spike!- lo guardò con disappunto. –Avremmo bisogno di una camera!-
L’uomo cominciò a camminare davanti a loro.
-Siete fortunati. Ho proprio una camera libera…-
Intanto il vampiro sussurrava –Certo, come no!… Le altre saranno occupate dai topi…-
Buffy tentava di non ridere, coprendosi la bocca con una mano.
L’uomo li condusse ad una specie di appartamentino.
Piccolo, sporco, e semi ammobiliato.
-Questa è la vostra stanza-
La Cacciatrice diede una rapida occhiata alla casa.
Poi tornò alla soglia.
-Sbaglio, o c’è un solo letto matrimoniale?-
L’idea di dover… dormire con Spike non la allettava particolarmente.
-Senta, la vuole o no questa camera?-
Spike intanto era già entrato e si era sdraiato su un divano.
Sospirando, Buffy concluse: -La prendiamo!-
Infilò in tasca le chiavi e diede al proprietario un piccolo anticipo.
-Vi auguro buona notte!-
Poi l’uomo minaccioso si allontanò.
Buffy posò all’ingresso i suoi pochi bagagli.
Poi si diresse spedita verso il bagno.
Il vampiro aveva acceso la televisione.
Dopo qualche minuto, sentì delle urla.
-Spike! Vieni qui! Si sta allagando tutto il bagno!-
Spike non staccò gli occhi dalla televisione.
-Ehi, una Cacciatrice forte e potente come te che non sa risolvere un problema così semplice…-
-Spike! Vieni a darmi una mano!-
-Non ho sentito la parolina magica…-
-Spike, muoviti!-
Il vampiro si alzò, sbadigliando.
-Tesoro, nessuno ti ha insegnato le buone maniere?-

Dopo un’ora di urla, schizzi e imprecazioni, la falla era stata tappata.
Spike uscì dal bagno completamente fradicio.
-Grazie, Cacciatrice, avevo proprio bisogno di un bel bagno…-
La ragazza gli lanciò un asciugamano.
Il vampiro cominciò a tamponarsi i capelli.
-Se questa è la stanza migliore, immagino come siano le altre…-
Buffy uscì dal bagno.
Era anche lei tutta bagnata.
E non aveva un’espressione divertita in viso.
-…Quando la smetterai di lamentarti?… meno male che ero io la viziata!…-
Quando furono asciutti, decisero di andare a letto.
-Ok, bellezza, da quale parte del letto vuoi dormire?-
Buffy lo guardò scandalizzata.
-Non crederai che IO e TE dormiremo insieme?-
-Beh, non ci sono molte possibilità: c’è un solo letto, e…-
-No, grazie! Non pensarci nemmeno! Il divano andrà più che bene!-
Si mise sotto braccio una coperta e un cuscino e andò in soggiorno.
Cercò di stendersi alla bell’e meglio.
Poi chiuse gli occhi.
La stanza era silenziosa.
Forse anche troppo!




XIII.

Spike non riusciva a chiudere occhio.
Si rigirava nel suo letto, nervosamente.
Forse perché non era abituato, non più, a dormire di notte.
O forse… perché la consapevolezza di avere una Cacciatrice nella camera affianco era troppo grande per poterla dimenticare.
Si alzò di scatto.
Voleva qualcosa da bere.
Silenziosamente, passò davanti al divano.
Buffy dormiva placidamente.
Magari, non le era minimamente passato per la mente che avrebbe potuto ucciderla…
Il pericolo reale c’era, eppure lei non se ne preoccupava.
Aprì lo sportellino del minibar.
Meno male che portava sempre con sé una fiaschetta di Bourbon.
Bevve un lungo sorso.
Poi tornò indietro.
Stava per entrare nella sua camera senza averla svegliata.
Credeva veramente di esserci riuscito.
E invece…
-…Spike…-
Si fermò sulla soglia, indeciso se entrare o meno.
Poi ci ripensò, e si mosse verso la ragazza.
Aveva gli occhi socchiusi, non riusciva ancora bene a guardare nell’oscurità.
-…Cosa stai combinando a quest’ora di notte?…-
Sbadigliò, portandosi una mano davanti la bocca.
-Sai com’è, tesoro, a quest’ora di notte sono solito svegliarmi!-
Le lanciò un’occhiata.
Era tutta rannicchiata.
Probabilmente stava morendo di freddo.
-Certo, Cacciatrice, che sei proprio una gran testarda… perché non sei venuta a letto?-
Buffy sembrò destarsi.
Si alzò sui gomiti.
-Sto bene qui-
-Tu stai gelando-
-Può darsi che sia una masochista, ok?-
Riabbassò la testa.
Era chiaramente decisa a far terminare quella conversazione il più presto possibile.
E lui, non era un tipo di molte parole.
La prese per un braccio.
-Su muoviti! Non vorrai farti portare in braccio?-
La ragazza non si mosse.
-Non puoi obbligarmi-
-Oh sì, che posso!-
Le prese con forza anche l’altro braccio.
-Su, bellezza, vieni… non mordo mica…-
Ma lei ebbe una reazione spropositata.
Non se lo aspettava davvero!
Lo spinse bruscamente contro la parete di fronte.
Il suo viso… oh, non l’aveva mai vista così arrabbiata…
… O forse sì, in un’altra occasione…
Quando aveva nominato Angel…
Il loro primo incontro, certo.
Istintivamente esclamò: -Qualsiasi cosa io abbia fatto, cosa centra con Angel?-
Buffy smise di guardarlo.
Aveva un’espressione triste, inconsolabile.
Angel, come tutti i suoi amici… erano una ferita più aperta che mai.
-Quello che hai detto… non mordo mica… ero appena arrivata a Sunnydayle, era sera… stavo andando in un locale, quando lo fermai, mi stava seguendo…-
Aveva parlato con una voce dolce, colma di commozione.
Ora aveva gli occhi lucidi.
Sembrava così indifesa.
Non, la Cacciatrice forte e coraggiosa che sapeva affrontare senza problemi qualsiasi demone.
La donna fragile, che non riusciva a cancellare il suo dolore.
-… e allora gli saltai addosso, e lui esclamò: “Non ti mordo”…-
Aveva iniziato a piangere sommessamente.
E lui odiava le lacrime.
-No Cacciatrice, non puoi continuare così… rivangare il passato non serve a niente…-
L’aveva interrotto bruscamente, urlando quasi.
-Il passato… è l’unica cosa che mi resta… non ho un futuro, non potrò mai avere un futuro…-
Stavolta aveva abbassato lui lo sguardo.
Le sue erano parole disperate.
E se… non fosse entrato nella sua vita?
Se… non le avesse dato quell’ultimo barlume di speranza…
Cosa ne sarebbe stato di lei?
Un altro caso di suicidio?
Un’altra… vittima sacrificale?
A chi, poi, non lo aveva mai capito.
Le si avvicinò lentamente.
Doveva farla ragionare.
Farle capire che… bisogna sempre andare avanti.
Perché c’è sempre qualcosa in cui sperare.
… Anche se in realtà non credeva neanche lui a questo…
-Ora calmati, Buffy…-
Era la prima volta, forse, che la chiamava col suo nome.
Buffy.
Ma per lui non era Buffy.
Per lui era la Cacciatrice.
… e forse non avrebbero neppure dovuto iniziare quella conversazione.
-Io… sono stanco, dolcezza… vado a letto… se avrai voglia di dormire su qualcosa di decente… buonanotte!-




XIV.

Aprì gli occhi di scatto.
Aveva sentito qualcosa muoversi al suo fianco.
Con calma snervante, girò il volto.
-…Buffy…-
Esclamò incredulo.
La Cacciatrice era sdraiata al suo fianco, e stava ancora dormendo.
Attento a non svegliarla, Spike si rifugiò in bagno.
Entrò nella doccia e aprì il rubinetto dell’acqua fredda.
Adorava sentire l’acqua ghiacciata sul suo corpo…
Lo rilassava…
E contemporaneamente gli dava modo di pensare…
E in quel momento ne aveva un gran bisogno…
Pensare…
A perché aveva avuto quella reazione, alla vista di lei.
O meglio, perché, vedendola, era stato assalito da un mare di sensazioni.
…Questo era facile.
Per la sua natura di Cacciatrice.
Non poteva mai dimenticarlo, le incuteva una sorta di terrore.
No, non terrore.
Ma era sempre una minaccia.
Sì, una minaccia…
La risposta migliore.
…L’acqua continuava a scrosciare sulla sua pelle…
…E Spike tentava di rilassarsi completamente, senza pensare…

Aveva sentito il rumore dell’acqua.
E poi un flebile raggio di sole l’aveva colpita sulla gamba.
Infastidita, aveva lentamente aperto gli occhi.
Le ci volle qualche attimo per mettere a fuoco.
E per ricordare, soprattutto…
Dove si trovava.
Nella camera affittata la sera prima.
Nel, letto di Spike.
Come ci era finita lì.
La loro conversazione, certo.
E poi Angel.
…Che le faceva ancora troppo male…
E alla fine, lei non aveva voluto dormire da sola.
Era troppo tempo, che non dormiva più da sola.
Così si era sdraiata al suo fianco.
Senza svegliarlo.
Silenziosa e leggera come un gatto.
Non ricordava quando si fosse addormentata…
Si alzò dal letto, diretta verso il mini-frigobar.
Illusa.
Sperava di trovarci qualcosa da mangiare.
Ma i frigobar non si riempiono da soli!
Dopo essersi vestita in fretta, uscì dalla camera.
Il sole era appena sorto, e il cielo aveva quel caratteristico tono di azzurrino, come se ancora non fosse deciso tra il giorno e la notte…
Si avviò verso la casa dell’omaccione del giorno prima.
Arrivata alla soglia, bussò due volte.
La porta si aprì subito.
Buffy si vide davanti una donna corpulenta, con dei bigodini in testa e un’aria molto aggressiva.
-Che vuoi?- ringhiò.
La ragazza si fece piccola piccola.
-Io… credo di aver sbagliato porta… mi scusi…-
Stava per girarsi, ma la donna la fermò.
-Tu sei quella venuta ieri sera?-
Timidamente, Buffy annuì.
-Ah, sì, ho sentito mio marito parlare di te… Che cosa sei venuta a fare?-
Incredibile, quanto timore potesse ispirare una donna più di un vampiro.
Inspirò profondamente, raccogliendo coraggio.
-Ero, venuta a chiedere… se da queste parti ci fosse un emporio, o qualcosa del genere…-
La donna annuì vigorosamente.
-Procedi dritta in quella direzione… troverai un emporio…-
-Grazie mille…-
Buffy stava per tornare alla sua auto, quando si girò di scatto.
-Mi scusi… sa dov’è la macelleria più vicina?-
La donna la guardò appena, prima di rientrare.
-Vicino all’emporio!-, poi le sbatté la porta in faccia.
La Cacciatrice si fermò a riflettere per un breve momento.
Avrebbe potuto non farlo.
Certo, non era obbligata…
Ma, sempre meglio che si nutrisse di sangue animale, che di altro…
Rientrò in macchina, accese il motore e ripartì.




XV.

Spike la fissò, un misto tra sorpreso e arrabbiato.
In una mano teneva una sacca di sangue.
Nell’altra… le chiavi della sua auto!
-Ehm, cosa sta succedendo?-
Buffy abbassò lo sguardo, come una bambina colta a rubare la marmellata.
-E’… per me?-
La Cacciatrice rise leggermente.
-Normalmente, non è mia abitudine nutrirmi di sangue-
Spike andò verso di lei e le prese di mano la sacca di sangue.
Buffy appoggiò sul tavolino vicino alla porta le chiavi.
Il vampiro la fissò ancora, la fronte aggrottata.
-Ok, non posso dire di essere dispiaciuto di questo, ma… perché?-
Buffy alzò lo sguardo.
-Sempre meglio questo, che il sangue di qualche povero disgraziato-
Spike annuì, versando il liquido rossastro in un bicchiere.
-Beh, ad ogni modo, grazie-
Si girò dall’altra parte, appoggiando le labbra al bicchiere.
Buffy apprezzò quel gesto, sorridendo.
Improvvisamente si girò di nuovo a guardarla, adesso quasi arrabbiato.
-A proposito, hai preso la mia macchina!-
Non era una domanda, ma un’affermazione.
Buffy lo guardò strafottente, reclinando il capo.
-Non pretendevi mica che andassi a piedi?!-
Spike sospirò, rassegnato.
-Ok… per questa volta! Non ti azzardare mai più a toccarla!-
Con un gesto fulmineo, raccolse le chiavi dal ripiano.
Buffy rise mentalmente.
Incredibile quanto fosse attaccato a quella macchina!
-Non temere, succhiasangue, quell’auto è veramente un vecchio rottame!-
Lo sguardo del vampiro ora era piuttosto scocciato.
-Ehi, nessun auto è come la De Soto… E soprattutto, ha stile!-
Buffy sollevò le sopracciglia, sorridendo.
-Oh, certo, esattamente come il suo proprietario…-
-Ehi tesoro! Non ti conviene criticarmi… ricorda che l’esito della missione dipende da me…-
Sorrise obliquamente.
-Già… non ricordarmelo…-
Buffy sospirò rassegnata, superandolo e avvicinandosi al letto.
-Allora, a che ora si parte?-

Erano di nuovo in viaggio.
Di nuovo l’uno affianco all’altro, nell’auto.
Spike continuava a suonare il clacson furiosamente, tamburellando con le dita sul volante.
Buffy fissava distrattamente fuori dal finestrino.
Era già stanca di viaggiare.
-Ehi, Spike-
-Non ora, Cacciatrice-
Il clacson suonò ancora, risvegliando Buffy dal suo stato di torpore.
-Spike, hai un po’ di musica?-
Il vampiro non staccò gli occhi dalla strada, ma indicò con un dito il cruscotto.
-Lì dentro!- esclamò suonando per la quarta volta nell’ultimo minuto il clacson.
Buffy, sollevata, aprì il cruscotto.
Lentamente, rimirò tra le mani le varie cassette.
…Ramones… Ramones… Ramones…
-Ehi, ma non ascolti nient’altro al di fuori di questi Ramons?-
Spike le strappò di mano una cassetta e la inserì nell’autoradio.
-Si chiamano ‘Ramones’! E sono i migliori! Zitta e ascolta…-
Si rilassò visibilmente, mentre la ragazza al suo fianco sbuffò vistosamente.
-Questa è musica rock!-
Spike rise lievemente.
-Che ti aspettavi, ragazzina? Musica classica?-
Finalmente uscirono dall’ingorgo, e Spike schiacciò l’acceleratore.
-Era ora!-
Buffy gli lanciò una breve occhiata.
Era così… concentrato, quando era al volante.
Anche troppo, forse.
Lei, invece, non era mai stata un’appassionata di motori.
Anzi, si poteva dire che non andavano propriamente d’accordo.
Girò il viso, chiudendo gli occhi.
Pensava… a quando aveva imparato a guidare.
Giles le aveva fatto da insegnante, calmo e paziente.
Non aveva fatto una piega quando Buffy aveva quasi investito un bambino.
Né aveva parlato quando erano stati fermati per eccesso di velocità.
E neanche si era lamentato quando, nel fare retromarcia, Buffy aveva quasi distrutto il retro dell’auto.
…Però poi non le aveva prestato più la sua auto.
Buffy sorrise.
Un sorriso amaro.
Le mancava, Giles.
Le mancava, tanto, troppo.
Le mancava… come un padre.
E ritornò a pensare, che era stata tutta colpa sua.
Che avrebbe dovuto fare di più, per salvarli.
Ma non l’aveva fatto.
Era rimasta immobile, mentre tutte le persone che amava venivano uccise, una ad una…
E voleva riabbracciarli, così tanto…
Strinse i denti, respingendo le lacrime.
Il solido noto le attanagliava la gola, ma non ci fece caso.
Lentamente, scivolò in un sonno tormentato…
Spike si voltò a guardarla.
Sorrise teneramente.
…Era ancora una ragazzina, ancora così fragile e inesperta.
E così triste, così maledettamente triste…
Abbassò il volume dell’autoradio per non svegliarla.

XVI.

