LASCIA CHE TI RACCONTI ….

INFRANTI
DISCLAIMER: I personaggi di Buffy the Vampire Slayer ed Angel: the Series appartengono a Joss Whedon, la ME, la WB e la Fox. Non scriviamo a scopo di lucro e non intendiamo violare alcun copyright.
AUTHOR: Mary & Sue
PAIRING: Spike/Tanya, più vaghi accenni slash per Darla/Drusilla
RATING: PG13 per la presenza di violenza e l’allusione a una relazione Slash. ANGST, AU (molto AU….in quantità industriale) .
SPOILERS: Nessuno
TIMELINE: San Pietroburgo/Pietrogrado 1915/1916. Los Angeles 2001
SUMMARY: Dal passato, due ombre oscure giungono a San Pietroburgo, per distruggere la felicità di Angel, Spike e Tanya.
DISTRIBUTION: Il nostro sito: Due Uomini e Una Gatta, chiunque altro…basta che chieda.
NOTE. Attenzione!! Per chi non ha amato le vicende di Tanya e Spike (nel qual caso ci chiediamo perché mai stiate leggendo questa fan-fiction), per chi detesta l'angst in quantità industriale...questo è il momento buono per premere il tasto back del vostro browser, ed allontanarvi a gambe levate da questa fan-fiction...anzi, nel caso di chi detesta l'angst il consiglio è ancor più valido.
Per chi, invece, ha amato la storia di Tanya e Spike, per chi adora l'angst, si metta comodo, prenda una bella confezione di kleenex, un po' di nutella...e si goda questo viaggio nel passato!

Ancora un attimo per spiegare un piccolo cambiamento di nomi. In questa Ff troverete che la città di San Pietroburgo ha cambiato nome in Pietrogrado. Non si tratta di un errore, ma di una precisione storica. Nel 1914, infatti, a seguito dello scoppio della guerra che vedeva la Russia, alleata della Serbia, contrattosta alla germania del Kaiser Guglielmo II, si pensò bene di modificare il nome San Pietroburgo, ritenuto troppo germanico, in Pietrogrado, lasciando intatto l’omaggio allo zar pietro il grande, fondatore della città, ma mutando da germanica in russa la desinenza. Per questo la città viene ora chiamata in questo modo…
In realtà la cosa più logica sarebbe stata laciare il ome di San Pietroburgo nei "pensieri" dei personaggi, dal momento che se il nome di una cità può mutarsi in una pianta molto più difficile è che cambi nel cuore di chi ci abita, ma abbiamo pensato che avremmo potuto ingenerare della confusione e così abbiamo preferito modificare semplicemente il nome. Solo in un caso abbiamo lasciato il nome di San Pietroburgo, apparendoci questo più adatto alla logica del racconto.
FEEDBACK:

A Sabrina che ci ha fatte incontrare, che ci regala ogni giorno il dono inestimabile della sua magia, e che ha riempito una fetta dei nostri cuori con qualcosa di inestimabile e prezioso... lei stessa.

A David e James, due attori meravigliosi, per aver dato un sogno a due ragazze, e, follia per follia, a Angel e Spike, che a questo sogno hanno dato un nome.
Grazie.

Infranti

San Pietroburgo, estate, 1915

Il corridoio dell'ospedale era mal illuminato, e Spike riusciva chiaramente a sentire nell'aria odore di disinfettante, che, per quanto forte, non riusciva completamente a mascherare quello sottile, penetrante, della malattia.

Conosceva bene quel posto...così come conosceva la maggior parte dei rifugi per senza tetto ed orfani di S.Pietroburgo.

Salutò con un cenno della mano una delle infermiere, e passò oltre.

Ormai nessuno faceva più caso a lui. Tutti sapevano che era il compagno di Tanya Nimikova, la giovane volontaria che da anni passava le sue giornate ad assistere i malati.

Quattro anni.

Tanti forse, per la vita di un umano, poco più che un battito di ciglia, per quella eterna di un vampiro.

Quattro anni che avevano cambiato la sua vita al punto che, ripensando al passato, gli sembrava quasi di assistere a scene tratte dalla vita di un'altra persona.

Persona.

Quando aveva cominciato a pensare a se stesso come una persona e non come un demone?

Forse quando aveva cominciato a pattugliare le strade di S.Pietroburgo con Angel o Tanya.

Forse quando Tanya lo aveva baciato per la prima volta...e dentro di se aveva conosciuto una pace mai avvertita, né da umano, né da demone.

Forse era accaduto la notte in cui Tanya e lui avevano ballato su quel ponte.

O forse quando avevano fatto l'amore per la prima volta.

O forse ogni giorno, ogni ora, da allora, il suo demone si era pian piano ritirato nei recessi del suo essere, tanta era stata la pace, tanta era stata la serenità, la felicità.

Si fermò fuori da una porta, e la socchiuse piano, senza poter impedire che un sorriso gli salisse alle labbra.

Poco distante, Tanya, seduta sul bordo di un letto, accarezzava la testa di un bambino, mentre la sua voce calda, cristallina, soffiava piano le parole di una ninna nanna.

Se un giorno io me ne andrò,

resterò qui con te, fino al volgere del tempo.

SE un giorno io me ne andrò,

resterò qui con te e parlerò al tuo cuore.

Si, perché io insegnerò al vento a gridare

Agli alberi a stornire

Si, perché io affiderò alle onde il mio messaggio

D’amore per te.

 

Non era la prima volta che ascoltava quelle parole, non era nemmeno la prima volta che quella melodia gli riempiva le orecchie...

...era la voce di Tanya però, a renderle speciali, come al solito.

Spike appoggiò la testa contro l'uscio, mentre lei continuava a cantare, ed il sorriso che le illuminava il volto sembrava scemare, divenire...cosa?

Triste?

Malinconico?

Forse erano state le ombre della sera a confondere i lineamenti di lei, o forse...

Forse era qualcos'altro.

Tanya adorava i bambini. Sembrava nata per essere madre, esattamente come era nata per essere moglie, Cacciatrice, amica, figlia, sorella.

Donna, fin nel profondo.

Umana fin nel profondo.

Dormi tranquillo amor mio,

perché io resterò per sempre al tuo fianco.

E se anche io me ne andrò

Resterà qui con te la mia dolce canzone

Dormi tranquillo, mio cuor,

perché dentro di me c’è soltanto il tuo volto.

E contro il male del mondo

Io ti proteggerò fino al volgere del tempo…

Spike era sicuro di udire una nota di tristezza nella voce della ragazza, della sua sposa.

Una volta le aveva detto che le avrebbe dato qualsiasi cosa.

Il mare, il trono dello zar, la Neva...

Scherzando aveva detto che per la Luna si sarebbe rivolto ad Angel...

Eppure, neanche Angel avrebbe potuto darle quello che i suoi lombi desideravano, quello che la voce di lei cantava, insieme alle struggenti parole di quella ninna nanna.

Un figlio.

Spike poteva darle il suo amore, tutto il suo amore, e rubarne ad altri se non fosse stato abbastanza.

Avrebbe dato la vita per lei.

Avrebbe ucciso per lei.

Aveva smesso di desiderare di uccidere per lei.

Ma non avrebbe mai potuto darle un figlio. Quella che spillava dentro di lei quando si amavano non era vita.

Non ci sarebbe mai stata una creatura nata dal loro legame.

Strano come, fino a quel momento, il pensiero di avere un figlio non lo avesse mai neppure sfiorato.

Ed anche ora...Spike non desiderava un figlio.

Spike voleva solo la felicità di Tanya.

Voleva solo che lei avesse tutto.

Strinse i denti, pensando al fatto che mai la sua sposa aveva espresso un desiderio simile.

Aveva detto di volere lui.

Aveva detto che la vita senza di lui sarebbe stata una cosa desolata, triste.

Sospirò, mentre la voce di Tanya scemava, e la ragazza si voltò verso di lui, sorridendogli radiosamente.

E non vi erano più ombre sul suo volto stupendo.

Solo felicità, solo amore.

Amore per lui.

E Spike, per la prima volta, si domandò se fosse abbastanza per lei.

La vide stringersi leggermente nelle spalle, e poi voltarsi di nuovo verso il bambino, e chinarsi su di lui, posandogli un bacio sulla fronte, sussurrando. "Buona notte, Sergej..."

Il bambino dormiva profondamente, e Tanya indugiò un istante nell'osservarlo, prima di raggiungere Spike sulla porta.

Il vampiro biondo fece un passo indietro e le sorrise, tenendole l’uscio aperto.

"Buona sera, amore mio..." Mormorò lei contro le sue labbra.

"Buona sera, Luce..." Soffiò lui di rimando.

Le circondò le spalle con un braccio, stringendola forte a se per qualche istante.

Mentre Tanya si accoccolava contro l’incavo della sua spalla.

"Aspettavi da molto?" Domandò .

"Pochi minuti..." Rispose Spike, sperando di celarle il suo stato d'animo. " ti ho sentita cantare..." Ma non fu sorpreso quando Tanya sollevò la testa e lo guardò, un'espressione interrogativa sul suo volto.

Spike scosse la testa e rimase in silenzio, mentre uscivano dall'ospedale.

Le prime stelle brillavano in un cielo viola, bello da mozzare il fiato.

Ed era proprio così che Spike si sentiva quella sera.

Senza fiato.

Come un cadavere.

Come un vampiro.

Come quello che era.

"Spike?" Domandò Tanya, distogliendolo momentaneamente da quelle riflessioni, e Spike abbassò la testa, incontrando lo sguardo di lei.

"Sì, Luce?"

"Cos'è successo?"

Davvero… davvero si era illuso, anche per un solo istante, di poterle nascondere i suoi pensieri?

A lei, che lo conosceva meglio di chiunque altro?

A Tanya che era parte di lui?

"Vorresti avere un bambino?" Soffiò.

Era inutile girarci attorno, se avesse cominciato ad imbellire le parole, ad indorarle, non avrebbe mai avuto il coraggio di continuare.

Tanya sgranò gli occhi per la sorpresa.

"Non...ci ho pensato..."

E Spike capì dall'espressione del suo volto che era la verità.

Tanya davvero non ci aveva pensato.

Non aveva potuto farlo.

Non finché fossero stati insieme.

"Ero solo una bambina quando venni a sapere della missione...non è un pensiero che ho accarezzato..."

"Ma vorresti averne uno...un giorno?" La incalzò.

Le dita di Tanya si strinsero attorno alla sua vita.

"No..." Tacque, e lo fissò negli occhi per lunghi istanti, prima di dire. "Non senza di te...."

"Perché me lo chiedi?" continuò. Sembrava sorpresa dalle sue parole.

"Perché..." Spike si morse un labbro. "Stavo pensando...che...potremmo..."

Cosa? Fare un'incantesimo? Tornare indietro nel tempo?

Esitò.

"Potremmo adottare un bambino..." Disse infine...sbigottito dalle parole che aveva pronunciato.

E quella, da dove saltava fuori?

"Adottare un bambino?"

Spike si allontanò leggermente da lei, affondando le mani nelle tasche della sua giacca, mentre lei, le mani giunte contro il seno, lo guardava.

"Spike…" Cominciò Tanya. "Io non so cosa dire…"

"La verità…" Rispose. "è solo quella che importa…"

"E tu?" Tanya fece un passo verso di lui, e Spike resistette a stento all’impulso di indietreggiare.

"Io cosa?"

"Tu cosa vuoi?" Gli domandò dolcemente. E dopo un attimo allungò la mano, sfiorandogli un braccio.

"Voglio renderti felice…" Sputò immediatamente."voglio che tu abbia tutto…"

Non voglio che ti stanchi di me…

Non voglio che tu possa cambiare idea…

Esitò per un’istante prima di aggiungere. "Saresti un’ottima madre"

Tanya si lasciò sfuggire un sospiro, lo guardò, e Spike ebbe l’impressione, come spesso gli accadeva, che lei gli leggesse dentro.

"Un figlio." Tanya si sfiorò le labbra con le dita. "Credi che un figlio potrebbe rendere la nostra vita più perfetta? O che io abbia bisogno di essere madre per sentirmi completa?"

"Ti ho visto con quel bambino…" Cominciò Spike.

Ma lei scosse la testa, interrompendolo.

"Amore, io ho già una famiglia. Ho tutto quello che ho sempre sognato.

Eleanor, Angel…tu…" Si avvicinò ulteriormente a lui e gli posò un bacio sulla fronte. "Non cambierei quello che abbiamo per niente al mondo. Tu…" Sospirò. "Spike, io ti amo. Ti amo più della mia stessa vita, non ho bisogno di un figlio per essere felice…"

"E…" Mormorò lui.

"Ascolta: mi hai chiesto di dirti la verità. Ora ti chiedo la stessa cosa…tu vuoi un figlio?

O sei mosso solo dal tuo amore per me?"

Spike strinse le labbra.

"Non ci ho mai pensato, Luce." Accennò un mezzo sorriso. "Non da vampiro almeno.

Quando ero vivo…volevo una famiglia…ma dopo…"

"E c’è un’altra cosa da considerare…

Io sono la Cacciatrice…sappiamo entrambi… che potrebbe accadere qualcosa… "

"Non dirlo …" Spike strinse Tanya a se, desiderando improvvisamente di non aver aperto bocca. Di aver ricordato la sua natura di demone, ed agito secondo il suo istinto.

Desiderò aver pensato a se stesso, prima che a lei.

Alla sua felicità prima che a quella di lei.

Beh, amico, è da un po’ che la sua felicità è anche la tua…ora te ne rendi conto?

" Mio dolce amore… "Soffiò lei, e Spike sussultò quando una mano di Tanya strinse la sua. "Mi hai chiesto la verità … e la verità è questa"

Sospirò, appoggiando la testa contro una spalla di lui.