Sunnydale era vicina.
Buffy abbassò il finestrino, sentendo il vento che le scompigliava i capelli.
Sorrise.
Sembrava essere così lontana, New York.
Così distante, nei suoi ricordi.
Era così… sfocata.
Riley, lo era.
Lo “Steaks Café”, lo era.
Le stesse Alexa, Adriane e Barbra, lo erano.
Distanti, e sfocate.
Tutto quello che contava in quel momento era Sunnydale.
Rivedere i luoghi in cui era cresciuta come Cacciatrice.
Il liceo distrutto, dove aveva conosciuto Giles, Xander, Willow, Oz, Cordelia…
Il vicolo del Bronze, dove aveva incontrato per la prima volta Angel.
…E anche loro, sembravano così lontani.
-Buffy?-
La ragazza si risollevò dai suoi pensieri.
Si voltò lentamente verso Spike, sorridendo.
-Pronto a tornare nella hellmouth?-
Lui la guardò con un sguardo corrucciato.
-Ehi, mi hai rubato la battuta! E ora cosa posso dire?-
Il sorriso di lei si allargò maggiormente.
-Beh, posso dire io per te che sei un gran cretino, senza dubbio!-
-Ehi, bellezza, guarda che potrei lasciarti a piedi…- la minacciò, ridendo.
-Non ne avresti il coraggio… hai troppo bisogno di me!-
Gli regalò un altro sorriso.
Spike reclinò la testa di lato, sospettoso.
-Come mai così allegra?-
La ragazza tornò a fissare fuori, pensierosa.
-Forse, il pensiero di rivederli presto… Mi mancano, lo sai? Li amo ancora…-
-Angel, vero?-
La De Soto accelerò visibilmente.
Spike si innervosiva sempre impercettibilmente quando si parlava del suo vecchio Sire.
Buffy sospirò.
-Spike… rallenta, per piacere-
Ma il vampiro non accennava a togliere il piede dall’acceleratore.
La Cacciatrice sospirò ancora.
-Beh… ehm, allora… una volta arrivati a Sunnydale, di cosa avremo bisogno?-
Spike, lentamente, si calmò.
-Un demone… Anyanka-
-Cosa?-
Lo stupore nella voce di Buffy era più che comprensibile.
-Sì, l’avevo dimenticato… C’è anche lei nell’“altra” dimensione-
Buffy annuì soltanto.
Ormai poche cose la meravigliavano più.
Beh, aveva attraversato l’America in compagnia di un vampiro sanguinario, cosa avrebbe potuto un demone?
-Bene- mormorò soltanto.
Un cartello un po’ consunto dal tempo annunciava…
“BENVENUTO A SUNNYDALE! GODI DELLA TUA VISITA!”
La De Soto si diresse contro il cartello, abbattendolo senza pietà.
Buffy si voltò verso il conducente, infastidita dall’urto.
-Che diavolo ti è preso?-
Spike rise leggermente.
-Ho sempre sognato farlo…- mormorò. –E’ come se lo avessi già fatto… sento una specie di deja vu…-
La ragazza lo fissò ancora confusa, e pensierosa.
-Tu credi che fossimo amici nell’“altra” dimensione?-
Spike scrollò le spalle.
-Può darsi… ma credo che sarebbe un enorme sbaglio per me…- le fece l’occhiolino. –Voglio dire, sei totalmente insopportabile!-
Buffy ricambiò l’occhiolino.
-Chi è cagion del suo male, pianga se stesso… Amico, sei stato tu a cercarmi, ricordi?-
-Sì, beh… dov’è che abitavi?-
Stavano attraversando lentamente la città.
La ragazza si guardò in giro, attraverso il finestrino abbassato.
Era tutto scuro, e non riusciva a distinguere perfettamente le figure.
Poi ad un tratto, alzò una mano, quasi congelata.
-Lì! Fermati!-
Spike frenò bruscamente.
Buffy corse fuori dall’auto, e poi giù sul vialetto.
Il vampiro era dietro di lei.
-Così… è questa la casa?-
La Cacciatrice annuì, incapace di parlare.
-Beh, che aspetti… non vogliamo entrare?-
Lei si fece coraggio, ed arrivò davanti all’uscio.
Prese le chiavi dalla borsa, e le infilò nella toppa, aprendola lentamente.
Il cuore le batteva all’impazzata.
Facendo piccoli passi, spalancò completamente la porta, entrandovi.
C’era un denso odore di muffa e chiuso.
Buffy si diresse verso l’allacciatura dell’elettricità, riallacciandola.
Poi accese la luce.
Era tutto come lo aveva lasciato.
I pochi mobili rimasti erano coperti con un telone.
C’era polvere e sporco ovunque.
Si girò intorno, dando un’occhiata, poi si accorse che mancava qualcosa…
-Spike! Dove ti sei cacciato?-
Il vampiro era sulla soglia, bloccato dalla barriera della casa.
-Ehm, mi piacerebbe entrare, ma, sai com’è, non è proprio…-
Buffy scosse la testa.
-Entra, Spike!-
Spike scrollò le spalle, e varcò la soglia.
Era così strano… così diverso…
Adesso lei lo aveva ufficialmente accettato nella sua vita.
E se ne sentiva inspiegabilmente felice.
-Come dire… “Casa dolce casa”, giusto?-
Buffy annuì, sorridendo.




XVII.

Il Bronze.
Sembrava lontano anni luce.
Sembrava passata un’eternità dall’ultima volta che aveva varcato la sua soglia.
Eppure non era neanche un anno…
O forse sì, erano molti anni.
Forse non vi entrava da quando i suoi amici erano morti.
Ma adesso, mentre si avvicinava alla pista da ballo con Spike al suo fianco, proprio non lo ricordava.
Si erano concessi una serata di svago, l’ultima, prima dell’incantesimo.
Dopo aver invocato Anyanka, tutto sarebbe venuto da sé.
Finalmente avrebbe riabbracciato i suoi amici, la sua famiglia…
Ma no, ora doveva cercare di non pensarci.
Ora doveva solo rilassarsi.
…Si stupì nel pensare che, accanto a Spike, vi riusciva benissimo.
Quando Spike le era accanto, riusciva a sentire quasi un senso di protezione.
E questa, era una sensazione che non provava da molto tempo.
La folla del Bronze si diramava, lasciandoli passare.
Guardandosi intorno, Buffy poteva riconoscere volti familiari.
Persone che un tempo aveva conosciuto.
Persone che le avevano presentato, ma di cui non ricordava il nome.
Persone che l’avevano odiata, invidiata, compatita, quando aveva perso tutto…
Certo, all’epoca la perdita dei suoi cari non fu un caso isolato.
Intere famiglie furono distrutte tragicamente, destinate a non ricomporsi mai più…
Come se avesse avvertito i suoi pensieri, Spike la girò intorno, portandola davanti a sé.
La strinse a sé, abbracciandola quasi.
Dopo un momento, Buffy appoggiò la testa alla spalla del vampiro.
Si muovevano lentamente, seguendo la musica, così coordinati che sembrava quasi non avessero fatto altro, in vita loro.
Il vampiro le fece fare una mezza giravolta, poi, prendendole il mento con una mano, le alzò il viso.
-Non pensarci, ok? Lascia perdere tutto…-
La Cacciatrice annuì, non distogliendo lo sguardo dal suo.
Continuarono a ballare, guardandosi negli occhi.
Buffy sorrise leggermente.
Se credeva di aver perso William, il ragazzo timido di New York, si sbagliava…
Era sempre lì, solo nascosto molto bene dalla spavalderia e arroganza di Spike.
-Questa tua maledetta sicurezza un giorno ti ucciderà…- mormorò sotto voce, sorridendo ancora.
Il vampiro inclinò la testa di lato, socchiudendo gli occhi.
-Cosa?-
Buffy rise brevemente, poi lo strinse di più a se, appoggiando la guancia alla pelle del suo spolverino.
-Niente. Balla-

Si allontanarono dalla pista solo dopo altre cinque o sei canzoni.
Trovarono un tavolo in penombra, leggermente discosto dagli altri.
Buffy si sedette, mentre Spike andò al bar.
Guardandosi intorno, la ragazza notò improvvisamente alcuni piccoli cambiamenti.
Non rilevanti, certo, ma vi era qualcosa di diverso.
Non che le importasse, dopotutto.
L’arredamento del Bronze non era mai stato uno dei suoi problemi.
La verità, era che le persone che lo frequentavano, erano cambiate.
Tutte le persone nella sala erano suppergiù della sua età.
Non c’erano più liceali. Non era più un locale di adolescenti.
C’erano vampiri, però. Ovunque.
Poteva girare lo sguardo in ogni direzione, per trovarne uno in attesa.
Era questo il motivo.
Ormai, il Bronze era frequentato solamente da persone che erano in grado di difendersi.
Improvvisamente, si chiese che fine avesse fatto Faith.
Era riuscita, Faith, a domare questa forza demoniaca in continuo tumulto?
O si era arresa… proprio come aveva fatto lei?
…Ricordò cos’era successo, prima dell’Ascensione.
Mancavano solo pochi giorni, al Graduation Day.
Tutto era pronto, da ambo le parti.
Ma non Faith. Faith non era ancora pronta.
Non poteva esserlo, se era ancora così in bilico tra le forze del bene e quelle del male.
Così, era fuggita.
Un viaggio di redenzione in Europa.
Li aveva abbandonati nel momento di maggior bisogno.
E il Sindaco era sorto.
Ed era stato sconfitto.
Non prima di aver divorato Willow, Xander, Oz, Cordelia, Giles e Angel.
Oltre ad un’altra trentina di persone.
…In cuor suo, sperava veramente che Faith ce l’avesse fatta.

Dopo un’attesa snervante, Spike riuscì finalmente a ordinare.
Non ricordava che il servizio fosse così pessimo.
Anche perché non aveva passato troppo tempo a Sunnyhell.
Mentre si stava girando, diretto verso il tavolo dov’era già seduta Buffy, qualcuno bussò alla sua spalla.
Sbuffando, si girò, impacciato, trovandosi davanti una moretta che gli sorrideva.
Mise a fuoco velocemente quei tratti, cominciando a ricordare…
Si ritrasse istantaneamente, attento però a non versare le sue bibite.
La Cacciatrice.
L’altra.
Quella che non era seduta al suo tavolo.
Quella non amichevole.
E quella che, a giudicare dal suo sguardo, aveva una gran voglia di uccidere qualcosa.
Arretrò lentamente, assumendo il suo miglior sorriso beffardo.
-Che onore… Faith la Cacciatrice qui davanti ai miei occhi…-
Lei sorrise, quasi lusingata che lui l’avesse riconosciuta.
-In persona, Spikey… Come mai di nuovo da queste parti?-
‘Per riportare te e tutto il tuo mondo in un posto che non ti farà di certo piacere’ avrebbe voluto gridarle.
Ma sorrise solamente, stringendo i denti.
-Ho degli affari qui… Sai, affari personali…-
Fece un breve cenno del capo.
Faith seguì la direzione, e sgranò gli occhi istantaneamente.
-…Buffy?…-
Fulminea, lo superò, senza neanche accorgersi di lui, e Spike dovette letteralmente correrle dietro.

Con passi veloci e decisi, Faith si avvicinò alla ragazza mora nell’angolo.
Sorrise apertamente, e gli occhi quasi le si illuminarono.
-Ehi… come sta la mia newyorkese preferita?-
Buffy sobbalzò sulla sedia, girandosi verso di lei e riconoscendola all’istante.
-Faith…-
Si alzò, abbracciandola felice.
E la gioia, che almeno lei fosse sopravvissuta fino a quel momento, annebbiò qualsiasi altra sensazione di disagio potesse provare.
Si sedettero, entrambe sorridendo.
Spike prese posto davanti a loro, ma era come se fosse invisibile.
-Come va il movimento demoniaco qui a Sunnydale?-
Faith scosse la testa, facendo tintinnare i lunghi capelli scuri.
-Un po’ fiacco, nell’ultimo periodo… O forse, era solo più divertente quando c’eri anche tu…-
Buffy sospirò, abbassando lo sguardo.
-Mi dispiace, Faith, ma non credo che tornerò a cacciare… Non so neanche quanto resterò qui…-
Faith inarcò un sopracciglio, indicando Spike.
-Ah, a proposito… sei, con lui?-
Buffy voltò il capo verso Spike.
Il vampiro si stava guardando intorno, canticchiando tra se e se le parole di una canzone.
Si girò di nuovo verso Faith.
-Sì… è, una lunga storia…-
Faith sbuffò, alzandosi e prendendo con sé il braccio dell’altra Cacciatrice.
-Lo sai, non sono il tipo delle ‘lunghe storie’… preferisco passare all’azione…-
Così dicendo, la fece alzare, e la spinse verso la pista da ballo.
Prima di scomparire tra la folla, Buffy guardò Spike.
Alzò le braccia, sorridendo, poi seguì l’altra ragazza.
Il vampiro abbassò gli occhi, bevendo un lungo sorso della sua birra.
Sperava soltanto di non essere arrossito…
Quella ragazza lo avrebbe fatto impazzire!
Dopo qualche minuto, ritrovò le due nella folla sulla pista.
Sorrise.
Due delle Cacciatrici più forti che avessero attraversato la Terra.
Due degli esseri più letali che si potessero incontrare.
La band suonava un rock sfrenato, e le ragazze continuavano a muoversi convulsamente.
Spike realizzò che, per loro, anche ballare era come combattere.
La stessa grinta, la stessa energia, la stessa passione.
In pochissimo tempo, quella vista richiamò la sua sete di sangue.
Alzandosi, si allontanò furtivamente verso l’uscita.




XVIII.

Sudate e ansimanti, Buffy e Faith ritornarono al loro tavolo, trovandolo… vuoto.
Buffy inarcò un sopracciglio, guardando intorno.
-Dov’è finito Spike?-
Faith scrollò le spalle.
-Probabilmente sarà uscito… si sarà sentito trascurato, con tutti quei tizi che ti giravano intorno…-
Buffy arrossì, abbassando gli occhi.
-Non è… Spike non è il mio… niente! E’ solo una questione di…-
-Affari?- Le venne in aiuto l’altra Cacciatrice, sorridendo incoraggiante.
Buffy annuì vigorosamente.
-Precisamente-
Faith sorrise, socchiudendo gli occhi.
-E quindi… se in questo momento ti si stesse avvicinando un ragazzo mooolto carino, non lo respingeresti, vero?-
Buffy assunse un’espressione sorpresa, guardandola stranamente.
-Cosa intendi per…-
Faith le fece segno con la testa di girarsi.
Buffy eseguì, voltandosi di scatto.
Davanti a lei, un ragazzo dagli occhi chiari e i capelli castani, abbastanza carino.
E che le ricordava terribilmente Xander.
Il ragazzo le sorrideva invitante.
-Ti ho vista ballare… Sei davvero formidabile in pista…-
Le porse la mano.
-Io sono Parker.-
Buffy strinse la mano che le si veniva offerta, sorridendo.
-Io sono Buffy.-
Continuando a guardarli, Faith si allontanò lentamente dai due.
Nonostante avesse cercato di cambiare il suo carattere, purtroppo alcuni difetti erano rimasti, irremovibili.
Odiava ancora guardare due persone farsi gli occhi dolci.
Soprattutto, quando lei non era uno dei due.
Uscì dal locale, respirando a pieni polmoni l’aria libera all’esterno.
Pace.
All’esterno c’era solo pace.
La musica che proveniva dall’interno, era solo un lieve tamburellare di dita.
Magia delle pareti insonorizzate!
Grande idea applicarle al Bronze.
Il costruttore era stato previdente, riguardo le possibili lamentele…
Tutt’a un tratto, le grida di una ragazza la riscosse dai suoi pensieri.
Non erano vere e proprie grida, erano più come dei labili lamenti.
Ugualmente, i suoi sensi acuiti di Cacciatrice erano riusciti a percepirli.
Senza pensarci due volte, corse in direzione delle urla.
I suoi sensi gridarono ‘vampiro’ quando era ancora lontana.
E, in effetti, una figura scura era piegata su una ragazza.
Era inequivocabile quello che stesse facendo.
Pronta a correre in soccorso della ragazza, si bloccò immediatamente quando notò un’altra figura apparsa improvvisamente accanto ai primi due.
Riconobbe lo spolverino nero, e i capelli quasi bianchi.
Restando in disparte, nell’ombra, vide Spike dirigersi a larghe falcate verso il vampiro.
Gli vide afferrargli il collo, e spezzarlo in una mossa veloce.
Fece un passo avanti, decisa a vedere più chiaro nella situazione abbastanza… strana, in cui si era venuta a trovare.
Quando si bloccò di colpo, per la seconda volta.
Quando Spike si avvicinò ancor di più alla ragazza caduta in terra, ancora sanguinante dal collo.
Lo vide soffermarsi lungamente a guardare le due piccole fessure sul collo da cui usciva così tanta vita.
E lo vide abbassarsi accanto a lei…
Ok, era abbastanza.
Con passi decisi si avventò su Spike, facendolo alzare e inchiodandolo alla parete.
Spike non ebbe neanche il tempo di chiedersi cosa fosse successo.
Si ritrovò improvvisamente contro la parete del Bronze, un paletto puntato pericolosamente al cuore.
Risalì lentamente il braccio del suo aggressore, sapendo già chi vi sarebbe stato…
Faith gli sorrideva, stavolta minacciosa.
Era chiaro che stavolta il paletto sarebbe servito all’uso.
-Ascolta, Spikey… Sei un amico di Buffy, ok, per me va bene… Fino a che non mangi qualche umano della MIA città-
Spike girò il naso, quasi disgustato da quello che aveva detto.
-Non avevo intenzione di ‘mangiarla’, tesoro. Nel caso non lo avessi notato, io la ho ‘aiutata’. E mi sono abbassato accanto a lei solo per controllare le sue condizioni-
Faith non abbassò la guardia, per niente convinta.
-Certo. E questo viene da un vampiro sanguinario che per il secolo passato ha seminato stragi in Europa…-
Spike le sorrise, in segno di sfida.
-Aggiorna i diari, Cacciatrice. Sono mesi che non assaggio sangue umano… grazie all’ottimo intervento della tua amica- girò gli occhi, quasi vergognandosi.
La Cacciatrice non allentò la presa.
-Appunto. Cosa fa un vampiro molto mooolto assetato di sangue, per placare una sete che dura ormai da mooolto tempo? Mangia. E qual è il compito della Cacciatrice? Uccidere.-
Spike rise, rise veramente.
-Dio, tesoro, sei ancora così legata a ‘Cacciatrice= bene, vampiro=male’? Non puoi uccidere indiscriminatamente tutti i vampiri… è solo… non conveniente.-
Mentre Faith stava per rispondere ‘cosa’, credeva fosse veramente conveniente, la voce di Buffy interruppe la conversazione.
E Buffy sembrava abbastanza adirata.
-Cosa diavolo sta succedendo qui?-
La Cacciatrice bionda guardò alternatamene tra Spike e Faith.
Spike notò che con Buffy c’era un ragazzo.
Inconsciamente, strinse i denti, mentre uno strano senso di disagio cominciò a invaderlo lentamente.
Faith fu la prima a rispondere.
-Il tuo amico, qui, ha avuto un improvviso attacco di… fame- disse la Cacciatrice mora, notando la presenza di Parker dietro Buffy.
Buffy annuì lentamente, quasi ingerendo la notizia.
Si girò verso Parker, sorridendo leggermente.
-Spiacente, Parker, ma vedi, devo risolvere questo piccolo problema… Ci rivedremo domani sera?-
Parker sorrise, mostrando i suoi denti brillanti.
-Certo, Buff. Domani va bene. Ci vediamo.-
Si piegò leggermente, baciando lievemente la guancia di Buffy. Poi rientrò nel locale.
Spike strinse ancor più strettamente i denti.
Per un momento, dimenticò quasi di trovarsi nella… situazione in cui si trovava.
Ma lo sguardo gelido che Buffy gli rivolse servì subito allo scopo.
Continuando a guardarlo, la bionda mormorò poche parole.
-Faith, potresti… lasciarci soli?-
La mora scambiò uno sguardo con l’altra Cacciatrice, e considerò che SICURAMENTE avrebbe fatto meglio ad andarsene.
Eppure non era ancora convinta.
-Forse è meglio che io rimanga… potresti aver bisogno di… aiuto?-
Buffy scosse la testa, più che decisa.
-Grazie. Posso cavarmela da sola.-
Faith annuì, e dopo aver rivolto un ultimo sguardo omicida al vampiro, rientrò anche lei nel Bronze.
Spike rimase ancora contro la parete.
Aspettando la prossima reazione della bionda, estrasse sigaretta e accendino, e in breve tempo la sua sigaretta stava bruciando sotto la suola della sua scarpa.
Buffy restò a guardarlo per qualche minuto, braccia incrociate ed espressione serissima sul viso.
Poi, finalmente, senza smettere di guardarlo, cominciò a parlare.
-Credevo che tra noi ci fosse un patto.-
Spike girò il naso, alzando gli occhi al cielo.
-Credevo non fossi pronta ad un nuovo ragazzo.-
La Cacciatrice lo guardò stranamente.
-E questo cosa centra?-
-E il ragazzino che ti sei portata dietro?-
-Parker?-
Il vampiro girò il naso ancora una volta.
-Parker…- pronunciò il nome come fosse una cosa velenosa. –Quanto sa questo di deja vu?-
Buffy alzò un sopracciglio.
Ecco, adesso non era solo arrabbiata.
Era addirittura infuriata.
E abbastanza confusa.
-Cosa intendi?-
Spike sbuffò.
-Oh, andiamo… non è scattato nessun campanello d’allarme? Nessuna strana sensazione ‘Ehi-ho-già-parlato-con-questo-tipo’?-
-Ascolta, Spikey, solo perché ho già incontrato la metà della popolazione di Sunnydale, non significa che debba sentire questa sensazione ogni dannatissima volta…-
-Già, hai ragione. Non è così ogni volta. Lo è solo quando hai fatto qualcosa di ‘più’, del semplice parlare con questa determinata persona.-
Buffy sgranò gli occhi, incredula.
-Stai dicendo che io… e Parker…- gesticolò animatamente, indicando tra se stessa e il locale.
Spike annuì.
-Esattamente, Cacciatrice. Siete andati a letto insieme. E dopo lui ti ha buttato via come un giocattolo vecchio.-
-…cosa?-
-Spiacente di fartelo sapere così, ma è la verità. Il ragazzino è uno sporco bastardo. Non ti consiglierei di mischiarti con gente come lui.-
Buffy lo fissò in tono di sfida, mani sui fianchi.
-Gente come lui… e come ‘te’?- puntualizzò.
Spike le rivolse uno strano sguardo, scotendo le spalle.
-Ma tu non stai uscendo con me, quindi dov’è il problema?-
Buffy sospirò, stanca di litigare.
-Forza, andiamo a casa…-
Si girò per allontanarsi, ma poi cambiò idea e si fermò un attimo.
-Spike… lo so che sei un vampiro, ma abbiamo fatto un patto. Quindi, se mai si ripetesse l’episodio di stasera… lascerò che Faith faccia il suo lavoro.-
Il vampiro rise per un attimo, una risata fredda, quasi… cattiva.
La superò con lunghe falcate, continuando a parlarle.
-Spiacente di deluderti, dolcezza, ma non lo faresti… Non lo fai mai.-
Buffy lo guardò allontanarsi nell’oscurità.
Perché rendeva tutto così maledettamente difficile?
Perché proprio ora che stava cominciando a vederlo come un uomo, tornava ad agire da bestia?
…E le parole che aveva detto… ‘Non lo fai mai’…
Spike aveva visto l’altra dimensione.
Aveva vissuto entrambe.
Sapeva cosa le avrebbe riservato il destino dall’altra parte.
Sapeva cosa il destino avrebbe riservato a se stesso.
Cosa voleva Spike così ardentemente, da rischiare tutto, da allearsi con lei, la Cacciatrice, pur di ottenerlo?
…Non aveva tempo per queste domande senza risposta.
C’era un incantesimo da essere castato.
E una demonessa da rendere umana.
Ci avrebbe pensato più tardi…