"Perché non aspettiamo un po’? Non voglio che tu prenda una decisione del genere, spinto da…" aggrottò la fronte. "non so da cosa esattamente!

Quando e se adotteremo un bambino, dovremo essere entrambi a volerlo."

Spike annuì, posandole un bacio sui capelli.

"Come vuoi" Mormorò. "Io voglio solo che tu sia felice…"

"Io sono felice, Spike…più felice di quanto abbia diritto ad essere…"

Spike chiuse gli occhi per un’istante, accarezzando con la punta delle dita la nuca di lei.

"Tu hai diritto a tutto, Luce…" mormorò. "a tutto…"

*****

Spike sapeva sarebbero passati decenni prima che riuscisse a cavare dalla sua chitarra un accordo in fa che non facesse venir voglia al suo demone di emigrare in un altro corpo.

E aveva il vago sospetto che anche Angel, che in quel momento stava dipingendo, pensasse la stessa cosa, anche se, conoscendolo, sapeva che non lo avrebbe mai detto.

Certo, si era lamentato del suo continuo strimpellare negli anni passati, ma alla lunga aveva accettato questa sua rinnovata passione con la flemma che doveva essergli cresciuta quando gli avevano ridato l’anima.

Sbuffò, e di nuovo si accanì sulla chitarra, ignorando lo sguardo del suo sire.

"Uh…Spike?" Domandò Angel, con voce pacata. "Lo sai vero che quella chitarra non ti ha fatto niente?"

Spike sollevò la testa.

"Dipende dai punti di vista" Bofonchiò.

Abbassò il capo, e tamburellò con le dita sulla cassa di risonanza dello strumento, prima di ricominciare a suonare.

La discussione con Tanya del giorno prima, a proposito di un’eventuale adozione di un bambino, lo aveva turbato.

Lo aveva turbato pensare per la prima volta che Tanya potesse non essere felice, che il suo amore potesse non bastarle.

Tanya aveva provato a rassicurarlo, ma quel senso di disagio non lo aveva abbandonato completamente.

L’aveva stretta a se con tanta forza la notte precedente, che lividi le si erano formati sulla pelle.

"Spike?"

"Cosa?" Sbottò il vampiro biondo.

"Stai ringhiando…"

Spike si rimise in piedi, abbandonando la chitarra sul pavimento. Fece qualche passo nel salotto dell’appartamento di Angel, stretto nelle braccia.

"Tanya ed io stiamo pensando di adottare un bambino…"

Ecco.

L’aveva detto.

"Mm?" Angel sgranò gli occhi, e sul volto gli si dipinse un’espressione che in altri momenti avrebbe trovato incredibilmente divertente.

Non quel giorno però.

Il pennello gli scivolò di mano per la sorpresa, e senza nemmeno guardare il vampiro bruno lo afferrò per la punta, sporcandosi il palmo di giallo.

Spike sorrise, mentre Angel aggrottava le sopracciglia e recuperava uno strofinaccio dalla sua valigetta dei colori, senza smettere di guardarlo.

"Un…bambino?" Domandò.

"Già…" rispose Spike, infilando le mani nelle tasche dei pantaloni.

Si avvicinò ad Angel, che lo stava ancora guardando. Probabilmente, pensò Spike, ponderando quando esattamente gli fosse andato in acqua il cervello.

"E quando…uh…ne avete parlato?" Chiese ancora Angel, mentre intingeva il pennello in una ciotola di vetro.

"Ieri sera…" Spiegò Spike. "L’ho vista cantare una ninna nanna ad un bambino ni ospedale…e…accidenti, Angel…non so nemmeno cosa mi sia preso. Le ho chiesto se desidera avere dei figli…e poi, dal momento che un po’ più in basso dovevo pur scendere, se le sarebbe piaciuto adottarne uno…"

Angel strinse le labbra, mentre lentamente riprendeva a dipingere.

"E lei cosa ha detto?"

"Che è felice così…e che se e quando adotteremo un bambino sarà perché lo vogliamo entrambi."

Vide il suo sire abbassare leggermente la testa, mentre la fronte rimaneva corrugata.

"Mi sembra giusto" Commentò. "Tu cosa vuoi Spike?"

«Voglio Tanya...voglio solo lei....voglio che sia felice....»

"Vuoi un figlio?" Domandò Angel.

Spike si strinse nelle spalle.

"Perché no ?...se si deve cambiare tanto vale farlo alla grande, non credi? Comunque" Aggiunse notando come Angel avesse smesso di dipingere. "Aspetteremo ancora un po'..."

"Beh." Commentò Angel, osservando per un istante il suo quadro. "Vorrà dire che dovremo comprare una casa più grande."

La sua voce era calma ora, non vi era traccia di incertezza in essa, né tantomeno ve n’era nel linguaggio del suo corpo.

"Tutto qui?" Domandò Spike incredulo. "Dovremo comprare una casa più grande? Niente prediche, niente morali, niente avvertimenti?"

Angel scosse la testa.

"I bambini hanno bisogno di molto spazio...oltre che di due genitori che si prendano cura di loro...sareste perfetti!"

"Angel...lo ricordi vero che sono un vampiro?" Domandò Spike. "Come spiegherei una cosa del genere a mio figlio?"

Tacque, mentre il senso delle parole che aveva appena pronunciato sembrava penetrargli sotto pelle.

Un figlio.

Lui, William il Sanguinario, un vampiro, parlava di avere un figlio.

Lui, William il Sanguinario, parlava di un bambino non come potenziale spuntino…

Sollevò gli occhi al cielo, e guardò di sottecchi Angel, che aveva l’aria divertita, prima di esclamare: "Sei pregato di non commentare…"

"Per carità" Borbottò Angel.

Spike scosse la testa, mentre un sorriso gli increspava le labbra.

Si rimise a sedere, afferrando la chitarra, e pizzicando le corde con le punte delle dita.

Chissà perché aveva l’impressione che quell’accordo in fa gli sarebbe riuscito, questa volta.

*****

Los Angeles 2001

Spike si allungò, prendendo fra le dita il piattino di vetro.

Era pieno di cicche, e lui sembrava stanco.

Stanco di quella stanchezza che, a volte, era il prezzo per la malinconia.

Come Kate sapeva bene.

Lo guardò, come se fosse la cosa più interessante del mondo, e poi lo rimise al suo posto, continuando a fissarlo a lungo.

"Ho pensato talmente tanto a quel bambino…." Disse alla fine. "ripetendomi che aspettare fu la cosa migliore che potessi fare….oppure chiedendomi se avrebbe potuto cambiare ciò che accadde dopo" Scosse le spalle "Io lo volevo solo per Tanya, però poi…."

"Ti sei domandato cosa avresti provato tu…."

"Già…" Ammise. " Comunque sia… è un’altra domanda che non avrà mai risposta.

Non adottammo quel bambino, e di lì a poco la nostra esistenza, come quella della Russia stessa, cominciò a prendere una piega turbinosa e imprevedibile, che in pochi mesi la cambiò completamente."

****

Peitrogrado, 1915

"Continuo a dire che non me ne importa un fico secco!" Sbottò Spike, passando da un lato all’altro di Angel, le mani affondate nelle tasche del cappotto, e il volto solo per metà serio. "Hanno voluto questa guerra, e ora se la piangano!"

Angel sospirò, continuando a camminare.

" Non è così semplice, Spike…."

"Andiamo…" Lo provocò l’altro "Hanno l’armata più grande del mondo ed è senza munizioni e rifornimenti, comandata da un branco di idioti che però sono tutti principi e granduchi; le migliori fabbriche, e s’impantanano nella corsa ai rifornimenti, costringendone tante a chiudere; uno stato che ha centinaia di anni, e non si decidono a cambiare una virgola, giocando alle piccole riforme quando l’impero è paralizzato dalla burocrazia! Ti rendi conto che è talmente tanto vischiosa che con tutti gli aiuti pronti per il fronte non si riesce a mandarli alle truppe!"

Angel gli lanciò uno sguardo

"Non credevo ti occupassi di volontariato…" Lo provocò, ma conosceva già la sua risposta.

"Io no, ma Luce sì" Sbottò infatti Spike, facendo una smorfia "e quello che non sa lei, glielo raccontano….

Le ho fatto smettere di prestare servizio negli ospedali militari per il suo bene, ma è come se non fosse mai accaduto!

È sempre lì a sbirciare se c’è un’emergenza, e intanto ascolta quello che le dicono, e si angoscia….

Diamine, dovete assistere i feriti? Fatelo in silenzio! Ahh…" Ringhiò quasi. "A volte detesto questo paese! Con questi idioti che vanno al massacro perché così gli hanno ordinato e lo zar che gioca a fare il comandante in capo, e intanto lascia qui sua moglie a terminare i disastri che ha cominciato lui!

E i ministri che ballano la quadriglia!

Ho voglia di andarmene e basta!"

"Io non credo che tu odi questo paese, ma solo il pericolo che potrebbe rappresentare per Tanya…"

"E che differenza c’è?! Lei lo ama questo posto, e quello che gli sta succedendo le fa male…forse se fosse lontana….."

"Certe cose ti restano dentro, William, non ti lasciano.

Ce le hai nel sangue.

Tanya è Russa…quello che accade alla Russia le farà sempre male…"

"Per questo detesto questo posto! Per me potrebbe sprofondare in mare, coi suoi soldati, gli industriali e tutta la Duma!"

"La Duma è stata sciolta, Spike…."

"Già…" Distolse gli occhi, fissandoli davanti a se, e per qualche attimo continuarono a camminare in silenzio, percorrendo la strada che tante volte già avevano fatto, e che da casa loro lì portava all’ ubjèzhisce di bambini preferito di Tanya. Mentre, attorno a loro, immersa nell’aria gelida dell’autunno, San Pietroburgo… o meglio, Pietrogrado, com’era stata ribattezzata allo scoppiare della guerra… viveva.

Come sempre.

Identica a se stessa e diversa.

Nel cuore.

Nell’anima.

Nel tormento spesso che vibrava nell’aria e che Angel aveva avvertito dalla prima volta che aveva messo piede in città.

Gridava come una voce umana alle orecchia del suo demone, e cresceva, ogni giorno di più, e cambiava.

Come la Russia cambiava.

Come la Russia gridava.

Come la Russia piangeva i suoi figli caduti sul fronte.

E si agitava, arrabbiata e stanca, e si faceva manovrare da chi era così scaltro da farle credere ciò che voleva, e ancora tendeva una mano, e aspettava che qualcuno la prendesse…perché sarebbe bastato solo quello…solo una stretta di mano…per evitare ciò che sembrava inevitabile.

Così si agitava il tormento nell’aria fredda che Tanya respirava.

Così si muoveva la storia.

E Angel la vedeva muoversi.

Come altre volte l’aveva vista muoversi.

E ogni giorno di più si stupiva dell’indolenza di chi avrebbe potuto agire.

E della sua incuranza. E della convinzione, tipicamente russa, che tutto sarebbe rimasto com’era sempre stato.

E della sua ingenuità. E stupidità.

E non sapeva più come chiamarla.

Ne se provare più rabbia o pena per coloro che la tempesta avrebbe travolti.

O tristezza nel pensare a quanto la sua Tanya avrebbe sofferto, allora.

O malinconia nel considerare quante, quante cose erano cambiate in così pochi anni.

Quando era entrato in quella città l’odore del tormento lo aveva stupito, e gli era sembrato stridere contro il lusso, l’allegria, la fede di quel popolo estremo. E non e gli era parso troppo lontano dai sentimenti analoghi che aveva avvertito in altre città e in altre epoche.

Adesso… quel tormento era ovunque.

Viveva ovunque e impastava qualunque angolo, qualunque attimo, qualunque sguardo perso nella penombra della strada.

Era negli scioperi che avevano salutato lo sciogliemento della Duma, nelle fabbriche chiuse, nei feriti e nei mutilati che erano stati mandati al macello e si sentivano usati e traditi.

Nei fuoriusciti, che rientravano di nascosto.

E anche nella frenesia che ancora agitava la città, e nella decisione con cui ci si ostinava a negare l’esistenza di qualunque problema

Ora, il tormento non era più una malattia che paralizzava e indeboliva il popolo russo. Ora era veleno.

E se nessuno fosse intervenuto, se le cose fossero rimaste com’erano, sarebbe arrivato al cuore del paese.

Presto. Molto presto.

"Angel"

"Dimmi"

Spike lo guardò, serio.

Troppo serio.

Molto più di quanto non gli piacesse vederlo.

"Tu credi che ci saranno dei disordini?"

Per un secondo Angel non parlò.

"No" Rispose poi "Non disordini… se nessuno interviene prima… una rivoluzione… "

Vide Spike impallidire.

Lui, un demone, che impallidiva alla prospettiva di una rivoluzione. Di sangue, di dolore, di disperazione...

"…ne sei…sicuro?"

Scosse le spalle.

"No. Ma lo penso.

Se non ci fosse stata la guerra, forse, non sarebbe accaduto nulla.

Si sarebbe continuato con qualche disordine, la repressione, la propaganda politica e i suoi capannelli di accoliti.

Mentre il popolo avrebbe continuato ad essere fedele al suo piccolo padre.

Ma ora c’è la guerra. E la guerra significa carestia, significa gente a cui vengono strappati i figli, significa terra devastata. Significa masse immense di soldati sbandati, malnutriti e mal pagati , mandati a combattere da inetti e incompetenti, ben lontani dal farsi vedere sui campi di battaglia, e questo lo stai già osservando.

Sono pronto a scommettere che la prima cosa che la propaganda comunista promette è la firma di un trattato di pace…"

Scosse la testa.

"Angel…tu c’eri quando c’è stata…l’altra rivoluzione?"

Sospirò.

"Sì…" E quanto si era divertito, all’epoca…

"Ed era…così?"