XIX.

-Oh Anyanka, in nome delle donne tradite io ti invoco!-
Un vortice di luce improvviso si scatenò attorno a Buffy, avvolgendola completamente.
Spike, dall’altro lato della stanza di fronte a lei, assisteva impaziente.
-Oh Anyanka, in nome delle donne tradite io ti invoco!- La Cacciatrice ripetette ancora a gran voce.
Finalmente, il vortice cessò, materializzandosi in una donna.
Una donna dal volto trasfigurato, e un ciondolo verde al collo.
Quel ciondolo.
-Pronta a servirti, Cacciatrice- Anyanka mormorò con un ghigno maligno.
Buffy annuì, ricordando a perfezione il piano.
-Ho bisogno che tu mi faccia un favore…-
La demonessa avanzò lentamente, avvicinandosi a lei.
-Qualsiasi desiderio di vendetta tu abbia, verrà esaudito.-
Anche Spike si stava avvicinando lentamente.
I suoi passi, silenziosi come quelli di un felino, erano lunghi e decisi.
-Sì, beh, in effetti c’è qualcosa…-
Buffy rialzò il viso, portandolo all’altezza della demonessa.
Anyanka la guardò interrogativamente.
-Qual è il tuo desiderio?-
Buffy tacque, lasciando che si avvicinasse ancora un po’.
Finalmente era ormai ad una distanza accettabile.
-Sai, ho sempre desiderato avere quel ciondolo… Non immagini quello che ho fatto patire a mia madre...-
In un attimo, Spike era sulla demonessa, tenendola fermamente con le braccia dietro la schiena.
Anyanka guardò prima il vampiro, poi la Cacciatrice, con uno sguardo di odio e di disprezzo.
-Che cosa significa tutto questo? E’ lui quello che deve essere punito?-
Buffy si avvicinò a lei, sospirando.
-Sfortunatamente no…- si interruppe, guardando Spike. –Anche se forse, sarebbe divertente vedere...-
-Cacciatrice.- la ammonì Spike. –Non perdere altro tempo.-
La bionda sbuffò, e senza perdere altro tempo, strappò con decisione la collana dal collo della sua proprietaria.
Anyanka si dibatté lungamente, ringhiando e minacciando.
-Restituitemi immediatamente il mio ciondolo! Lo rivoglio ad…-
Non ebbe tempo di finire, che Buffy, con un colpo potente, scagliò la collana contro la parete, rompendola in mille parti.
Ci fu un grido, e poi un’esplosione di luce.
Spike rimase immobile, incapace di muoversi.
Girò soltanto gli occhi, chiudendoli.
Buffy alzò un braccio, proteggendosi così la vista.
Qualche istante dopo la luce svanì.
Buffy guardò l’ex demonessa.
Al suo posto, vi era una ragazza dai lineamenti normali, una brunetta vestita in azzurro, ancora tenuta saldamente da Spike.
La Cacciatrice fece al vampiro un segno con la testa, e lui la lasciò andare.
Anyanka cadde al pavimento, priva di sensi.
Buffy incrociò le braccia, guardandola dall’alto.
-Questo… è stato anche troppo facile!- esclamò, guardando Spike.
Il vampiro scrollò le spalle.
-Non lamentarti troppo.- mormorò mentre si abbassava per prendere tra le braccia la ragazza svenuta.
Buffy rimase in cucina, pensierosa.
Era stato tutto troppo facile.

Spike depositò la ragazza sul letto, facendo attenzione a che non si svegliasse.
Tutti i suoi sforzi furono comunque inutili.
Anyanka si svegliò di scatto.
Accorgendosi del vampiro, gridò, spaventata.
Lui le mise una mano sulla bocca per zittirla.
-Senti, bellezza, se non chiudi quella dannata bocca sveglierai mezzo vicinato!-
La ragazza combattè per liberarsi, ma Spike la tenne ancora ferma.
-Se ti lascio libera, prometti di non urlare?-
La moretta annuì, l’espressione ancora adirata.
Cautamente, Spike la lasciò andare, e la ragazza scattò dall’altra parte del letto.
-Chi siete? E cosa volete da me? Perché mi avete tolto i miei poteri? E cosa-
Spike sospirò, alzando una mano per fermarla.
-Una domanda alla volta, tesoro.-
Anyanka sospirò, cercando di calmarsi.
-Ok. Bene. Chi siete voi?-
-Beh, credo che tu conosca già Buffy…- il vampiro indicò con un dito il pavimento. -…la Cacciatrice.-
La moretta annuì.
-Io, sono Spike, o William the Bloody, come preferisci.-
Lei sbarrò un attimo gli occhi, cominciando a realizzare.
-Oh, dannazione… avevo sentito di voi… Tu-
Gli si avvicinò, puntandogli un dito contro.
-Tu sei quello che ha visto l’altra dimensione, giusto?-
Spike annuì.
-Già. Si può dire che abbia avuto… qualche specie di visioni…-
Si fermò un momento, guardandola negli occhi.
-…Come quella vampira, Drusilla.-
Anyanka lasciò cadere il braccio, guardandolo preoccupata.
-Non sarebbe dovuto succedere…-
Lo guardò, un’accusa nei suoi occhi e nelle sue parole.
-Quello che state facendo… E’ tutto sbagliato! Potrebbe cambiare l’ordine delle cose..-
-Le cose sono già cambiate!- esclamò Spike, in tono arrabbiato.
-Il mio odiato Sire non ha mai vampirizzato quella pazzoide, io non sono mai stato vampirizzato da lei, non sono mai arrivato a Sunnyhell, Angel non ha mai perso l’anima, e poi è morto…-
-Insieme agli altri.- aggiunse Anyanka.
-E non ho mai preso quell’aggeggio nella testa.- concluse il vampiro.
-E immagino che questo ti stia uccidendo, giusto?- la ragazza mormorò, sollevando un sopracciglio.
Spike sbuffò, girando gli occhi.
-Non è questo il punto…-
-Oh no, davvero?- Anyanka lo interruppe nuovamente, un sorrisetto di scherno dipinto sul suo viso.
-Ascolta, Anya, devi aiutarci… noi dobbiamo..-
-Si è svegliata?-
Buffy apparse sulla soglia della porta, guardandoli entrambi.
Un largo sorriso si disegnò sulle sue labbra quando vide l’ex demonessa.
-Meraviglioso! Spike ti ha già spiegato tutto, vero?-
Anya annuì a denti stretti, fissando la Cacciatrice.
-Già, e come gli stavo dicendo io..-
-Credo che per il momento abbiamo parlato abbastanza, tesoro.-
Spike guardò la ragazza con un’espressione minacciosa, intimandola col solo sguardo di tacere.
Anya si lasciò cadere sul letto, sbuffando.
Incrociò le braccia al petto, mettendo il broncio, e guardando dritto davanti a sé.
-Abbiamo finito di parlare.- Convenì non proprio felicemente.
Buffy passò un’occhiata curiosa tra i due.
Decise che, comunque, si sarebbe fatta raccontare ‘dopo’ da Spike cosa stava succedendo.
Uscì dalla stanza, lasciando la porta socchiusa alle sue spalle.
Anche il vampiro si avviò verso la soglia.
-Perché non vuoi che lei sappia?- Anya mormorò.
Spike si fermò, immobile per un istante.
Senza girarsi, le rispose.
-Perché questo la farebbe soffrire.-
Poi, uscì frettolosamente dalla stanza.
Anya si sdraiò sulle lenzuola pulite, guardando il soffitto.
-No… perché questo farebbe soffrire te.-




XX.

C’era una calma innaturale.
E silenzio.
Non avrebbe dovuto essere tutto così silenzioso.
Né così… noioso.
Anya girò agli occhi verso il cielo, pregando nella sua mente che qualsiasi divinità abitasse il cielo la ascoltasse.
Pregando sopra ogni cosa che D’Hoffrin potesse sentire i suoi lamenti.
Aver perso i poteri era già di per sé una cosa terribile, ma questo…
Beh, questo, non faceva che aumentare a dismisura il fattore ‘terribile’.
Il vampiro era seduto su una poltrona davanti a lei.
Si rigirava tra le dita un pugnale dall’aspetto molto, molto affilato e molto, molto cattivo, mentre lanciava occhiate di tanto in tanto alla Cacciatrice.
La quale Cacciatrice era invece presso la finestra, con lo sguardo perso nel vuoto, cercando chissà quale risposta ai problemi del mondo nel vialetto dei vicini.
Oh sì, niente poteva andare meglio.
Anya si guardò intorno un’ultima volta, annoiata a morte.
Poi si alzò di scatto, andò verso l’armadio, afferrò una giacca e si avviò con aria pratica verso la porta.
-Dove credi di andare?-
La ragazza mora si volse verso Spike, incrociando le braccia sul petto.
-Solo perché tu e Ragazza Amazzone- fece un breve cenno nella direzione di Buffy, che era rimasta ferma al suo posto –siete campioni nel rimuginare, non significa che è quello che farò anch’io!-
Spike la guardò alzando un sopracciglio.
Chiaramente, il fatto che qualcuno potesse definirlo un ‘rimuginatore’ lo infastidiva parecchio.
Si alzò dalla poltrona, dirigendosi minacciosamente verso la porta, quando la voce di Buffy lo anticipò.
-Cosa avresti in mente?-
Anya e Spike si girarono verso Buffy, che adesso stava di spalle alla finestra e sorrideva maliziosamente.
Gli occhi dell’ex demone si accesero istantaneamente.
-Oh, solo un po’ di divertimento…-

-Ricordami di nuovo… perché siamo qui?-
Spike le rivolse un’occhiata torva.
-Perché TU eri così aperta a fare qualcosa per la serata… eri tutta, ‘cosa vuoi fare’…-
Continuarono ad addentrarsi nella massa di motociclisti seduti presso il bar.
-Ma la vera domanda è- riprese a parlare Spike dopo qualche momento –perché dovevamo portare anche lei?-
Guardò con aria esasperata nella direzione di Anya.
Affianco all’ex demone, Faith stava parlando con uno dei motociclisti.
Buffy girò gli occhi, altrettanto esasperata.
-Dove sono finite le tue maniere? E’ arrivata proprio mentre stavamo uscendo, e sarebbe stato scortese non invitarla…-
Improvvisamente, Anya comparve al loro fianco, un sorriso di plastica sul suo viso.
-Così, vedo che voi persone allegre vi state divertendo!-
Sia Buffy che Spike sospirarono all’unisono, meritandosi un’occhiataccia da Anya.
-Oh andiamo… è vero che siete noiosi-
Spike prese un altro sorso distratto dalla sua birra, mentre Buffy continuava a fissarsi le unghie.
Anya ne ebbe abbastanza.
-Va beeeene… tu, Buffy, vieni con me… mi è sembrato che un tipo da quella parte ti stesse guardando in una certa, ehm, maniera…-
Il vampiro corrugò la fronte, fissando nella direzione nella quale avrebbe dovuto essere il suddetto ‘tipo’.
Buffy solo sbadigliò annoiata.
Ma Anya non avrebbe ricevuto un no come risposta.
Afferrò il braccio di Buffy, alzandola di peso e trasportandola dall’altro lato del bar.
Spike riuscì ad afferrare soltanto qualche smorzato ‘…Vedrai… Sarà divertente…’ prima che la musica disperdesse completamente le loro voci.
Grugnendo, sbatté giù la bottiglia, ottenendo un paio di sguardi non proprio amichevoli dal barista.
Prese un altro lungo sorso, decidendo che, una volta o l’altra, avrebbe fatto soffrire all’ex demone della vendetta qualche lunga e atroce tortura.
La conosceva solo da qualche ora, ma lei gli dava già sui nervi!
Cosa non facile, dopo la lunghissima esperienza di William the Bloody…
Bisogna acquistare un po’ di pazienza, col passare dei secoli!
E la sua serata era destinata senza dubbio a migliorare…
Faith, l’altra Cacciatrice, si sedette sullo sgabello accanto al suo, guardandolo fisso.
Spike girò gli occhi per l’ennesima volta quella sera.
-Allora, biondino, a quanto pare non siamo così cattivi come sembriamo… La cara e vecchia Buffy ti ha messo la museruola…-
Il vampiro ringhiò, rivolgendole uno sguardo omicida.
-Io sono ANCORA cattivo- esclamò ad alta voce –e quanto alla museruola… potrei dire lo stesso di te, tesoro-
Faith si accigliò, infastidita dal commento.
-Cosa diavolo stai dicendo?-
Spike le sorrise beffardo.
Era riuscito a coglier nel vivo.
-Ci sono alcune cose che definitivamente andrebbero spiegate… come, perché ogni volta che vedi Buffy ti si accende una strana luce negli occhi… o perché, ogni volta che è nei paraggi, sei inspiegabilmente affabile e cortese con tutti…-
Faith lo prese per il bavero della camicia, avvicinandolo a sé con violenza.
-Stai insinuando che io sia…-
Lasciò appositamente la frase in sospeso, stringendo gli occhi per sembrare più minacciosa..
-Sì, dolcezza, sto dicendo tu lo sei… almeno per la cara Buffy-
Faith lo guardò ancora negli occhi per qualche momento, indecisa sul da farsi.
Impalettarlo all’istante?
Oppure usarlo come sacco da boxe, e poi impalettarlo?
Ci rifletté su, e dopo qualche attimo lo lasciò andare, cominciando a ridere di cuore.
Spike tornò a sedersi al suo posto, piuttosto confuso dal comportamento della Cacciatrice.
-Al momento, quello che ho detto non sembrava essere così divertente…-
Faith lo guardò un momento prima di rivolgersi al barista e ordinare altre due bottiglie di birra.
Poi, prese una delle bottiglie e la porse a Spike, guardandolo divertito.
-Che posso dire… sei un vampiro perspicace, oltre ad essere molto coraggioso-
Spike prese la bottiglia che gli era offerta, ricambiando il sorriso.
-Vuol dire che per stasera non mi ucciderai?-
I due brindarono insieme con le bottiglie, prendendo lunghi sorsi.
-Direi definitivamente di no…-