"Sì…anche allora…tutto era evidente…e quasi nessuno voleva capire….."

Vide Spike stringere le labbra, fino a ridurle a una linea sottile.

"Devo portare via Luce…." Mormorò, deciso. "Lei…"

"Tanya…." Lo interruppe Angel.

Immediatamente , Spike lo guardò.

"Cosa?"

Ma non fece a tempo a rispondere.

Come se fosse in grado di avvertire la presenza della ragazza, Spike si voltò, nella direzione, da cui lei, trafelata e visibilmente colpita, stava arrivando.

Le andò incontro, ignorando le due figure che le venivano dietro, e lei, altrettanto incurante di essere per strada, altrettanto incurante del mondo intero, gli corse fra le braccia, stringendolo a se.

"Luce…" La chiamò Spike, ma lei non lo lasciò continuare.

"Che succede?" Esclamò, interrompendolo. "Spike, amore, che sta succedendo? Angel…" Si rivolse a lui. "che succede alla mia terra?"

Il vampiro scambiò un rapido sguardo con Spike, e lesse nei suoi occhi la sua medesima sorpresa.

"Parlano…di rivolte…." Tanya gli prese le mani, stringendogliele forte. "parlano di abbattere lo zar…parlano di ucciderlo….di bagnare di sangue le strade di Peitrogrado….

Proprio ora! Ora che dovremmo essere più forti, più uniti….

Ora che c’è già tanto dolore!"

Era così angosciata, e sembrava così vulnerabile e fragile con quel tormento negli occhi, che anche Angel desiderò disperatamente di poterla proteggere.

Di poter sottrarre la sua purezza all’orrore che presto sarebbe venuto.

Di poter fermare per lei quella follia.

"Io…" La ragazza abbassò gli occhi "pensavo che fosse come sempre…come dal giorno che sono arrivata a Peitrogrado. Si è sempre parlato di rivolte…di cambiare l’ordine delle cose….ma erano parole …dettate dal dolore o dall’interesse….

Ora…ora sono venuti all’ospizio….un gruppo…c’erano dei soldati ed anche un ufficiale e due uomini che dicevano di essere mandati dal Soviet….e cercavano di convincere i ragazzi più grandi a unirsi a loro….per organizzare gli scioperi…….per creare disordini….

Dio…bambini di tredici o quattordici anni…e parlavano loro di uccidere, di prendersi quel che gli spettava.

Ed era vero…

La violenza era vera….

Riuscivo a sentirla, riuscivo a toccarla…dentro quegli uomini….

Non gli importava dei bambini. Non gli importava della fame, o del dolore della gente.

Volevano solo….distruggere…imporsi…non sapevano nemmeno che sarebbe venuto dopo…."

Si voltò verso Spike, come per essere certa che non l’avrebbe disprezzata per ciò che stava per dire.

"Non c’era differenza…." Mormorò "fra loro e tutti gli altri….vampiri… e demoni…..

Loro succhiano il sangue alla mia terra…e lei si sentirà morire…e io non potrò fare niente….

Ho questa missione, questi…poteri…e non potrò far niente! "

Spike l’attirò a se, senza dire nulla, gli occhi rivolti verso Angel.

A chiedergli aiuto.

Ma lui non sapeva dargliene.

Non esistevano parole per calmare un’angoscia profonda come quella di Tanya, e lei era troppo intelligente e intuitiva perché potesse mentirle, anche solo per tranquillizzarla…

Furono le due persone che avevano seguito Tanya a intervenire, avvicinandosi un po’ incerti.

Un uomo e una donna, vestiti semplicemente, entrambi con lucidi capelli neri, che li guardarono molto nervosamente, prima che lui, finalmente, si decidesse a dire: "Perdonateci, ma noi ora andremmo a casa…."

Tanya si voltò, ancora fra le braccia di Spike, e si sforzò di sorridergli.

"Venite….vi accompagno"

"No" Si schernì l’uomo. "Siete stata fin troppo gentile e avete perso troppo tempo…dopotutto è qui vicino…."

Salutarono in fretta, senza dare a Tanya il tempo di dire molto di più, e Angel li guardò andar via mentre lei spiegava.

"La signora presta assistenza nell’ospizio da qualche mese, e si è molto impressionata.

Loro… sono di origine zingara, e appena hanno visto lui quegli uomini hanno… cominciato ad accanirsi… promettendo libertà, fine delle persecuzioni e molte altre cose meravigliose….sempre con gli occhi così pieni di odio.

Io volevo tornare a casa e li ho incontrati per strada.

Abitano molto vicini a noi…"

"Mm…" Fece Spike. "Non li avevo mai notati"

"Io si" Tanya li fissò, e per un attimo sembrò perdersi. Sembrò scordarsi persino della sua amatissima Russia. E scotendosi solo al richiamo di Angel.

"Scusa" Mormorò. "è che…"

"Sì?"

"Nulla...ho come l’impressione che qualcosa non sia… a posto…."

"Sei stanca…" Spike le accarezzò i capelli, ma anche lui lanciò un’occhiata alle sue spalle. "e molto provata…"

"Sconvolta, amor mio…" Sospirò lei. " sconvolta… e proprio ora…che mi servirebbe tutta la mia forza…"

"Beh…" Mormorò lui, avvolgendole le braccia attorno ai fianchi."hai la mia forza. E quella di Angel.

Puoi anche permetterti di essere stanca…o di preoccuparti di questa gabbia di matti!"

Tanya non riuscì a sorridergli. Gli appoggiò la testa sulla spalla e lentamente mormorò: "Mi porti a casa?"

Di nuovo, Angel e Spike si guardarono.

Doveva essere veramente, veramente sconvolta per voler rientrare a casa. Per non voler tornare all’ospizio, quando era ancora così presto, o non pensare alla ronda.

Lentamente, Angel annuì, e presero a camminare, affiancati, Tanya che teneva sempre la testa sulla spalla di Spike.

Come tante altre volte.

Eppure, tutto era così diverso quella sera.

Come la Russia sembrava diversa.

Uguale, eppure, forse, non sarebbe mai tornato il paese che aveva salutato il giorno delle loro nozze.

"Angel" Mormorò di nuovo Tanya.

"Dimmi, piccola"

Lei esitò.

"Il dolore li attirerà qui, vero… nel mio paese" Lo guardò. "Vampiri, demoni, creature delle tenebre…saranno attirati qui…come faine dal sangue fresco…."

Angel guardò per un attimo davanti a se

"Non lo so" Mormorò alla fine "può darsi. Ma potrebbe anche essere l’inverso.

Potrebbero anche essere spaventati … dalla follia degli uomini"

 

****

Pietrogrado, Estate 1915

Era un bene che Drusilla non fosse con lei quella sera, pensò Darla, appiattendosi contro le mura di un palazzo, la sua pelle a confondersi con le ombre della città.

Avrebbe rovinato tutto, come suo solito.

La pazzia della vampira poteva essere divertente, eccitante, ma alla lunga diveniva fastidiosa, specialmente in momenti come quelli.

Spiare non era il forte di Drusilla e nemmeno attendere.

La vampira bruna era eccitata di essere nella stessa città del suo bambino.

E, francamente, Darla non sapeva quale tra i due vampiri fosse più patetico.

Drusilla con la sua pazzia, o William con la sua cagna russa.

Decisamente William con la sua cagna, decise, però, immediatamente dopo, osservando quello che una volta era stato un vampiro assetato di sangue, sesso e violenza, camminare stretto ad una ragazza bionda.

Una Cacciatrice!

Mentre l’impostore, che portava il volto del suo Angelus, li guardava intenerito.

Drusilla si sarebbe probabilmente avventata su di loro, finendo così in polvere.

Ma Darla non poteva permetterlo.

Non che le importasse qualcosa di Drusilla. Tra la vampira bruna e i soldi che Angelus le aveva rubato, avrebbe scelto i secondi, senza nemmeno battere ciglio.

Aveva bisogno di lei, però. Non solo dei suoi poteri, del dono, che quasi un secolo prima l’aveva spinta ad indicarla ad Angelus. Voleva che William, o quello che rimaneva di lui, la vedesse…che ricordasse.

La cagna bionda rise quando William si chinò su di lei e le sussurrò qualcosa all’orecchio. Da dove si trovava, Darla non poteva sentire quanto le aveva detto, ma non le importava.

Voleva che ridesse. Voleva che fosse felice….

Avrebbe reso il suo sangue più dolce, dopo.

Quando la paura ed il dolore avrebbero riempito il suo essere, i ricordi di quella felicità avrebbero reso il sangue come miele.

Angelus si fermò, mentre ancora William e la cagna camminavano, e Darla strinse le labbra, mentre lo osservava…mentre gli occhi scuri di lui scavavano nelle ombre che lo circondavano.

Era stato bravo, Angelus, a confondersi nell’oscurità…vi era stato un tempo in cui la notte più nera non avrebbe potuto reggere il confronto con il suo demone.

Prima della Romania.

Prima che quegli Zingari lo derubassero, infettandolo con un’anima.

Prima che si piegasse su se stesso scosso da rimorsi inutili.

Lui, un demone.

Ed ora quell’anima purulenta di rimorsi, di amore, di umanità, lo riempiva tanto da offuscargli i sensi, e non permettergli di vederla, di sentirla.

"Sono qui, amore" Soffiò Darla.

Dischiuse le labbra, mentre ancora Angelus rimaneva immobile e per un istante, un solo istante, sentì gli occhi di lui su di se.

Arretrò, confondendosi di più con il buio, mentre sentiva l’anima di Angelus, persino a quella distanza.

Era disgustosa.

E la nauseava.

Appoggiò la testa contro un muro.

Ecco...esattamente come aveva immaginato, Angelus si voltò, raggiungendo William e la sua puttana.

Oh, sì...che si godessero ogni singolo istante, che si illudessero di essere umani...

Le cose sarebbero cambiate.

Le cose sarebbero cambiate molto presto.

****

"Il Concilio" Tanya si voltò, dando le spalle alla finestra e appoggiandovisi sopra. Come per sostenersi alla sua forza.

Come se fosse la sua sola alleata.

E, forse, quella sera, lo era davvero.

La sua unica alleata.

Il suo unico appiglio.

Per affrontare una battaglia che non avrebbe mai potuto avere vincitori.

Che si giocava con le armi dell’amore, e che eppure poteva ferire come una guerra.

E sapeva già che avrebbe pianto, e che allora quella finestra sul cui telaio ora stringeva le dita non avrebbe potuto aiutarla.

Ne avrebbe potuto farlo la sua forza di Cacciatrice.

Ne gli occhi di Angel, che, silente, restava appoggiato alla parete di fronte, a braccia conserte.

Guardandoli.

Lei e coloro che lei amava.

E in quelle iridi oscure c’era molto più di una vita di saggezza.

E la sofferenza di sapere, come lei, che nessuno di coloro che combattevano per salvare il suo amore avrebbe mai potuto vincere completamente.

E che qualunque cosa Tanya avesse detto avrebbe ferito qualcuno.

Per questo, ancora, Angel non parlava.

Per questo non aveva detto una parola da quando erano entrati nella casa di Eleanor.

Per questo taceva, anche se i suoi occhi dicevano così tanto.

E tuttavia, lo sapeva, non avrebbero potuto aiutarla.

Non avrebbero potuto impedirle di piangere.

Perché quella era la sua battaglia. Ed era lei che doveva combatterla.

Per fare capire alle persone che amava…

"Sì. Il Concilio." Eleanor si avvicinò di un passo, con un’espressione indecifrabile sul volto, che avrebbe potuto essere ugualmente orgoglio ed imbarazzo. "Non vogliono rischiare di perderti"

Tanya alzò il viso.

E guardò lei. Solo lei.

"Non vogliono rischiare di perdermi…o pensano che quel che sta per succedere non debba riguardarmi?"

Colpita.

In pieno.

Ma questo lo sapeva già.

"Loro…" Eleanor rimase per qualche istante immobile, con le labbra spalancate, e infine, quando continuò, lo fece con un sospiro. "sì…

La Cacciatrice non è fatta per sedare i dissidi fra gli uomini, ma per combattere le forze delle tenebre…"

"E queste…persone…" Soffiò Tanya. "Loro non sono forze delle tenebre? Io non riesco a vedere la differenza tra loro, vampiri e demoni. Il sangue che viene sparso è lo stesso….il dolore provocato è lo stesso…"

"Il Concilio lo vuole…." Sospirò Eleanor. "e vuole che lasci la Russia.

Qui presto si scatenerà… qualcosa di molto grosso.

Chiunque non sia troppo ottuso se ne accorgerebbe "

"Soprattutto se tu, che ottusa non sei, lo inserisci nel tuo rapporto…"

Aveva sorriso mentre lo diceva.

Non voleva ferire Eleanor, né criticarla… non avrebbe mai potuto farlo…

La donna alzò gli occhi, fiera.

"Sì" Ammise. "Ho parlato al Concilio di quello che sta succedendo.

Ma non sono solo io, Tanya.

Politici, statisti, semplici osservatori sia russi che stranieri…tutti capiscono che l’impero si sta sfaldando.

Che presto, a meno che non avvenga un cambiamento radicale, scorrerà il sangue.

E tu non potrai farci niente!

Guarda in faccia la realtà!

Non potrai ammazzare gli ammutinati, e gli insorti, e le donne e i bambini che parteciperanno ai cortei!

Saranno a centinaia di migliaia , in tutta la Russia, e tu non potrai mai fermarli"

"Ma tutta questa violenza potrebbe attirare qui migliaia di demoni…"

"E potrebbe non farlo!

E se pure lo facesse? Migliaia di demoni mischiati a uomini cento, mille, centomila volte più numerosi!

Che ti bloccherebbero ogni possibilità di azione.