Buffy sorrise a trentadue denti, desiderando soltanto di poter scomparire.
Teneva le mani insistentemente incrociate davanti al petto, immobile.
Questo tipo (Matt, aveva detto di chiamarsi) le stava parlando della sua motocicletta ininterrottamente da dieci minuti.
La Cacciatrice ormai temeva che, se non si fosse fermato per prendere un po’ d’aria, sarebbe di certo morto d’asfissia.
Matt si fermò, guardandola in attesa.
Buffy sgranò gli occhi.
Probabilmente le aveva fatto una domanda… deve averle fatto una domanda…
Che diavolo le aveva chiesto?
Abbassò gli occhi.
-Oh, certo…-
Annuì lentamente, sorridendo ancora invitante.
Lui spalancò gli occhi per la contentezza.
La prese per un gomito, facendola girare nella direzione dell’uscita.
-Vieni… la mia bellezza ci sta aspettando…-
Buffy si fermò al suo posto, immobile, guardandolo strana.
-Bellezza?-
Anche lui le rivolse uno sguardo confuso.
-Sì, Buf… è quello ti ho chiesto… se volevi venire ad ammirare la mia piccolina… la mia moto…-
La Cacciatrice spalancò gli occhi per la sorpresa e l’errore commesso.
-Ascolta…- come diavolo si chiamava… -…Matt, davvero non posso… Vedi, sono qui con degli amici, e credo che saranno davvero preoccupati in questo momento…-
Come per magia, Buffy scorse la testa di Anya nella folla.
-Ecco, ho visto la mia amica proprio in questo momento… mi scuserai…-
Sorrise per farsi perdonare, guardando Matt abbassare la testa sconfitto.
L’uomo si lasciò cadere i lunghi riccioli neri davanti agli occhi, quasi sul punto di piangere.
Buffy tremò leggermente.
Non avrebbe mica…
Come se fosse stata inseguita dal demonio in persona, la Cacciatrice si diresse nella direzione di Anya, strappandola dalle grinfie di un altro motociclista piuttosto assatanato.
L’ex demone squittì, cercando di divincolarsi, ma la presa dell’altra ragazza era troppo forte.
Si lasciò portare malvolentieri agli sgabelli dove avevano lasciato Faith e Spike, sedendosi vicino al bar.
Poi sospirò.
Buffy si guardò intorno, lievemente preoccupata.
Dov’erano Spike e Faith?
-Dove sono Spike e Faith?- domandò ad alta voce.
Anya scrollò le spalle, dimostrando la sua completa indifferenza.
Fece un piccolo occhiolino, invece, al barista, sorridendo molto amichevolmente.
Sorridendo affabilmente, il barista le mise davanti un drink, appoggiandosi sul tavolo qualche momento con aria, che secondo lui, doveva essere sexy, prima di tornare ai suoi affari.
Anya tornò a girarsi, sorseggiando il suo drink.
Il suo sguardo ricadde su Buffy.
La Cacciatrice stava allungando la testa per cercare di trovare i due.
Anya poggiò il bicchiere ormai vuoto sul bancone, girando gli occhi per l’esasperazione.
-Non sono ovviamente nei paraggi, e restando qui ferma di certo non li troverai-
Intendeva dirle che era inutile cercarli, e basta.
Buffy invece intese la sua frase in un altro modo.
-Hai perfettamente ragione. Andiamo a cercarli!-
La prese nuovamente per un braccio, facendosi strada tra i nerboruti motociclisti, arrivando vicino all’uscita, e non trovandovi ancora niente.
Buffy si accigliò.
-Dove possono essere andati?-
Anya le picchiò leggermente sulla spalla, facendola girare.
-Credo di saperlo-
Le indicò un punto oscurato sotto una colonna dove due figure si muovevano agitate.
La Cacciatrice si avvicinò con cautela, non volendo credere a quello che ovviamente vedevano i suoi occhi.
Girò l’angolo e lì, appoggiata alla colonna, c’era Faith, apparentemente impegnata a divorare Spike.
I capelli biondo platino del vampiro sembravano quasi illuminarli entrambi.
Incapace di pensare a qualcos’altro, a parte la rabbia crescente che sentiva dentro di sé, Buffy urlò l’unica cosa che le venne in mente.
-Che diavolo sta succedendo qui?!-

Faith e Spike si separarono e si voltarono istantaneamente verso la fonte dell’urlo, entrambi spaventati.
Barcollarono leggermente.
Avevano identici sguardi vacui.
-B-Buffy?- domandò Spike con voce rauca.
Si fece avanti di un passo per toccarle un braccio, ma lei si ritrasse con gesto violento.
-Non osare toccarmi- sibilò.
Anche Faith allora sembrò risvegliarsi un po’ dal suo stato di torpore mentale.
-Su con la vita, B… era solo un bacetto innocente…-
Buffy le puntò un dito contro minacciosamente.
-Un bacetto innocente?! Me lo chiami innocente?!?!-
Anya emerse dall’oscurità, poggiandole una mano sul braccio.
-Andiamo, Buffy, sono entrambi grandi e vaccinati…-
-Sì, Buffy, qual è il tuo problema esattamente?-
Spike le si parò davanti, guardandola con arroganza.
Buffy raddrizzò le spalle.
-Il mio problema…-
-Perché non credere che io non sappia quello che fai- continuò Spike, interrompendola.
Buffy girò gli occhi.
Il vampiro era molto, molto ubriaco.
-Di notte, a volte, tu piangi ancora per lui, vero?-
La Cacciatrice lo fissò con odio, prima di schiaffeggiarlo in viso.
Lui si portò semplicemente una mano alla guancia, continuando a guardarla con aria melliflua.
-Vuoi che Spike lo baci e faccia tutto meglio?-
La risposta fu un pugno nello stomaco, duro.
Il vampiro spalancò gli occhi un momento, prima di mettersi in posizione di difesa.
La verità era che era ancora instabile sui suoi piedi.
Anya si interpose tra i due.
-Penso che per stasera sia abbastanza-
Dopo aver lanciato un’ultima occhiata di disapprovazione a Spike e Faith, l’ex demone prese Buffy per un braccio e insieme uscirono dal bar.
Spike le guardò andare via, e istantaneamente il torpore lasciò un po’ il suo corpo.
Solo abbastanza per ammirare il disastro che aveva combinato.
Portò di nuovo una mano alla guancia che Buffy aveva colpito, abbassando gli occhi.
-Ha ragione. Credo anch’io che per stasera sia stato abbastanza-
Si girò verso Faith, ma la ragazza sembrava non riuscire neanche a reggersi in piedi.
Spike grugnì silenziosamente a se stesso.
Per quanto non volesse avere niente a che fare al momento con lei, non poteva lasciarla in quel posto e in quello stato.
Le mise un braccio intorno alla vita, raddrizzandola.
-Andiamo, Cacciatrice…-




XXI.

-Li-li hai visti?!-
Anya diede una pacca sulla spalla di Buffy, guardandola comprensiva.
La Cacciatrice aveva la testa tra le mani, ancora incredula.
-Voglio dire… quella era Faith! Faith la Cacciatrice che dovrebbe ucciderlo, non… infilargli la lingua in gola…-
L’ex demone sorrise discretamente.
Anche lei era una Cacciatrice.
Anche Buffy lo era, eppure sembrava non avere interessi di tipo proprio omicida nei confronti del vampiro.
Beh, almeno questo accadeva di solito.
-E Spike… quel maledetto figlio di buona vampira… rinfacciarmi ancora la storia di Angel… quando sa che…-
Anya sbadigliò.
Stava per arrivare il momento.
Il momento in cui la donna tradita avrebbe pronunciato le parole fatidiche.
“Vorrei…”
E il suo uomo sarebbe stato torturato nel più orribile dei modi.
Anya assunse un’espressione imbronciata, ricordando che, no, questa volta non sarebbe andata così.
Niente vendette al momento.
Perché la stupida Cacciatrice e lo stupido vampiro con le visioni l’avevano resa umana.
Eppure, per quanto si costringesse ad odiarla, proprio non riusciva a provare altri sentimenti eccetto comprensione per la donna accanto a lei.
Anche lei soffriva, per un uomo, in particolare.
Ed era come lei.
Anya le sorrise.
-Dillo… dì quello che vorresti che subisse… morte, torture… parla pure…-
Buffy allora alzò lo sguardo, guardandola stranamente.
-Tu non puoi... voglio dire… fare vendette, vero?-
L’ex demone girò gli occhi al cielo, sospirando.
-No…- si fermò per farle l’occhiolino -ma può ancora essere divertente sentire i desideri di una donna gelosa… è molto da ragazza umana, giusto?-
La Cacciatrice annuì per un momento.
Poi le parole dell’altra ragazza attirarono la sua attenzione e le fecero alzare di nuovo la testa.
-Cosa? COSA?! Io non sono gelosa! No! Assolutamente! In nessun caso!-
Anya tentò di mascherare il suo sorriso, alzando un sopracciglio.
Portò un braccio intorno alle spalle della ragazza, avvicinandosi a lei con confidenza.
-Ah no, eh? Perchè mi sembrava proprio che qualcuno fosse mooolto geloso…-
Allo sguardo terrorizzato di Buffy, rise piano, continuando.
-Sai la parte, ‘non dovrebbe infilargli la lingua in gola’… beh, quella sembrava molto come ‘ehi, giù le mani, è proprietà privata’…-
Buffy arrossì violentemente, confermando ulteriormente le supposizioni di Anya.
-N-Non dire assurdità… Spike è solo un… vampiro con cui sono costretta a lavorare…-
L’ex demone girò gli occhi.
-Mi era parso di capire che foste amici-
Buffy annuì, ancora balbettante.
-L-Lo siamo… amici… esatto… per questo non c’è nient’altro…-
Anya girò di nuovo gli occhi.
-E’ per questo che tu non sei stata ASSOLUTAMENTE toccata dalla scena in quel bar, giusto?!-
La Cacciatrice sospirò rumorosamente, nascondendo di nuovo la testa tra le mani.
-Oh cavolo, va bene… forse provo qualcosa per lui…-
-Forse?- rimbeccò Anya alzando un sopracciglio.
Buffy grugnì dall’impazienza.
-Ok, non ‘forse’…-
Anya sorrise, soddisfatta dell’ammissione.
Ma Buffy continuò a parlare.
-… ma questo non cambia niente, perché lui è un vampiro… e lui non prova niente per me… quindi…-
-Buffy, lo sai che queste sono tutte scuse, e anche poco efficaci. E’ evidente anche a un cieco che lui ti vuole…-
La Cacciatrice la guardò, spalancando gli occhi.
-…e la storia su ‘vampiro e Cacciatrice’ non regge per niente nel tuo caso. Non sei stata con un vampiro con l’anima prima d’ora?-
Buffy si rattristò per un momento, assumendo un’espressione seria.
-Appunto. La parola chiave è ‘con l’anima’. Angel aveva un’anima, provava colpa e risentimento per il male commesso in passato… Angel faceva del bene-
-E solo perché Spike non si sente colpevole questo non lo rende meritevole del tuo amore? Per favore! E non mi sembra abbia ucciso umani nelle ultime ore, l’ho visto bere sangue di maiale, quindi…-
La Cacciatrice rise amaramente per un attimo.
I suoi pensieri tornarono alla notte precedente.
Si voltò verso l’ex demone, sembrando più pallida che mai.
-Tu non c’eri. Non eri ancora con noi la notte scorsa… Lui ha cercato di attaccare una ragazza, al Bronze-
Anche Anya assunse un’espressione seria.
-E…?-
Buffy sospirò, volgendo lo sguardo davanti a sé, verso un punto imprecisato.
-E, se non fosse intervenuta Faith, quella ragazza ora sarebbe morta-
Tacquero entrambe, pensierose.
Poi Anya continuò.
-Se solo provassi a parlargli..-
-L’istinto è più forte. E’ più forte di qualsiasi altra cosa, Anya. Vuoi dirmi che rinunceresti ai tuoi poteri per amore?-
L’ex demone sollevò alta il mento, guardandola negli occhi con decisione.
-Io lo farei-
Scandì quelle parole piano, con calma e così tanta intensità che, anche se avesse voluto, Buffy non avrebbe potuto non crederle.
Annuì con la testa, distogliendo lo sguardo da quello così penetrante dell’altra ragazza.
-Beh, allora immagino che i demoni non siano tutti uguali…
Si alzò, intenzionata ad entrare.
Star seduta sulle scale del portico, per quanto molto caratteristico, non era il massimo della comodità.
Mentre stava per varcare la soglia della veranda, Anya la prese per un polso.
Buffy si volse verso di lei, guardandola interrogativamente.
-Anche lui lo farebbe-
Buffy abbassò leggermente le palpebre dalla stanchezza.
Anya continuò.
-E non certo per Faith. Lui lo farebbe. Per te-
Buffy sorrise stancamente.
-E’ quello che mi auguro davvero-

-Coma va la sbornia?-
Spike sobbalzò dal divano.
Fino a quel momento, era stato immerso nei suoi pensieri.
Continuando a maledire tutto e tutti, se stesso in particolare per la sua acuta stupidità.
Ma il suono della sua voce lo aveva risvegliato in un attimo.
E la maschera dell’indifferenza era di nuovo calata sul suo viso.
-Andrà meglio-, borbottò piano, abbassando il capo.
Buffy era indecisa, incerta sul parlare con lui o mandarlo al diavolo per il bello spettacolo con Faith.
Finalmente andò a sedersi accanto a lui sul divano.
Il suo orgoglio, al momento, avrebbe aspettato.
-Hai fatto una cosa molto stupida stasera-
Il vampiro si volse a guardarla di scatto con un’espressione più che sbalordita.
-Cosa? Come osi giudicare..-
-E’ stata una cosa stupida-
Buffy sottolineò l’ultima parola girando il capo verso di lui e guardandolo attentamente.
I corti capelli biondi erano arruffati, segno che lui vi aveva passato una mano più e più volte.
Il suo viso era più pallido del solito, e i suoi occhi intensamente blu la guardavano oltraggiati.
La Cacciatrice sorrise.
Amava il fuoco che vedeva in quegli occhi.
Spike si accigliò vedendola sorridere.
-Perché tutt’all’improvviso stai sorridendo? Pensavo che qui stessimo parlando di cose serie!-
La sua espressione da bambino imbronciato ebbe solo il risultato di accrescere il sorriso di Buffy.
Che, finalmente, non riuscì più a tenersi e scoppiò a ridere.
Il vampiro la guardò perplesso per un attimo, ma poi si unì a lei nella risata.
La sua risata così pura e cristallina gli aveva sempre provocato uno strano calore nel cuore.
Forse perché non era spesso che la si sentiva ridere.
Dopo un po’ smisero entrambi, guardando il pavimento stranamente interessati.
Fu Spike a spezzare il silenzio.
-Hai ragione. Quello che ho fatto… è stato stupido. Non pensavo che avrei potuto ferirti..-
Buffy alzò una mano per fermarlo.
-No, lascia perdere. Non mi ero accorta di averti dato la possibilità di ferirmi-
Si interruppe un momento, come per valutare cosa dirgli, poi continuò.
-L’unica cosa che non capisco è… perché Faith? Perché lei?-
Il vampiro ridacchiò, asciugandosi una lacrima immaginaria.
-Prima di tutto, eravamo entrambi ubriachi. E seconda cosa, perché NON Faith? Lei è una in gamba, Buffy. Ha sofferto molto, lo si può vedere dalla sua espressione triste. Non capisco la tua avversione..-
-Non è un’avversione- Buffy esclamò d’improvviso.
Voltandosi verso di lui, che la guardava ad occhi spalancati e un’espressione piuttosto confusa, la Cacciatrice non poté che sospirare.
-Faith ha… un precedente in questo campo-
Spike sollevò un sopracciglio, urgendola ad andare avanti.
-Quando arrivò a Sunnydale anni fa, lei era… diversa da oggi. Era, come dire, più spensierata, più libera. Non sapeva che Angel fosse il mio ragazzo. Finirono a letto insieme. Non si può dire che Angel si sforzò più di tanto a resisterle-
Buffy rise amaramente, ricordando il dolore di quei giorni.
-Eventualmente, li perdonai entrambi. Non sono il tipo che porta rancore… a lungo. Poi Faith se ne andò per cercare di capire se il suo era un combattimento con o contro il bene, ed Angel morì nell’esplosione del vecchio liceo-
-E questo ci porta ad oggi- commentò Spike.
Buffy annuì leggermente col capo, guardandolo discretamente dall’angolo degli occhi.
-Mi è sembrato come… un deja vu. Non ho potuto sopportarne la vista-
-Me ne sono reso conto. Tu..-
Spike si fermò, alzando il capo e spalancando gli occhi.
Le parole che lei aveva detto si erano finalmente registrate nel suo cervello.
-Buffy, guardami-
La chiamò gentilmente, per fare in modo che anche lei lo guardasse.
Ma Buffy distolse gli occhi, troppo intimorita per farlo.
Allora Spike la prese per un braccio, e con l’altra mano le prese il mento, girandola effettivamente verso di lui.
-Tu mi vedi come il tuo ragazzo?-
Il vampiro deglutì nervosamente, tentando di ingoiare il nodo che gli si era formato in gola.
La Cacciatrice abbassò di nuovo lo sguardo.
-Non… io non lo so. So soltanto che ha fatto male. Come con Angel-
Rise improvvisamente nervosa.
-E’… completamente ridicolo. Non ha alcun senso. Devi scusarmi se ti ho detto quelle cose, io..-
Si volse verso di lui, continuando a parlare, ma le parole le morirono in gola.
Spike la stava guardando con un’espressione così strana.
Seria, così seria che lei si ritrasse leggermente dalla sorpresa.
Il suo sguardo era penetrante, sembrava volerle leggere nell’anima.
Il vampiro alzò una mano per accarezzarle una guancia.
Questa volta, Buffy non si ritrasse dal gesto, ma si piegò un po’ più verso la sua mano gelida.
Spike continuò a guardarla intensamente.
-Non ho mai voluto farti del male. Dio solo sa cosa farei per impedirti di soffrire…-
Il vampiro si avvicinò lentamente alla Cacciatrice, fino a che i loro visi erano a poca distanza fra loro.
-Farei qualsiasi cosa per… renderti felice. Devi solo chiedere-
Spike aveva socchiuso gli occhi, guardandola da sotto le sue lunghe ciglia nere come carbone.
Anche Buffy aveva chiuso gli occhi, una reazione immediata alla sua vicinanza.
Le sue parole le rimbombavano nelle orecchie.
Il sangue continuava a pompare furiosamente.
La Cacciatrice era completamente sovrastata da quella miriade di emozioni.
Sapeva già che, qualunque cosa il vampiro avesse fatto, non avrebbe potuto opporvisi.
Né avrebbe voluto.
-Buffy…-
Spike avvicinò ulteriormente il suo viso, finché fra le loro labbra vi era solo qualche millimetro di distanza.
Poi timidamente, con estrema cautela, le sue labbra sfiorarono quelle della ragazza.
Fu solo una gentile carezza, poi si separarono, guardando stupiti negli occhi dell’altro.
Quello che Spike vi lesse rispecchiava perfettamente i suoi sentimenti.
Senza altro pensiero, si mosse ancora una volta alle sue labbra, lasciando che il bacio si evolvesse da solo.
Il fuoco aveva appena cominciato a bruciare…

XXII.

-Ehmmm…-
Anya si schiarì rumorosamente la voce, guardando tutt’intorno imbarazzata.
Quell’unico suono bastò per riscuotere Buffy e Spike, che si separarono immediatamente.
Il vampiro guardò l’ex demone con aria infastidita.
-Cosa diavolo c’è ora? Non si può avere neanche un secondo di privacy qui?-
Anya non arrossì nemmeno.
Fece segno verso la cucina.
-C’è un’emergenza. Sono dispiaciuta di aver dovuto interrompere il vostro momento idilliaco…-
Buffy e Spike si alzarono, diretti verso la cucina.
Anya si affiancò alla Cacciatrice, sorridendole e facendole l’occhiolino.
Anche Buffy sorrise.
Quello sguardo le ricordava molto quello di Willow, quando stava chiaramente pensando ‘Hai molte cose da dirmi più tardi, signorina’.
Per la prima volta, stranamente, ripensare a Willow non faceva così tanto male…
Entrarono nella cucina e riconobbero immediatamente la figura di Faith in piedi contro la finestra.
Quando l’altra Cacciatrice si voltò, tutti e tre strinsero i denti.
La ragazza aveva un braccio quasi sicuramente rotto e molti lividi su tutta la faccia.
Buffy le si avvicinò con cautela, sfiorandole una guancia con le dita.
Faith si irrigidì un momento, poi si rilassò.
-Chi ti ha fatto questo?- domandò Buffy.
L’altra Cacciatrice si distanziò allora dal suo tocco, arretrando di un passo.
-Vampiri. Un branco di loro. Nel Restfield-
Buffy la osservò a lungo, tentando di pensare ad una possibile soluzione.
Si girò verso Spike, seduto sul bordo del tavolo.
Anche lui aveva la stessa espressione risoluta.
-E, oh, prima che mi dimentichi… due di loro parlavano di un amuleto di John, o qualcosa del genere…-
Anya le si avvicinò, guardandola confusa.
-Amuleto di John?-
Finalmente Buffy sembrò ricordare.
Si affiancò all’ex demone, un’espressione speranzosa negli occhi.
-L’amuleto di Joahnns?- chiese trepidante.
Faith scrollò le spalle.
-Beh, sì, potrebbe essere-
Spike avanzò di qualche passo, scrutandola con attenzione.
-Sei sicura di aver sentito bene, Cacciatrice?-
Faith non alzò gli occhi verso di lui, ancora leggermente imbarazzata dal suo comportamento.
-E’ quello che mi è parso di sentire-
Poi, finalmente, osò alzare gli occhi e guardarlo, e il piccolo sorriso disegnato sul volto del vampiro la rassicurò.
-Ma, sai com’è, non potevo esserne tanto sicura dal momento che stavo pensando a salvarmi la pelle!- Aggiunse, facendogli l’occhiolino.
Spike scosse la testa sorridendo, con aria esasperata.
-Non le fanno più come una volta, le Cacciatrici…-
Buffy gli lanciò uno sguardo quasi ammonitore, sorridendo a sua volta, e alzando una mano.
-Dobbiamo muoverci. Se quel che Faith ha detto è vero, stiamo per arrivare alla conclusione della nostra missione. Anya?-
L’ex demone annuì, andando nell’altra stanza per prendere le cose che le occorrevano.
Buffy tornò poi a guardare Faith, ingentilendo i suoi lineamenti.
-Puoi restare a dormire qui. Con quel braccio non andrai molto lontano-
Faith sorrise riconoscente.
Si avviò verso la porta, non prima di fermarsi accanto all’altra Cacciatrice e schioccarle un sonoro bacio sulla guancia.
Buffy la sentì salire le scale, e sorrise.
Come ogni rapporto fraterno che si rispetti, anche il loro era basato su amore e odio.
Si volse verso Spike, notando che il vampiro aveva sollevato un sopracciglio.
Spike si avvicinò a lei con passi lunghi e misurati, con quella movenza da predatore che gli era caratteristica.
Alzò le mani a cingerle la vita, abbracciandola quasi e affondando il volto nei suoi morbidi capelli dorati.
-Un uomo potrebbe spaventarsi, con tutto l’estrogeno presente in questa casa-
Anche Buffy lo abbracciò istintivamente, trovando conforto nel suo odore di pelle e tabacco.
-Mhm… ma tu non sei un uomo. Tu sei il mio vampiro-
Poi si scostò leggermente, abbassando timidamente lo sguardo.
-Sempre che tu voglia esserlo…-
Spike spalancò gli occhi, felice come non si era mai sentito nella sua dannata vita.
Sollevò la ragazza da sotto le braccia, facendola girare nell’aria come un bambino.
La Cacciatrice rise felice.
Quando il vampiro la rimise su due piedi e la guardò, con i capelli un po’ arruffati, le guance rosate dalla gioia e il leggero affanno che faceva alzare e abbassare più velocemente il suo petto, non poté resistere.
In un lampo abbassò il capo, catturando le sue labbra con le proprie.
Buffy passò una mano tra i corti capelli sul collo di Spike, avvicinandolo a sé quanto più possibile.
Il vampiro le cinse la vita possessivamente.
-Questa ti basta come risposta?- le mormorò con le labbra ancora vicine.
La Cacciatrice annuì, troppo distratta dalla sua vicinanza per sentire veramente quello che stava dicendo.
Le loro labbra si incontrarono nuovamente in un bacio appassionato.
-Ehmmm…-
La voce di Anya li riscosse di nuovo.
Questa volta restarono abbracciati, Buffy con un sorriso divertito in viso e Spike con un’espressione piuttosto infastidita.
L’ex demone girò gli occhi scherzosamente.
-Odio interrompere…-
-Allora non farlo!- ringhiò Spike.
Poi si volse di nuovo verso Buffy e le sussurrò all’orecchio –Non potremmo continuare il nostro discorso… di là, magari…-
Buffy rise leggermente, e poi emise un suono molto simile a un gemito quando Spike le prese il lobo dell’orecchio tra i denti.
Con poca convinzione, lo spinse via da sé.
Il vampiro aveva assunto una posa da bambino capriccioso, mettendo leggermente il broncio e sembrando più adorabile che mai.
Sorridendo, la Cacciatrice gli diede un bacio veloce prima di voltarsi verso Anya.
L’ex demone stava girando gli occhi ancora una volta.
Ma entrambi sapevano che non era di certo per l’irritazione.
-Pronti ad andare, squadra?-
Presero verso la porta, uscendo silenziosi nella notte.
La squadra era in missione.

L’antro della cripta era completamente buio, eccetto qualche piccola candela che dava al luogo un aspetto ancora più spettrale.
L’umidità ristagnava nell’aria come una presenza immobile.
Anya tremò leggermente.
Non aveva mai potuto sopportare l’odore nauseabondo dei mausolei.
Per quanto potesse suonare assurdo, era così.
E questo posto, più degli altri, sembrava emanare una strana carica negativa che non le piaceva per niente.
Guardò brevemente i suoi accompagnatori.
Erano davanti a lei, Buffy e Spike, fianco a fianco.
Ognuno aveva una spada in mano.
Anya sorrise, guardandoli, avvertendo una nuova sensazione nello stomaco.
Invidia.
Per un amore che credeva non avrebbe mai trovato, né come demone, né ora come umano.
…Per lo meno, non in questa vita.
Sentirono delle risa distanti provenire dalla parte più oscura della cripta.
Vampiro e Cacciatrice si mossero per primi in quella direzione, in religioso silenzio.
L’ex demone li seguì prontamente, stringendo ancor di più il crocifisso che teneva saldamente tra le mani giunte.
Arrivarono ad un’altra entrata, e dopo un momento, varcarono l’ingresso con cautela.
E poi tutto accadde in un attimo.
Un momento prima tutto era buio e silenzioso, e quello dopo la porta dietro di loro era stata chiusa con un tonfo, e la luce di una lampada elettrica illuminava la stanza dall’alto soffitto.
E loro erano circondati.
Buffy e Spike si disposero immediatamente in posizione di difesa, schiena a schiena, attenti ad ogni minimo movimento.
Anya arretrò spaventata, stringendo la presa sul crocifisso.
Uno dei dodici vampiri avanzò verso di loro, mostrando il viso della caccia.
-Cacciatrice… che piacere averti fra noi-
Buffy strinse pericolosamente gli occhi.
-Mi piacerebbe poter dire la stessa cosa- sibilò.
Il vampiro scosse la testa divertito, e fu allora che tutti lo notarono.
Al suo collo c’era qualcosa che splendeva.
Un ciondolo d’oro e d’argento che brillava quasi di luce propria.
Quello che cercavano.
-L’amuleto di Joahnns- bisbigliò Anya.
La Cacciatrice annuì, distogliendo subito lo sguardo dal gioiello per riportarlo sul vampiro.
-Credo che tu abbia qualcosa che mi appartiene-
Il vampiro avanzò di un altro passo.
Anche gli altri nella stanza sembrarono avvicinarsi al suo comando.
Scosse la testa energicamente, ridendo leggermente.
-Oh no, credo che tu abbia qualcosa di nostro…- mormorò piegando la testa di lato e guardandola con occhi gialli pieni di disprezzo.
Alzò una mano e, prima di abbassarla, sentenziò -…la vita-
Fu come essere travolti da un uragano.
Il gesto della mano del capo vampiro riscosse tutti gli altri, che si gettarono in un attimo nella mischia.
Buffy e Spike, spade puntate verso i loro aggressori, si bisbigliarono qualcosa l’un l’altro prima di separarsi e andare incontro al destino, qualsiasi esso fosse stato.
…-Non osare morire in questo scontro…-
…-Andrà tutto bene-…

Non sapeva come era riuscita a sfuggire al caos generale.
Eppure era stato così.
Ed ora era una semplice spettatrice, rannicchiata in un angolo, aspettando che la battaglia finisse.
Anya guardava Buffy e Spike combattere con occhi spalancati.
E anche qualcosa molto simile ad ammirazione.
Quei due erano guerrieri.
Erano creature destinate alla lotta.
Combattere era nel loro sangue, come lo era amare appassionatamente.
Ogni colpo, notò, era come un passo di danza ben coordinato.
Ne era affascinata.
Vampiro e Cacciatrice si muovevano in straordinaria coordinazione l’uno con altro, abbassandosi e saltando al momento giusto.
E in poco tempo più della metà dei vampiri era distrutta.
Spike stava giocando con uno dei vampiri, colpendolo violentemente al viso più volte senza decidersi ad eliminarlo.
Aveva abbandonato la spada già da tempo.
Sorrideva maliziosamente, con un intenso luccichio negli occhi, finché, con un colpo deciso, gli spezzò il collo con le mani e il vampiro fu polvere.
Fece un salto indietro, eccitato dalla battaglia.
-Amo un po’ di sana violenza…-
L’odore del sangue sommerse i suoi sensi.
Non solo il proprio, anche sangue umano.
Si voltò nella direzione di Buffy.
La Cacciatrice era al momento impegnata con due vampiri allo stesso tempo, e la stanchezza stava cominciando a farla retrocedere.
Ringhiando, il vampiro biondo le arrivò accanto, scambiando con lei un piccolo sguardo d’intesa, prima di combattere uno dei due opponenti.
Anya era ancora come ipnotizzata a guardarli, quando qualcosa catturò la sua attenzione nell’angolo degli occhi.
Un luccichio di oro e argento.
E il vampiro capo che avanzava pericolosamente verso i suoi amici.
Si accorse, spaventata, che i due non si erano accorti della sua presenza.
Alzandosi sulle gambe malferme, alzò cautamente con una mano la spada che trovò vicina a lei.
Con passi tremanti, camminò nella sua direzione, stringendo in alto la spada.
Pronta a colpire, e a finire quell’assurda lotta per cominciare un viaggio che sarebbe stato ancora più assurdo.
Ma, d’improvviso, una voce le rimbombò nelle orecchie.
Delle parole, parole funeste che provenivano da un altro tempo e da un altro luogo, la immobilizzarono al suo posto.
…“Non tutti ce la faranno, lo sai”…
Conosceva quella voce.
Era la voce di Buffy.
Bisbigliò il suo nome, come in trance.
E poi, riscotendosi, urlò più forte.
-BUFFY!-
Ma il vampiro capo era già su di lei, arrivatole silenziosamente alle spalle senza che lei potesse accorgersene.
La Cacciatrice si volse disperatamente verso di lui, cercando di opporre resistenza.
E il vampiro che la stava combattendo utilizzò quel momento per rialzarsi e bloccarle le braccia dietro la schiena.
Era alla sua completa mercé.
Anya corse verso la ragazza, ben conscia che anche solo un secondo di ritardo avrebbe significato la fine della sua amica.
Ma qualcun altro aveva sentito il suo urlo disperato.
Spike girò di scatto la testa nella direzione di Buffy, spalancando gli espressivi occhi cerulei.
Con un agile movimento, il paletto che stringeva in mano fu conficcato nel petto del suo opponente.
E poi anche Spike corse.
Corse per evitare che il destino si compiesse.

Ogni movimento nella stanza si rallentò come d’incanto.
Ogni suono si spense nel silenzio che sembrava inghiottirli.
Anya continuava a correre.
Gli unici rumori che riusciva a distinguere erano quelli del suo respiro affannoso e del suo battito accelerato.
Correva, con il sangue che pompava furiosamente in tutto il suo corpo.
E tutto era ancora misteriosamente lento e annebbiato.
…E in un flash ogni cosa tornò normale.
Quasi vicina, Anya vide Spike spiccare un salto e spingere via Buffy con le sue ultime forze, proprio nel momento in cui il vampiro capo la trafiggeva con un piccolo pugnale.
Il pugnale colpì Spike al cuore, che urlò per il dolore.
E le sue urla erano strazianti, molto, troppo simili a quelle di un animale.
Il vampiro capo lo guardò pieno di disgusto.
-Tu, piccolo insulso niente, morirai da traditore… com’è giusto che sia…-
Buffy si alzò in piedi, cercando di fermarlo, le lacrime negli occhi.
Ma niente valse a qualcosa.
Né i lamenti di dolore di Spike, né l’arrivo di Anya, un secondo troppo tardi.
Il vampiro col ciondolo girò tra le mani il capo di Spike, spezzandogli il collo, e un istante dopo Anya fu di lui, tagliandogli la testa con la spada.
L’amuleto di Joahnns cadde al pavimento producendo un piccolo rumore metallico.
Nessuno vi fece caso.
Come nessuno si accorse che i rimanenti vampiri, ormai persa la propria guida, si diedero alla fuga, indisturbati.
Una nuvola di polvere assalì Anya, accecandole gli occhi e togliendole il respiro.
Ella ricadde in terra tossendo, battendosi più forte il petto con la mano.
Strofinò gli occhi, che cominciarono a lacrimare leggermente.
Riuscì finalmente a liberarsi della polvere, e con occhi rossi alzò lo sguardo.
Buffy era accasciata a terra, piangendo convulsamente, nel punto in cui prima era stato Spike, stringendo quello che rimaneva di lui.
Un cumulo di cenere.