Mentre in altri luoghi ci saranno situazioni che potresti risolvere.

Gente che potresti salvare. Tu e solo tu.

Perché sai di essere una Cacciatrice eccezionale.

Ragiona, Tanya, che cos’è che potresti davvero fare, qui?

Lo sai, sai cos’avverrà se ti ostini a voler restare in Russia?

Resterai bloccata, forse sarai imprigionata, o uccisa, e io con te, perché sai che non ti lascerò…."

Tanya distolse gli occhi, ma Eleanor la incalzò, implacabile.

Già in passato avevano affrontato quello stesso discorso, ma stavolta era davvero spaventata, e la sua paura rendeva le parole crudeli e terribili.

"…e Spike…e Angel? Ucciderebbero per proteggerti.

Esseri umani. Ogni giorno forse…

Vuoi questo per loro, Tanya?"

Gemette, gli occhi che le si riempivano di lacrime, e cercò di sottrarsi allo sguardo implacabile di lei. Ma fu Spike a venirle in soccorso, mettendosi fisicamente fra il suo corpo e quello di Eleanor.

"Basta!" Esclamò. "Non c’è bisogno di tormentarla così!"

Le prese il volto, costringendola con dolcezza a guardarlo, il braccio che le teneva la vita, infondendole sicurezza.

"Luce" Mormorò. "Amore, ascoltami….

Non ti voglio dire che dovresti andartene perché ci sono posti in cui potesti essere più utile, o perché questi non sono affari tuoi, o perché il Concilio dice così…

Lo sai….a me non importa un fico secco del Concilio….non m’importa un fico secco nemmeno di nessuno in questo paese di idioti, o nel mondo!

Ma mi importa di te….

E so che qui sarai in pericolo.

Anche con la tua forza di Cacciatrice. Anche con me e Angel a guardarti le spalle.

E starai male.

Ogni giorno.

Questa… è l’unica cosa che m’importa."

Le sfiorò il volto.

Leggermente. Gentilmente.

"Eleanor ha ragione….

Qui non potrai fare niente….non potrai impedire alla tua terra di sanguinare….ma solo essere in pericolo…

Vieni via con me" Soffiò, chiudendole il volto fra le mani . "Con noi. Come una famiglia.

Dovunque tu vorrai…."

"Dovunque…" Ripeté piano lei. "ma lontano dalla mia terra."

Spike deglutì.

"Lontano dal pericolo….

Luce, non voglio….no, la verità è che non posso farti abbandonare la tua missione….ma restare in Russia è inutile….è una sofferenza, un tormento senza ragione…

La verità… è che non voglio perderti…."

Tanya guardò da lui ad Eleanor, senza liberarsi del suo abbraccio, e un sorriso triste, pieno di malinconia, le salì lentamente al volto.

"Ho tanto desiderato che voi due andaste d’accordo…" Mormorò piano. "Ho tanto desiderato che potessimo essere una famiglia…

Ed ecco…ora siete d’accordo…"

Si staccò da Spike, avvicinandosi piano alla finestra, e sfiorando le tende.

"Sembra un gioco crudele….una burla…in cui nessuno ride…."

Si voltò, immergendo gli occhi nella lucentezza della neve, impallidita dai lampioni.

La sua neve…la sua terra.

E parlò loro di spalle, mentre il suo sguardo si perdeva lontano…molto, molto lontano…

Verso un’ altra neve e un’ altra luce.

Verso un luogo in cui ancora nemmeno esistevano i lampioni.

"Quando sono andata via dalla Siberia" Mormorò lentamente. "tutti i miei compagni dicevano che avrei dovuto essere felice.

Che sarei dovuta impazzire di gioia.

Chi di loro non avrebbe dato qualsiasi cosa per lasciare quella landa desolata …per trasferirsi a Peitrogrado, dove c’era tutto, da un luogo in cui non esisteva niente?

Io, invece, piangevo.

Nonostante tutto. Nonostante sapessi che avrei avuto tutto ciò che non avevo mai nemmeno sognato…

Nonostante sapessi che c’era una sacra missione ad aspettarmi qui, e tutto il mio essere gridava solo di potervi adempiere.

Piangevo. Perché dovevo andarmene.

Perché dovevo lasciare la mia terra.

Una landa desolata e squallida…ma…mia…

Nel sangue, nelle ossa, nelle viscere.

Come un figlio…come una madre…

Come qualcosa che mi chiamava, qualcosa a cui io ero sempre appartenuta, e che stavo lasciando.

E così…come ero della mia Siberia… io sono Russa….

Questo è il mio cielo, è la mia aria. Quella in cui cammino è la mia terra, quella che bevo è l’acqua dei miei fiumi.

Questa è la mia essenza.

È la mia anima.

E la mia anima parla Russo, anche se la mia bocca ha imparato altre lingue. E le ama "

Si voltò, lottando per non piangere.

"Io ti amo Spike…ti amo più di me stessa. Ti amo più della Russia.

Ti amo di un amore che neanche può misurarsi con la misura delle cose.

E se tu mi chiederai di lasciare la Russia, se tu me lo ordinerai….io lo farò…."

Guardò Eleanor.

"E se tu mi dirai di farlo per essere utile, per adempiere alla mia missione…lo farò.

Ma non chiedetemi di capire.

Non chiedetemi di accettare.

Perché io voglio restare qui, anche se la mia terra sta cadendo a pezzi.

Io voglio restare… anche se vuol dire veder scorrere il sangue.

E piangere infinite lacrime.

E versarle sulle ferite della mia terra…

Anche se non serve a niente….

Perché a me non importa molto che non serva a nulla….

Io so che non serve a nulla…

Ma vorrei ugualmente restare…

Non vorrei abbandonare lei, come non abbandonerei una madre che muore di un male atroce, e che potrebbe infettarmi.

Perché è parte di me. E lo sarà per sempre…."

Si perse.

Per un attimo, un solo attimo, Tanya si perse.

E quesi non fu consapevole delle parole che le lasciarono la bocca.

"E’ inutile" Mormorò. "Io non lascerò la Russia…"

Guardò di nuovo Spike, confusa dalle sue stesse sensazioni.

"Eppure ti seguirò….sempre"

Non sapeva perché lo avesse detto.

E non sapeva esattamente cosa provava.

Ma ora era di nuovo lì. Con loro.

E con la sua Russia, che presto, forse, non ci sarebbe più stata ….

Si premette le mani sul volto, senza piangere.

"Vorrei non essere inutile" Sussurrò angosciata. "vorrei che il mio sangue potesse spegnere questa follia"

Stavolta, Spike non l’abbracciò, e, quando tornò a sollevare il viso, Tanya lo vide davanti a se, immobile e in silenzio.

Come Eleanor.

Come se entrambi non avessero saputo che dire. Ne che fare.

Ed era colpa sua.

Aveva voluto spiegargli. Aveva voluto aprirgli il suo cuore.

E invece li aveva feriti.

Fu Angel, allora, a parlare.