XIII.

“-Spike?-
Il vampiro si voltò verso di lei.
Buffy era sdraiata sulla schiena, guardando il soffitto stranamente affascinata.
-Sì, dolcezza?-
Anche lei si girò verso di lui.
Vampiro e Cacciatrice rimasero a guardarsi negli occhi per qualche momento.
-Non mi ha mai raccontato che cos’hai fatto per più di un secolo-
Spike appoggiò il capo su una mano, piegando la testa di lato in quel suo solito modo.
Il suo sguardo si perse per un momento, vagando in chissà quali terre sconosciute…
-Spike?-
Buffy aveva schioccato due dita davanti al suo viso.
Lui sembrava quasi essersi addormentato ad occhi aperti.
Il vampiro le sorrise, prendendo la mano di Buffy nella sua e accarezzandola distrattamente mentre cominciava a parlare.
-E’ stata… sempre molto confusa, tesoro. La mia vita, intendo. Sfortunato e infelice poeta in vita, pensavo che solo la morte avrebbe potuto donarmi quella felicità che non avevo mai nemmeno sfiorato.-
-Mai?- bisbigliò Buffy timidamente.
-Solo con mia madre…- replicò lui, e i suoi occhi riacquistarono quello sguardo perso nel vuoto.
Spike tornò con la mente alla giovinezza, all’estati passate in Cornovaglia con la madre ancora giovane e in salute, alle volte in cui lei lo guardava e sapeva convogliare in quello sguardo tutto l’amore che provava per lui.
William era sempre stato oltre modo orgoglioso di sua madre.
Anche quando lei aveva cominciato ad invecchiare, e la malattia aveva leggermente deturpato la sua bellezza, William non aveva mai mancato di portarla ai ricevimenti nei salotti più in vista.
Finché lei era morta.
Da allora, fino all’incontro con Angelus, la vita di Spike era stata come coperta da un drappo nero infausto.
Trascorreva le notti a bere, componendo versi per i quali veniva deriso da tutti, e Cecily, la nobildonna per la quale provava una sorta di fissazione, lo scherniva e si vergognava di lui.
Spike disse tutto ciò a Buffy, con la sua voce bassa e profonda, fatta apposta per raccontare una storia.
E Buffy si mise comoda ad ascoltare, avvertendo una sensazione di pace e conforto che non provava da molto tempo.
Parlavano entrambi in bisbigli, le loro mani che si sfioravano leggermente.
Alcune volte, quando quello che stava ricordando era troppo doloroso per lui, Spike le stringeva la mano, e quel semplice contatto bastava a rassicurarlo.
-Accadde una notte. Era uno dei soliti, noiosi ricevimenti. Io ero più patetico del solito. O forse ero soltanto più ubriaco, e troppo orgoglioso per ammetterlo. In pochi minuti, le mie poesie furono messe in ridicolo dai gentiluomini presenti, io acquistai definitivamente il soprannome di William il Sanguinario, e Cecily si prese gioco ancora una volta di me e dei miei sentimenti.-
Buffy gli strinse leggermente la mano, mostrandogli in questo modo la sua comprensione.
Spike sorrise, riconoscente, e le strinse la mano a sua volta.
-Ma sai qual era la cosa più dolorosa di tutte?-
Buffy scosse la testa in senso negativo.
-Non che lei non mi amasse, oh no, quello avrei potuto sopportarlo. Era ammettere che aveva ragione: ero inferiore a lei. Mi ero reso inferiore con le mie azioni, avevo infangato persino il ricordo di mia madre-
Il vampiro prese un profondo respiro, nonostante non ne avesse veramente bisogno.
-Uscii da lì con le lacrime agli occhi e un’idea ben piantata nella mia mente. Ero diretto ad un vicolo ricordato dal popolo come ‘vicolo del sangue’: non vi erano possibilità che avrei potuto uscirne incolume. Sennonché…- si interruppe per un altro respiro, -…Angelus mi trovò prima degli altri. E decise che non avevo sofferto abbastanza. Un’ora dopo il ricevimento, il mio cuore non batteva già più, e il mio corpo si avviava lentamente a completare la trasformazione in vampiro-
Dire che Buffy era affascinata era un eufemismo.
Nessuna creatura della notte era mai sopravvissuta abbastanza per narrarle della propria trasformazione.
L’unico era stato Angel.
E lui era sempre stato molto, troppo riservato e restio sull’argomento.
-E… dopo?- domandò ansiosamente Buffy.
Spike si volse verso di lei con uno sguardo quasi triste.
Le scostò gentilmente una ciocca di capelli biondi dal viso, aggiustandola dietro un orecchio.
-Angelus non era un Sire. Non aveva abbastanza cuore per prendersi cura di un altro essere come lui. Probabilmente mi aveva trasformato solo per gioco. Mi abbandonò dopo qualche settimana. E io mi ritrovai nel mezzo di Londra, solo, costretto a vivere per sempre nell’oscurità-
La sua mano sfiorò per un attimo la guancia di Buffy, sentendo la pelle morbida sotto le dita, prima di tornare ai suoi capelli setosi.
-Viaggiai molto… diavolo, ho passato un intero secolo a viaggiare! Ho visto l’Europa, l’Asia… sono stato in Cina nei primi anni del secolo, ho assistito alla rivolta dei Boxer… ho ucciso la mia prima Cacciatrice…-
Sorrise, ricordando.
-Era tutto violento… tutto così eccitante… per un vampiro- aggiunse velocemente notando il suo sguardo strano.
Sorrise ancora.
Solo allora, solo in quel momento, gli era tornato in mente che, sì, stava parlando di sangue e violenza con una Cacciatrice.
Il suo sorriso crebbe a quel pensiero.
Il livello di intimità era tale tra loro che ormai non erano più Vampiro e Cacciatrice.
Erano solo due persone cui la felicità aveva sempre voltato le spalle, due persone che si erano trovate per rimettere le cose a posto, nel modo in cui sarebbero dovuto andare.
Sperando soltanto che quel mondo costituisse veramente la risposta a tutte le loro domande.
-Ma sentivo… che mancava qualcosa. Mancava qualcuno con cui condividere tutto quel caos…-
Buffy guardò per un attimo verso l’alto, con aria pensierosa.
-Perché non hai mai pensato a legare con altri vampiri?-
Spike fece una faccia disgustata.
-Ho provato. Certo che ho provato. Ma non sono riuscito a trovare quella scintilla che… quel qualcosa, per cui avrei saputo che quel vampiro meritava di considerazione-
La Cacciatrice sorrise.
-Stiamo diventando filosofici, Spikey? E dopo cosa, mi dirai che credi nel principe azzurro?-
Il vampiro arricciò il naso.
-Ti prego… quelle sono davvero assurdità che raccontano alle bimbette per metterle a letto!-
Buffy mise il broncio leggermente, e Spike sorrise.
-Vuoi che continui? Credo che mi fermerò… non stai prestando abbastanza attenzione…-
Immediatamente Buffy passò da un aspetto capriccioso a uno in qualche modo serio.
-No, ti prego, continua… E’… davvero interessante…-
Arrossì leggermente alla dichiarazione, ma la risolutezza nella sua voce non vacillò.
Spike sospirò, sentendosi leggermente commosso dalle sue parole.
-Come la signora Cacciatrice comanda…-
Le rivolse un breve sorrisetto, prima di continuare.
-E così, ti dicevo, neanche la Cina si addiceva al buon vecchio Spike… così ho girato un altro po’… Sono arrivato in America, a San Francisco, a Boston, a Washington… non restavo nello stesso posto per più di un anno. Verso gli anni ’70 rimasi a Manhattan, in pianta abbastanza stabile, oserei dire. E lì uccisi la mia seconda Cacciatrice. Quello scontro fu qualcosa di eclatante e- lo sguardo adesso contrariato sulla faccia di Buffy lo costrinse a dire –immagino che tu non voglia sentirlo-
Buffy annuì in tono deciso.
Poi, ricordando improvvisamente qualcosa, si passò una mano sulla fronte, come per sforzarsi di mettere a fuoco ogni cosa.
-Non ti sembra che… sia già successo?- mormorò con cautela.
Spike la guardò per un attimo accigliato, e Buffy si chiarì.
-Questo… tu che mi racconti della tua vita…-
Solo allora la sensazione di dejà vu invase anche Spike.
-Sì, amore, a quanto pare anche questo è già successo…-
Il vampiro alzò una mano, accarezzandole gentilmente i capelli.
-Anche di là ti ho raccontato tutto questo…-
Buffy tremò leggermente alle sue parole.
Pensare al ‘di là’ le aveva sempre fatto uno strano effetto.
E ancora più, realizzare che forse, nell’altra dimensione, lei e Spike potevano avere qualche tipo di connessione…
Altrimenti perché scomodarsi a dargli quelle visioni?
…Le visioni… Ecco qualcosa di interessante!
-Parlami di come avesti le tue visioni- lo pregò in tono un po’ supplichevole.
Spike sospirò ancora una volta, e allontanò la mano dai capelli di lei, sentendo quasi il dolore della perdita.
-E’ stato forse dieci anni fa. Ero in Europa, a Praga, inseguito da una processione impazzita che, se fosse riuscita a mettermi le mani addosso, sicuramente non mi avrebbe rilasciato vivo. Riuscii a fuggire, a nascondermi nell’oscurità di uno dei tanti vicoli… e fu allora che mi colpì. Fu come un flash di luce bianca alla testa, e poi vidi delle immagini. Immagini di me stesso, nello stesso luogo, con lo stesso aspetto… e tra le mie braccia una vampira mora con un lungo vestito bianco…-
Buffy trattenne il respiro, in attesa febbrile delle sue prossime parole.
-Qualche visione più tardi, ho scoperto che il suo nome era Drusilla, e che LEI era il mio Sire. Oltre che la mia donna-
Buffy si irrigidì inconsciamente alla sua ammissione, ma cercò di ignorare quella sensazione.
Pensò invece a concentrarsi su cose più importanti.
-E’ lei, dunque? L’elemento di differenza tra i due mondi?-
Spike sospirò.
-Dovrebbe essere lei, sì. Deve essere successo qualcosa, qui, che ha impedito la sua vampirizzazione… è quello che dovremo scoprire una volta che porteremo a termine l’incantesimo.-
Buffy si lasciò ricadere all’indietro, chiudendo gli occhi pesanti.
In qualche modo quella storia l’aveva resa più esausta di quanto potesse immaginare.
Aprì pigramente un occhio, guardando il vampiro.
Spike la stava squadrando con attenzione, un’attenzione che d’improvviso la fece rabbrividire.
-Cosa c’è?-
La domanda bisbigliata di lei lo riportò alla realtà.
-Uh, scusa. Niente. Adesso penso che andrò davvero a dormire…-
La Cacciatrice annuì, tirando la coperta fin sotto il mento e rannicchiandosi nella sua parte del letto.
Cominciò a muoversi leggermente, senza riuscire a trovare una posizione che le andasse a genio.
Poi sentì un sospiro, l’ennesimo, da parte del vampiro, e Spike la prese leggermente tra le braccia, lasciando che la sua testa riposasse sul suo petto.
La vicinanza a lui ebbe ancora una volta un effetto confortante su di lei.
Buffy chiuse gli occhi, e il sonno la invase presto.
Poco prima di addormentarsi, però, sentì di nuovo la voce profonda del vampiro accanto a lei.
-Andrà tutto bene…- mormorò
Lei gli strinse una mano in risposta.”


-Buffy?-
Niente più sogni.
Niente chiacchierate, distesi su un letto.
Niente Spike.
Niente.
-Mi dicevi dell’amuleto… cosa dovrebbe fare essenzialmente?-
Il dolore scompare. Deve nasconderlo in profondità.
Deve agire così, altrimenti le ottenebrerebbe troppo il cervello, per riuscire a ragionare.
-Apre un varco temporale. Ci porterà negli anni che gli indicheremo, per cambiare le cose e tornare a una nuova realtà-
Anya annuì.
-Sai cosa c’è da cambiare, giusto? E le date? Sappiamo dove…-
-Tutto risolto!-
Faith entrò nella stanza sorridendo.
Un braccio, quello sinistro, era immobilizzato da una fasciatura.
Il livido sotto l’occhio e gli altri tagli stavano guarendo velocemente.
Aveva diverse carte in mano.
-Una mia ex fiamma del Consiglio… possiamo fidarci… mi ha dato alcune buone informazioni-
Si sedette accanto a Buffy sul divano, lanciandole per un momento uno sguardo di compassione, e poi tornando immediatamente al soggetto principale.
-Questa Drusilla… è morta nel 1860… due settimane prima che Angelus arrivasse a Londra. Sembra che un gruppo di popolani sospettasse che lei fosse il demonio, e la bruciarono sul rogo in gran segreto. A quel tempo certe cose erano tenute in grande importanza-
Si fermò, per osservare i suoi ascoltatori.
Anya era seduta su di una poltrona davanti a lei, il corpo proteso in avanti come per voler sentire meglio.
Buffy fissava ancora la finestra.
Sembrava essere anni luce lontana da lì, ma Faith sapeva che stava ascoltando ogni minima parola.
Così continuò.
-Dunque, le date di cui avrete bisogno..-
-Avrete?- Buffy si volse a guardarla, accigliata.
Faith abbassò lo sguardo.
Non avrebbe voluto dirglielo così presto.
-Avrete, esatto. Non verrò con voi-
Lo stato di apatia sembrò lasciare lo sguardo di Buffy in un attimo, e la Cacciatrice aprì la bocca per parlare, ma Faith la interruppe alzando una mano.
-Ho pensato a lungo a questo. E so di fare la decisione più giusta. Io sono la Cacciatrice, B. La Cacciatrice in carica. Proteggere gli innocenti, beh… quello è un mio dovere. Lo è stato a tempo pieno da quando sei andata via, e adesso lo diventerà più che mai-
Prese un profondo respiro, prendendole le mani e guardandola negli occhi.
-Non so cosa c’è dall’altra parte, ma… mi piace quello che sono diventata qui. Mi sento… completa. Mi sento… me stessa. Ricordi quando ancora mi chiedevi da che parte avrei scelto di schierarmi, ed io non potevo ancora rispondere?-
Buffy annuì.
-Beh, adesso ho scelto. So che è questa la mia battaglia. E’ questo il mio mondo. E lotterò per difenderlo. Anche da sola-
Buffy sorrise, con dolcezza, e poi si avvicinò a lei e la abbracciò.
-Mi mancherai, lo sai?-
Faith sorrise, con le lacrime agli occhi, stringendola a sua volta.
-Anche tu. Ti ho sempre voluto bene, B-
Buffy si tirò indietro, sorridendo ancora.
-Lo so. Anch’io te ne voglio-
Gli occhi di Faith si illuminarono per un attimo, ma non disse niente.
-Ce la farai- aggiunse poi Buffy. –Fermerai ogni Apocalisse, salverai gli innocenti… tu hai la stoffa della Cacciatrice-
-Mai quanto te- replicò Faith.
La Cacciatrice sorrise amaramente.
-Questa Cacciatrice è stanca… ha affrontato troppe battaglie… ha già visto morire troppe persone care…-
Il suo sguardo, senza volerlo, si posò di nuovo sulla finestra, sulla vista di un’unica croce di legno nel giardino.
La croce di Angel.
Quella croce che lei aveva costruito anni prima in sua memoria.
Non v’erano croci che ricordassero Spike, né lapidi.
Non c’era niente.
Angel, con la sua anima, era stato più umano.
Spike era… Lui era…
“Tu non sei un uomo. Tu sei il mio vampiro”
Distolse quel pensiero dalla mente.
-Ma tu sarai brava… lo so-
Strinse le sue mani un’ultima volta, prima di alzarsi in piedi.
-E’ tutto pronto?-

L’amuleto scintillava al collo di Buffy.
Ora più che mai la sua luminosità eguagliava quasi quella del sole.
La Cacciatrice lo rigirò tra le dita per qualche momento, con aria trasognata.
Per uno stupido pezzo di metallo aveva perso…
…La persona che forse l’aveva capita più di tutti, quella che le aveva offerto amore, e comprensione, e fiducia. Che aveva offerto se stesso.
Per uno stupido pezzo di metallo.
Ma c’era anche lui dall’altro lato.
Lei lo sapeva.
Sapeva, che lo avrebbe ritrovato.
Anya le porse un foglio, e Buffy pronunciò quelle poche parole scritte in latino.
Subito dal medaglione si sprigionò un fascio di luce, proiettato in avanti.
Si creò un vortice, che cresceva velocemente in grandezza.
Ancora qualche secondo, e sarebbe stato il momento giusto per entrarvi.
Buffy si girò verso Anya, tendendole una mano.
-Afferra la mia mano. Il varco temporale non durerà a lungo-
L’ex demone sembrò allungare una mano verso di lei, ma poi la ritrasse, arretrando di un passo e scotendo la testa.
-Non verrò con te-
Buffy spalancò gli occhi, confusa.
-Perché?!..-
-Perché se è destino che dobbiamo incontrarci- la interruppe Anya con decisione, e poi le fece occhiolino, sorridendo –e io credo che lo sia, ci rivedremo dall’altra parte-
-Ma…- cominciò Buffy incerta.
-Niente ma- tagliò corto l’ex demone.
Poi si volse a guardare il varco.
-Devi andare. Non hai molto tempo-
La Cacciatrice annuì, ingoiando un nodo in gola che tratteneva dal giorno precedente.
Da quando aveva stretto tra le mani quello che restava di Spike.
Dell’uomo… del vampiro… che lei… senza sapere né come, né da quando… amava.
Rivolse ad Anya un sorriso, alzando un pollice in segno di vittoria, e poi corse verso il varco.
Spike la stava attendendo dall’altra parte.




XXIV.

Era inginocchiata davanti a quell’altare da non ricordava quanto tempo.
Stava ancora aspettando che Drusilla arrivasse.
La prima tappa del viaggio era stata veloce, Buffy aveva dovuto solo accertarsi che la vampirizzazione di Angel andasse a buon fine.
No, non Angel.
Lì lui era Liam.
Nel 1753, a Galway, quello era ancora Liam.
Un ragazzo continuamente ubriaco, in perenne lotta col padre, che trascorre tutto il suo tempo nei bordelli della città.
Era questo che Angel era, all’inizio.
Buffy aveva visto Darla, più bella che mai, vestita con gli abiti del tempo.
Lo aveva adescato, il suo aspetto lo aveva attirato come faceva il canto delle sirene con i marinai.
E Liam era andato da lei.
E si era lasciato convincere.
E poi c’era stato solo sangue.
Il sangue di Liam, che Darla aveva bevuto dal suo collo.
E il sangue della stessa Darla, a cui Liam si era aggrappato proprio sopra la scollatura del vestito.
Liam, l’essere umano, era morto per sempre.
Al suo posto, Angelus era stato creato.
Angelus destinato ad ancora altro sangue, e distruzione, e morte.
E poi, certo, ci sarebbe stato il suo dolce Angel.
Ma per lui, avrebbero dovuto aspettare un altro secolo.
D’un tratto lo sfavillio di un vestito bianco attirò la sua attenzione.
Buffy alzò il capo, e l’immagine di una ragazza dai lunghi capelli scuri raccolti, tutta vestita di bianco, la lasciò a bocca aperta.
Quella era l’immagine della purezza.
Di un’innocenza che non avrebbe mai dovuto essere contaminata.
E invece lo sarebbe stata, di lì a poche settimane.
Sarebbe dovuto succedere, se Buffy voleva tornare ad un mondo con i suoi amici.
E con Spike.
In un attimo fu in piedi e la raggiunse, prendendola per un braccio e costringendola a girarsi.
La ragazza la guardò con un misto tra sorpresa e preoccupazione.
Ma Buffy non aveva tempo per le spiegazioni.
-Ascoltami bene, Drusilla-
Drusilla si ritrasse indietro, spaventata.
Nei suoi occhi vi era stupore, ansia, terrore… pazzia.
Perché a quanto pare Drusilla sarebbe diventata pazza, le sue stesse visioni ne erano un segno.
E prima di allora, Buffy doveva strapparla dalle grinfie dei suoi concittadini.
-Ascoltami bene,- ripeté Buffy. –Io so delle tue visioni. So che possono sembrare… spaventose, e… diaboliche, ma sono un dono. Un dono prezioso. Non esserne spaventata. E soprattutto, non parlarne mai con nessuno. Gli altri non capirebbero-
Sorrise allora, Buffy, e i suoi occhi si velarono per un attimo di tristezza.
-Non capiscono le cose che non sanno spiegarsi. E’ per questo che le ignorano o, altre volte, si convincono che sia qualcosa di demoniaco. Non parlarne mai con nessuno, mi hai sentito?-
Retrocedette di qualche passo, tenendole ancora la mano finché alla fine la lasciò, sorridendole prima di girarsi e andarsene.
Drusilla, che fino ad allora non aveva osato parlare, si protrasse leggermente in avanti per guardarla.
-Chi sei tu, creatura misteriosa?-
Buffy le rivolse un breve sorriso amaro.
-Una persona che rincontrerai… un giorno- mormorò enigmaticamente, e poi, in un soffio, scomparve nel nulla.
Drusilla non avrebbe ripensato più a quella ragazza, fino a qualche secolo dopo, poiché quella stessa ragazza le avrebbe portato via il suo re di cuori.
Ad ogni modo, le sue parole le rimasero impresse, e così Drusilla tenne il suo dono solo per sé.
Fino a quando, ormai esausta di nascondere da tutti quel segreto così gravoso, andò a confessare i suoi peccati a uno dei preti del suo convento.
E l’incubo cominciò daccapo.
E Drusilla, l’innocente fanciulla dal viso angelico, divenne la creatura che più odiava, la notte prima di prendere i voti.
Drusilla divenne un vampiro.

Buffy sospirò.
La stanchezza degli ultimi giorni ora si faceva sentire sempre più pressante.
Non ricordava di aver dormito da… beh, dal loro arrivo a Sunnydale.
E questo era avvenuto quasi sei giorni prima.
In più, il dolore degli ultimi giorni contribuiva ad aumentare la sensazione che tutto stesse andando in pezzi.
Beh, no, in un certo qual modo, tutto stava tornando al suo posto.
Ogni pezzo del puzzle stava per essere ricollocato nella posizione designata.
Eppure, vedere quelle morti, davanti ai suoi occhi, e non poter far niente per evitarlo…
Prima c’era stato Liam.
Poi Drusilla.
E, doveva ammetterlo, era stata proprio a lei a tirare Drusilla nell’abbraccio mortale di Angelus.
Ed ora… ora…
Ora avrebbe assistito alla morte di William… e alla rinascita di Spike.
Il poeta dall’animo sognante sarebbe stato sepolto per sempre, e sarebbe sorto invece il vampiro sanguinario responsabile della morte di due Cacciatrici.
Buffy aspettava.
Aspettava nel vicolo dei vampiri, proprio come lui le aveva detto.
Nell’ombra, attendeva che la preda giungesse per essere afferrata dai suoi predatori.
E la preda arrivò.
Uno Spike più giovane, più giovane nell’animo e nello spirito, con l’espressione distrutta e gli occhi pieni di lacrime, arrivò correndo, stringendo a sé fogli giallastri scritti fittamente.
Andò a rannicchiarsi a terra, solo, vinto dall’amarezza, il suo cuore spezzato.
E Buffy avrebbe dato tutto, tutto quello che aveva, per poter toccarlo, per poter consolarlo.
Per infondergli quella fiducia di cui lui avrebbe avuto bisogno per andare avanti.
Per non perire davanti alle difficoltà della vita, e davanti a due vampiri che, la sua vita, l’avrebbero reclamata stanotte.
Ma non poté fare niente.
Non poté muoversi.
Perché il pensiero, che allora non avrebbe mai più potuto rivedere Spike… il suo Spike… quello era ancora in assoluto la cosa peggiore.
Il solo pensiero le toglieva il respiro, faceva perdere un battito al suo cuore.
Lei doveva ritrovare Spike.
Doveva rivedere la sua faccia al mattino, i capelli arruffati e gli occhi azzurri chiarissimi perché si era appena svegliato.
E doveva ammirare di nuovo il suo incedere elegante, la sua grazia felina da predatore.
E doveva parlargli, dirgli tutte quelle cose che, fino ad allora, aveva taciuto.
Per testardaggine, per timore, per… ignoranza.
Perché spesso ti accorgi di amare una cosa solo quando ormai non ce l’hai più.
Buffy avvertì il momento preciso in cui fu segnata la fine del giovane William.
Non quando Drusilla e Angelus si avvicinarono, non quando lei gli parlò dolcemente.
William alzò il capo verso di lei, la guardò, la guardò fin dentro il suo cuore oscuro di vampira… e ne rimase incantato.
Rimase come ipnotizzato.
Perché per William quella rara bellezza scura era rifulgente.
E così Buffy assistette in disparte, assistette anche a questo, stringendo i denti.
Assistette alla fine della vita come la conosceva, e l’inizio di una che avrebbe imparato ben presto ad amare.
William the Bloody moriva… nasceva Spike.
La vita di Buffy, solcata da troppe perdite, terminava allora.
E al suo posto, si registrarono nella sua mente nuove memorie, nuove battaglie, nuove perdite.
Momenti di felicità, e altrettante sofferenze.
Buffy ricordava…

“Sono una principessa” “Questo è quello che sei”
Spike… La sua adorazione per Drusilla…
Qualcosa di indistruttibile, che neanche la pazzia o il tempo aveva logorato.
-…lei era il mio Sire. Oltre che la mia donna-

“Cosa succede sabato?” “Ti ucciderò”.
Il loro primo incontro… il loro primo vero incontro.
In un vicolo all’esterno del Bronze.
Due creature destinate alla lotta, sì.
Contro l’un l’altro.
-Tu sei il mio vampiro… sempre che tu voglia esserlo- -Ti basta come risposta?-

“Se non te ne vai finirà male. Per tutti noi.” “Il tuo cuore puzza di lei.”
Angel e Drusilla.
Spiarli dall’oscurità, di nascosto, accorgersi di non conoscere la persona amata, di non avere piena coscienza delle sue azioni passate…
Come rendere pazza una ragazza pura, e macchiarla col peccato per sempre.
-Chi sei tu, creatura misteriosa?-

“Ok, ancora una volta. Ti sei chi???” “Io sono la Cacciatrice.”
Kendra, la seconda Cacciatrice.
Quella che in questo mondo non era mai apparsa.
Quella che morirà da Cacciatrice, troppo presto.
Per mano di Drusilla…
-E’ lei, dunque? L’elemento di differenza tra i due mondi?-

“Preferisco di gran lunga combattere con te comunque.” “Mutuale.”
Il rituale per guarire Drusilla.
Quello che avrebbe messo in grave pericolo Angel.
E poi, combattere Spike, ancora una volta…
Come due nemici. Come la nemesi l’uno dell’altra.
Due facce della stessa medaglia, eppure ancora così incredibilmente simili…
-Mancava qualcuno con cui condividere tutto quel caos…-

“No. Devi solo baciarmi.”
Angel. Era andata a letto con Angel.
E lui aveva perso la sua anima.
Aveva perso quella parvenza di umanità che lei aveva amato così tanto.
Trasformandosi in un mostro.
Nel ‘Flagello d’Europa’.
Tornando da Drusilla e Spike.
-Su, bellezza, vieni… Non mordo mica…-

E ancora, centinaia, migliaia di ricordi tutti insieme, memorie del tutto nuove…
Come la morte di Jenny Calendar per mano di Angelus.
Come l’incantesimo di cui lei e Angelus erano stati vittima, diventando, per l’ennesima volta, sfortunati amanti.
Come Acathla, e la distruzione del mondo.
E l’alleanza con Spike, la prima volta che lei non lo avesse visto solo come un mostro.
E poi Angel, il ritorno della sua anima, e dirgli addio, e spingere quella spada nel suo stomaco.
E la fuga, e l’estate a Los Angeles.
I sogni, stupidi sogni premonitori che non la lasciavano mai in pace.
Il ritorno di Angel dall’inferno.
L’arrivo di Faith.
La breve visita di uno Spike ubriaco.
Anyanka e i suoi desideri, e poi Anya, come semplice umana.
Il tradimento di Giles.
L’arrivo di Wesley Windham-Pryce.
La ribellione di Faith.
Salvare la vita ad un Angel avvelenato a morte.
Mandare in coma Faith.
E poi la battaglia contro il Sindaco.
E la partenza di Angel.

Memorie… tutte memorie di cui forse avrebbe fatto volentieri a meno…
Se non fosse che…
Se non fosse che in ogni occasione, c’erano Willow e Xander al suo fianco per tutto il tempo.
Proprio come in questa dimensione.
E se non fosse che, stavolta, non era morto nessuno.
E che questo, almeno questo, la riempiva immensamente di gioia.
Altri due anni, ancora…
Mancavano altri due anni…

Il college.
Harmony e Spike.
La gemma di Amara.
Parker.
Riley.
L’Iniziativa.
Il chip di Spike.
L’incantesimo d’amore di Willow su di lei e Spike.
Il risveglio di Faith.
Andare a Los Angeles per trovarla e darle quello che si meritava.
La brusca reazione di Angel.
E poi Adam, e la sua alleanza con Spike.
E poi quei sogni premonitori, e la Prima Cacciatrice.

Buffy avrebbe sorriso, se avesse potuto.
Così tanti cambiamenti.
In un solo anno la loro vita era cambiata radicalmente.
Willow che si era scoperta lesbica e aveva ora una nuova ragazza, Tara.
Xander con Anya, l’ex demone della vendetta.
Spike reso innocuo e ormai dalla loro parte, anche se ancora non così desideroso di aiutare.
Riley, il ragazzo umano che aveva sempre sognato di avere… e che aveva avuto in entrambe le dimensioni.
Come Parker, solo che in questo caso gli avvertimenti di Spike erano arrivati troppo tardi.
La Prima Cacciatrice, un essere così selvaggio e letale…
Faith, che non aveva mai scelto di combattere il male al loro fianco, ma che comunque stava pagando per le sue colpe.
Wesley e Cordelia a Los Angeles con Angel, ad aiutarlo nella conduzione della sua agenzia investigativa.
Così tanti cambiamenti…

E poi c’era quell’ultimo anno.
Centinaia di altri ricordi che le invadevano la mente in brevi attimi.
La comparsa di Dracula, e la sua breve rivelazione sulle Cacciatrici e su come il loro potere derivi dall’Oscurità.
Glory, la sua chiave magica e i monaci.
Dawn, la sorella creata da lei e fatta del suo sangue.
Il tradimento di Riley, e quella partenza che forse lei avrebbe potuto fermare… se solo avesse voluto più ardentemente.
Il ritorno di Drusilla, e l’ammissione di amore di Spike verso di lei.
I racconti di Spike sulle Cacciatrici, proprio come aveva fatto nella sua dimensione, anche se la storia, in alcuni punti, era stata cambiata dal destino.
I cavalieri di Bisanzio, e l’intervento del Concilio.
E poi sua madre, sua madre che era morta ugualmente, e stavolta di complicazioni post operazione.
La presenza di Angel al funerale, che non le aveva donato tutto il conforto che aveva sperato.
Il viaggio nel deserto, e lo spirito guida, e poi quelle tre parole…
… “Ama. Dona. Perdona”…
Lo spirito che l’aveva avvertita che lei era piena d’amore, e che non doveva rifiutare questo amore.
Perché esso le avrebbe fatto un dono.
La morte.
Le torture di Glory, prima su Spike, e poi su Tara.
Ammettere, per una volta, che i sentimenti di Spike erano sinceri… che lui amava veramente Dawn e lei.
Ammettere con se stessa che, sì, poteva permettere a se stessa di amare un demone senz’anima.
Perché l’anima di Spike, forse, era proprio lei.
Spike, che aveva fatto così tanto per lei, in entrambi i mondi…
Lui le avrebbe protette, avrebbe protetto Dawn, fino alla fine del mondo.
Anche se fosse successo quella notte.
E, beh, ci andava vicino alla fine del mondo…
Era la battaglia finale.
Quella a cui, volente o nolente, avrebbe partecipato.
In prima persona.
Buffy stava tornando alla dimensione che le si addiceva per compiere il suo destino.
Salvare il mondo.
Ancora una volta.

XXV. – PRIMO EPILOGO

Buffy si sporse per guardare in basso.
La separavano da terra almeno una ventina di metri.
Rabbrividì.
Quel buco nero si stava allargando senza sosta.
Non poteva più indugiare.
Non poteva.
Si avvicinò a Dawn, in piedi vicino a lei.
Era così cresciuta negli ultimi mesi.
Era maturata, e stava diventando una donna.
Non c’erano molte parole da dire.
La baciò su una guancia, poi le sussurrò: -Mi dispiace, Dawnie… Ricorda, la cosa più difficile, in questa vita, è viverci. Vivi anche per me…-
La bambina, sembrava non aver capito quello che stava succedendo.
-Chi, chi ti ha detto queste cose?-
-Oh, un vecchio amico…-
Buffy sorrise, e si allontanò un po’ dalla sorella.
Era lì, disteso a terra, sanguinante.
Chissà, poi, come ci era arrivato, lì sopra.
Ma avrebbe dovuto saperlo, lui non si arrendeva di fronte a niente.
Lo guardò, e il suo sguardo tradiva un sentimento che non avrebbe dovuto provare.
-Addio, Spike. Grazie… di tutto! Per quello che hai fatto…- sorrise ancora.
Un segreto… e ricordi… che non aveva svelato a nessuno.
Nessuno.
Perché avrebbe significato dover ammettere qualcosa che per lei era… inconcepibile.
-…per quello che stai facendo, e che spero continuerai a fare… per Dawn…-
Il vampiro la guardò attonito.
-Buffy, cosa stai dicendo…-
-E grazie per avermi amato, per essermi rimasto accanto, quando non avevo nessuno…-
Si era voltata. Avrebbe continuato all’infinito.
Ma, dannazione, non ce n’era, di tempo.
-Buffy, aspetta…-
Si era nuovamente girata a guardarlo.
Quello sguardo…
Che stupida, solo in punta di morte se n’era resa conto.
-Ti amo, Buffy…-
Quella dichiarazione… gliel’aveva fatta tante volte.
Non si aspettava, niente, come al solito.
E invece era davvero la fine.
-Anch’io ti amo…-
E stupida, perché solo in punta di morte aveva avuto il coraggio di ammetterlo.
Le lacrime le offuscavano la vista.
Corse verso la fine della piattaforma.
L’aveva immaginata tante volte, una morte così.
Spettacolare, che lasciasse il segno.
E di certo sarebbe stato così, per i suoi amici.
Spiccò un salto… e poi più niente.

Il suo corpo esanime era riverso per terra, sporco di terra misto a sangue.
Spike le era vicino.
Le teneva una mano fra le sue, e giocava con i suoi capelli.
Piangeva, incredibile, credeva che gente come Spike non piangesse.
Anche se, in realtà, lei sapeva molte più cose degli altri.
Ricordava… ogni parte del puzzle era stampata nella sua mente.
Due vite, unite dal destino, in due realtà diverse.
E due vite, separate brutalmente in entrambe.
Gli altri, i loro “amici”, li guardavano, vedendo solo ciò che volevano vedere, senza capire.
E in effetti, era davvero così.
Perché loro non sapevano, ciò che era realmente successo, non potevano neanche immaginarlo.
E neanche Buffy e Spike, avrebbero potuto prevederlo.
Era accaduto, e basta.
E adesso sarebbe venuta un’altra Cacciatrice, chissà, forse proprio quella moretta, Faith.
Continuò a fissarli.
Sul volto di Spike si leggeva la più mera disperazione.
Un amore, stroncato sul nascere.
Mentre il viso di Buffy era… sereno.
Aveva risolto le sue faccende in sospeso, anche se forse, non intendeva farlo così.
Si strinse ancor più forte tra le braccia del suo ragazzo.
L’unico rifugio dall’orrore di quella scena.

“Non si può sfuggire al Fato: se due anime non sono destinate l’una all’altra, saranno separate per l’eternità…”

-Non per criticarla, sa. Ho solo una domanda: perché proprio quei due?-
-Anyanka, Anyanka, non mettere in dubbio le mie decisioni… E poi, ora stanno bene dove si trovano…-
Anyanka si girò a guardare.
-Già. Ha ragione…-
Sorrise.

Due sagome, dall’aspetto eternamente giovane e l’aria perennemente felice, percorrono la strada che si erge di fronte a loro…

“…o forse no.”




XXV. – SECONDO EPILOGO

Buffy ansimò pesantemente, stringendo ancora fra le mani l’ascia.
Glory era davanti a lei, ugualmente ansimante.
Le due combattenti si lanciarono uno sguardo veloce, prima di riportare la loro attenzione su un punto in particolare.
La sommità della torre.
Dawn.
Buffy fu la prima a notarlo.
-Chi diavolo…-
Una figura che dal basso non riusciva a distinguere cominciò ad avvicinarsi minacciosamente a Dawn.
Sentì Glory davanti a sé ridere, e si volse di nuovo verso di lei, stringendo più forte l’impugnatura dell’ascia.
La dea rise ancora, più forte, fin quasi alle lacrime.
Buffy avanzò di qualche passo.
Finalmente Glory smise, e la guardò con aria quasi comprensiva.
-Qualsiasi cosa tu faccia… adesso è completamente inutile… Lo vedi il mio amico Doc là sopra?-
Il suo sguardo ritornò alla sommità della torre.
-Beh, lui farà sanguinare la mia chiave al punto giusto… fino alla morte- sibilò tra i denti.
Buffy si guardò intorno disperata, cercando un modo, qualsiasi cosa, per salvare Dawn.
Non si accorse che Glory stava avanzando sempre più pericolosamente verso di lei.
-Ma prima… concedimi il piacere di ucciderti… tu, piccolo insulso niente, morirai da traditrice… com’è giusto che sia…-
E allora qualcosa scattò.
Qualcosa, nei ricordi di Buffy, urlava deja vù.
E anche un altro nome.
Urlava Spike.
Sorrise scotendo la testa, ricordando memorie d’altri tempi.
Si mise in posizione di difesa, ma quel sorriso danzava ancora sulle sue labbra.
-Pronti ad andare, squadra?-
Quell’urlo, quel semplice urlo, bastò per mettere in movimento ogni cosa.
Spike e Anya si scambiarono un breve sguardo d’intesa, un breve sorriso, ricordando entrambi.
E poi, non c’era più tempo per le memorie.
Anya si voltò verso Willow con aria di comando.
-Will! Fai spazio a Spike! In fretta!-
La ragazza dai capelli rossi la guardò per un attimo confusa, sorpresa dal suo tono così austero.
Anya era sempre stata tutto eccetto… austera.
In un attimo la sua attenzione fu sulla rampa di scale che portava alla cima della torre.
Poche parole sussurrate, e non vi erano più né demoni né umani a proteggere l’accesso.
Spike corse.
Corse per evitare che il destino si compiesse.
Corse come se fosse stato inseguito da mille demoni.
Come se il domani dipendesse soltanto dalla velocità con cui sarebbe arrivato là sopra.
Era così in effetti.
Grazie alla sua forte volontà, o forse solo alla sua velocità vampirica, fu in cima in un soffio.
Vi era una piattaforma stretta e non troppo lunga.
In fondo, Dawn, vestita in abito sacrificale, i lunghi capelli mogano scompigliati dal vento del mattino in arrivo.
E Doc davanti a lei, con un pugnale pericolosamente vicino.
Quello stesso Doc che una volta li aveva aiutati e… che sarebbe dovuto essere morto.
Girò gli occhi irritato, avanzando con falcate lunghe e decise.
-Perché non potere restare morti quando uno vi uccide?-
Doc si girò verso di lui, roteando tra i denti la sua lunga lingua sibilante.
-Potrei dire lo stesso di te-
Il vampiro scrollò le spalle, avanzando ancora.
-Che posso dire… devo prima mantenere una promessa a una ragazza-
Il demone strinse i piccoli occhi in maniera minacciosa.
-Il sangue scorrerà… il portale si aprirà… e la chiave morirà-
-Non se posso impedirlo- mormorò Spike un attimo prima di buttarglisi addosso.

Buffy barcollò all’indietro, instabile.
Il suo viso, le sue braccia, le sue mani… dappertutto c’erano lividi e graffi.
La Cacciatrice ansimò ancora, pulendosi un po’ di sangue dalle labbra.
Guardò distrattamente il liquido rossastro sulle sue dita.
Sangue.
Il sangue dei Summers.
Il suo sangue, e il sangue di Dawn.
Una breve occhiata intorno a sé confermò quello che sperava.
Spike era sulla torre.
Spike avrebbe salvato Dawn.
Spike non l’avrebbe lasciata morire.
Perché Spike la amava… e non era un mostro.
“…Andrà tutto bene…” “…Non osare morire in questo scontro…”
Improvvisamente la invase una strana stanchezza.
Buffy era serena.
Dawn sarebbe stata al sicuro, ne era certa.
Spike sarebbe sopravvissuto e avrebbe vegliato su di lei. Per sempre.
Il colpo che Glory le sferrò la fece piombare nell’oscurità.

In pochi minuti Spike era riuscito ad impadronirsi del pugnale.
Doc era in un angolo della piattaforma, pericolosamente vicino a cadere.
Il vampiro strinse i denti, ignorando il dolore della ferita sulla schiena che il demone gli aveva inflitto.
Un solo pensiero risuonava nella sua testa.
Salvare Dawn.
Salvarla per Buffy.
E poi sentì un bisbiglio, così basso che avrebbe potuto giurare di averlo solo sognato.
“Spike…”
-Buffy…- mormorò, guardando immediatamente verso il basso.
E quello che vide gli tolse il fiato.
Buffy a terra.
Glory sopra di lei.
Ringhiò furioso, pronto a saltare giù e a difendere la donna che amava.
E Doc si approfittò proprio di quel momento.
Con un salto gli fu addosso, riuscendo a togliergli di mano il pugnale e tenendo le sue braccia dietro la schiena.
-Non preoccuparti per la ragazza- indicò Buffy in basso con un cenno della testa. –Presto o tardi moriremo tutti. Tu per primo-
Gli sorrise di un sorriso malefico.
-Porterò i tuoi saluti alla ragazza-
Spike strinse i denti, preparandosi alla caduta.
Ma poi successe qualcosa.
Improvvisamente non c’era più nessuno a tenerlo prigioniero.
D’improvviso era libero.
Sentì un urlo soffocato, e si girò istantaneamente verso la causa.
Qualche passo più in là, con uno sguardo fiero negli occhi, stava Anya, in piedi accanto a Doc.
Che sanguinava copiosamente dal petto.
-Indovina chi ha sanguinato alla fine…- mormorò in tono di scherno.
Spike le arrivò affianco.
-Perché ci hai messo così tanto?-
Anya girò gli occhi.
-Perché ero impegnata a strillare e pensare che non ce l’avremmo mai fatta… proprio come tutti si aspettano che io faccia-
Spike sorrise, guardando ancora il corpo a terra.
-E poi, lo sai… odio interrompere-
Anche Anya sorrise.
-Lo fai tutte le volte-
-Esattamente. Siamo una squadra, no?-
Si sorrisero, identici sorrisi complici, prima che la loro attenzione fosse richiamata da qualcos’altro.
-Ehm, ragazzi… non è che potreste slegarmi?-
Si volsero verso Dawn, e allora Spike spalancò gli occhi.
-Buffy…-
Si sporse dalla piattaforma, cercando di scorgerla.
Gli era impossibile, però, dal momento che il crollo della torre aveva alzato un polverone.
Dovevano scendere immediatamente.

La luce del sole le riscaldava leggermente il viso.
Tutto era ancora buio e scuro.
Pensieri sconnessi le annebbiavano la mente.
…Dawn… Spike… Glory… la chiave… la morte…
E poi delle voci, c’erano così tante voci.
Voci che conosceva.
Le voci di coloro che amava.
Di coloro per i quali aveva deciso di rinunciare a tutto, anche se stessa, se necessario.
E ora erano lì con lei.
Ora erano tutti insieme.
Le voci diventavano più rumorose, le parole più chiare.
-…Non osare toccarla…-
-…Noi siamo qui per lei…-
-…Non c’è più niente per te qui, vattene…-
Rumori di battaglia, vicini a lei, troppo vicini.
Urla, e poi… silenzio.
E poi una mano amica, sul viso.
Buffy si costrinse ad aprire gli occhi.
E i visi di Willow, Xander e Giles, inginocchiati sopra di lei, si impressero nella sua memoria.
Sporchi, sanguinanti, feriti.
Non le erano mai sembrati più belli.
I suoi amici.
Sorrise debolmente.
-I miei Slayerettes…- mormorò.
Si sentì afferrare da tutti e tre, e stringere forte, più forte che mai prima.
Questa volta non era stata Buffy Summers a salvare il mondo.
Il sangue e la polvere si mischiarono alle lacrime sul suo viso.
Questa volta era stato il mondo a salvare Buffy Summers.

Alcune volte non si ha la percezione di giusto e sbagliato.
Alcune volte le cose accadono, e basta. Senza poterlo evitare.
Come in questa occasione.
Era scritto che la Buffy di una dimensione avrebbe perso ogni contatto col suo lato da Cacciatrice, e sarebbe tornata ad essere una comune ragazza mortale.
E non avrebbe più provato dolore, per il resto della sua vita.
E non avrebbe provato più neanche gioia, né amore.
Ma l’intervento di un vampiro aveva cambiato tutto, imbrogliando le matasse del fato.
Ingannando il destino.
…Era scritto che la Buffy di un’altra dimensione si sarebbe sacrificata, saltando in un portale, e avrebbe salvato sua sorella e il mondo.
Compiendo il suo destino da Cacciatrice.
Morendo da guerriera.
E avrebbe trovato solo pace e consolazione nel nulla della morte.
Pace… ma non amore.
Ma poi, l’intervento di un vampiro e di un ex demone della vendetta ha cambiato tutto, modificando il corso della storia.
Buffy Summers ora viveva.
Vi mostrerò quello che intendo…

Il campanello d’ingresso suonò più volte e insistentemente.
Buffy mugugnò qualcosa, completamente contraria ad alzarsi.
Ma il campanello continuava a squillare e squillare senza fine, così, imprecando silenziosamente, si alzò dal letto, mise addosso una vecchia vestaglia e scese le scale di casa.
Sbadigliando vistosamente e stropicciandosi gli occhi, aprì la porta, rivelando una radiosa Anya.
L’ex demone aveva un enorme sorriso stampato sul viso.
E numerosi pacchetti in mano.
-Sveglia sveglia!- esclamò allegramente, superandola e avviandosi verso la cucina.
Buffy girò gli occhi.
Come Anya riuscisse a svegliarsi così presto ed essere ancora così allegra e vispa era veramente un mistero per lei…
Davanti alla porta Xander si schiarì rumorosamente la gola, sembrando altrettanto addormentato.
La Cacciatrice sorrise comprensiva.
-Ti ha di nuovo svegliato all’alba?-
Xander sospirò, esasperato.
-Non parlarmene. Se avesse usato questo tipo di tortura quando ancora era un demone, tutti quegli uomini avrebbero sofferto molto più intensamente, te lo assicuro-
Buffy gli diede ancora una pacca comprensiva sul braccio, mettendosi da parte per farlo passare.
I due si unirono ad Anya nella cucina di casa Summers, dove l’ex demone stava già armeggiando con pentole e uova.
-Una Cacciatrice forte ha bisogno di una sana alimentazione… e io ho bisogno di allenarmi ad essere una brava mogliettina, quindi questo- fece un ampio gesto con le braccia –è conveniente per entrambi-
Due sospiri identici provennero da Buffy e Xander, che preferirono comunque restarsene in silenzio.
Poi, d’un tratto, un rumore pesante di passi dal piano superiore fece alzare loro la testa.
-Indovina chi è sveglio…- Anya mormorò con una luce diabolica negli occhi.
Xander grugnì.
-Ti prego, corri a salvarlo, prima che coinvolga anche lui in… troppo tardi-
Una testa bionda arruffata dal sonno comparve da dietro l’angolo, ancora innocentemente ignaro della visita.
-Spike! Ben svegliato!- squillò Anya gioiosamente.
Le altre tre persone nella stanza mostrarono all’unisono uguali espressioni di sofferenza.
Il vampiro andò verso Buffy, lasciandosi cadere nella sedia accanto a lei.
-Ti prego, dimmi che sto ancora dormendo e che questo è solo un incubo-
La Cacciatrice appoggiò il capo sulla sua spalla, scotendo la testa.
-Niente incubo. E’ proprio la cruda e nuda realtà-
Spike appoggiò la testa sopra quella di Buffy, sconsolato.
-Non possiamo mandarla via, giusto?-
La voce di Xander rispose alla sua domanda dall’altro lato del tavolo.
-Ci ho già provato. Praticamente inutile. Ritorna sempre-
Di nuovo sospirarono.
Intanto Anya, ignorando completamente le loro lamentele, stava disponendo dei piatti davanti a loro.
-La colazione è il momento più importante della giornata- sentenziò ogni parola come se stesse parlando a dei bambini. –Per questo deve essere sempre costituita da cibi sani e ricchi di energia-
Dopo aver portato i piatti a tavola, l’ex demone si sedette accanto al suo ‘promesso sposo’, congiungendo le mani.
-E ora, dobbiamo ringraziare il Signore per…-
Per niente convinto, Xander congiunse le mani.
Qualsiasi cosa, pur di far contenta la sua Anya.
E farla stare zitta!
Spike aggrottò le sopracciglia, avvicinando le labbra ad un orecchio di Buffy.
-Sei proprio sicura che non posso mangiarmela?- borbottò piano.
La Cacciatrice sorrise, ma scosse la testa vigorosamente.
-Lo sai che non puoi, Spike. Il chip…-
Lui le cinse la vita con le braccia, stringendola a sé, e poi mettendosela in braccio.
-Sopporterei anche il dolore, pur di farla smettere…-
Buffy rise piano, una risata leggera e cristallina.
Una risata che riusciva sempre a riempire il cuore di Spike di una gioia infinita.
Le prese il mento tra le dita, facendola girare verso di lei.
Le sfiorò le labbra con le proprie per un momento, assaporando il suo sapore.
-Lo sai che ti amo, giusto?-
Buffy sorrise.
-Anch’io. Ti. Amo- replicò lei, puntualizzando ogni parola con un bacio.
Presto i due erano persi l’uno nell’altro, dimentichi di ogni altra cosa.
Finché la voce acuta di Anya li riscosse, proprio come al solito.
-Voi due, meno sdolcinatezze e più cibo… Odierei vedere i miei sforzi sprecati-
Buffy e Spike girarono gli occhi, ma tornarono ai loro posti, forchette in mano.
Spike guardò Anya minacciosamente, portando in bocca un pezzo di uova.
-Lo sai cosa mi piacerebbe farti, Anyanka?-
Lei alzò gli occhi dal suo piatto, sorridendo ampiamente.
-Non veramente, ma non ne avresti il coraggio. Noi siamo una squadra, giusto?-
Dal suo trono dorato tra le nuvole su, su e ancora più su nel cielo, il Destino annuì bonariamente.

“Non si può ingannare il Destino: se due anime non sono destinate l’una all’altra, saranno separate per l’eternità…”

Il Destino sorrise.
Non era questo il caso.

“…o forse no.”


FINE