I suoi occhi, che pensava non avrebbero saputo scegliere, a venire in suo aiuto.

E le sue labbra, che fino ad allora avevano taciuto.

"Ti voglio bene" Mormorò, senza guardarla. Mentre gli occhi di tutti si rivolgevano al suo volto. "E giuro che vorrei proteggerti da tutta questa follia….ma se vuoi restare qui, io sono con te."

"Angel!" Esclamò Spike, voltandosi di scatto, e fissandolo come se lo avesse appena colpito.

"Non può controllarlo, Spike… "Spiegò calmo."è dentro di lei.

Mi dispiace per te…ma Tanya deve scegliere da sola…

Io non me la sento di imporle di lasciare la Russia, o di cercare di convincerla…non mi sembra…giusto.

Mi dispiace.. " Ripeté "non voglio prendere le parti dell’uno o dell’altra…."

Abbassò di nuovo gli occhi, e Spike lasciò cadere le spalle.

C’era così tanta tristezza in quella stanza, adesso.

Ed era colpa sua.

Di nuovo, si passò le mani sul volto, e i suoi occhi incontrarono quelli nocciola, profondi di lui.

Angel…lui non credeva di poter dare consigli a nessuno…

Non credeva di esserne in grado…

E lo metteva in crisi osservare discutere le persone a cui teneva….

Essere intervenuto doveva essergli costato uno sforzo enorme.

Cercò di sorridergli, per ripagarlo della sua dolcezza, e poi estese il suo sorriso ad Eleanor e Spike.

"Andiamo" Mormorò. "non vale la pena di discutere adesso. Sapevamo di avere idee molto diverse e lo abbiamo messo in chiaro una volta di più.

Io non voglio andarmene, Spike e Eleanor vorrebbero che lo facessi, Angel vorrebbe accontentare tutti…" Scosse le spalle. "beh, temo che non sarà possibile. Qualcuno di noi dovrà cedere prima o poi.

Ma non stasera. Che bisogno c’è di pensarci stasera? Dopotutto" Sorrise, staccandosi finalmente dalla finestra. "Può anche darsi che non saremo costretti a decidere.

Può anche darsi che sarà il caso, alla fine, a scegliere per noi."

*****

"Buonanotte, Angel…" Lo salutò Tanya, sollevandosi sulle punte per baciarlo sulla guancia.

E lui le sorrise, indugiando per un attimo con la mano sulla sua.

Spike si era stupito, all’inizio, del rapporto istauratosi fra di loro. Della reciproca mancanza d’imbarazzo, nella confidenza che se erano già strani fra un vampiro ed un essere umano, e lo diventavano ancor più fra un vampiro e una Cacciatrice, rasentavano l’assurdo se il vampiro in questione era Angel!

Eppure, conoscere quella ragazza così speciale e volerle bene era stato un tutt’uno, esattamente come per Spike conoscerla ed amarla.

Ed era proprio perché le voleva bene, perché quegli anni l’avevano resa così importante per Angel da rendere quasi inconcepibile aver potuto vivere senza di lei, che aveva parlato, prima. Che aveva detto quello che pensava, schierandosi quasi contro il suo ragazzo…

Lui capiva Tanya….

E capiva Spike.

Ed era la situazione più complicata in cui si fosse mai trovato.

Sbirciò Spike, per cercare la rabbia sul suo volto, e trovandolo, infatti, più serio di quanto non avesse voluto.

Non aveva detto una parola a casa di Eleanor, dopo che l’Osservatrcice, esasperata, aveva esclamato: "Perfetto! Due contro due! E la cosa più assurda è che io sto dalla parte di Spike!"

In realtà, ciò che aveva inteso era che non avrebbe mai immaginato che Angel potesse prendere una posizione del genere….così pericolosa per Tanya….

Era stata certa che lui l’avrebbe appoggiata. Che l’avrebbe aiutata a portar via Tanya. A proteggerla.

Quel che non capiva era che Angel voleva portar via Tanya!

Voleva proteggerla.

Ma non poteva…

Se lei fosse stata un’altra, se fosse stata una ragazzina che parlava per capriccio o anche una donna, ma incapace di comprendere ciò che stava accadendo…

Ma non era così.

Tanya sapeva…

Tanya era perfettamente consapevole dei rischi, era perfettamente conscia di come stavano le cose….ed era forse una delle persone più sagge, razionali e intelligenti che avesse mai conosciuto.

Quella che Tanya stava compiendo non era un’imprudenza. O una follia. O un colpo di testa.

Era una scelta.

E lui non aveva il diritto di intervenire nelle sue scelte.

Poteva solo starle vicina. E proteggerla.

A costo della sua vita se fosse stato necessario.

Ed era sicuro che Spike avrebbe compreso quel che pensava e provava.

Anche se ora ce l’aveva con lui.

Anche se ora era arrabbiato perché non lo aveva appoggiato nella cosa più importante della sua esistenza.

"Buona notte, piccola. Buonanotte Spike." Lo salutò, e per un attimo temette che lui non avrebbe risposto.

Che avrebbe continuato a tacere, come aveva fatto da quando erano usciti dalla casa di Eleanor, e poi durante la ronda, interrompendo il suo silenzip solo per brevi frasi, che anziché spezzarlo lo rendevano più pesante.

E inquietavano Angel.

Perché Spike non era così.

Non il suo Spike.

E invece lo sorprese, sospirando leggermente e scotendo le spalle.

"Buonanotte Angel" Disse, prendendo Tanya per la vita. "Ci vediamo domani"

Anche la ragazza parve rilassarsi, e si appoggiò a lui, rivolgendo ad Angel un sorriso radioso, come se nulla fosse appena accaduto, e lasciando che Spike, gentilmente, la portasse a casa.

Mentre Angel continuava a guardarli, incrociando per un attimo gli occhi di lui, prima che entrambi scomparissero in casa.

Imitandoli, si chiuse l’uscio alle spalle, con un piccolo sospiro di sollievo….

E poi… la sentì.

Chiara.

Definita.

Una presenza nella sua casa.

Che non avvertiva da più di dieci anni.

Un odore che non avrebbe mai dimenticato.

Che gli era penetrato nella pelle, come gas tossico, lungo più di cento anni di sangue e massacri.

E che ora permeava l’aria del posto dov’era felice con la sua famiglia.

.

"Darla…" Mormorò, scrutando le ombre, mentre la sua mano cercava l’interruttore della corrente…e trovava quella di lei.

Si voltò, sussultando, e improvvisamente lei gli fu di fronte, le dita appoggiate alle sue e un fianco premuto contro la parete, il volto attraversato da quel sorriso sbilenco che ricordava così bene.

Bellissima.

Darla.

Il suo sire.

La sua assassina.

La sua amante.

La sua complice.

Darla.

L’oscurità che lo aveva generato, e che lui, con la sua tenebra, era riuscito ad eclissare.

L’assassina che aveva temuto la ferocia del suo discepolo.

Il volto che più spesso ricorreva nei suoi incubi e nei suoi rimorsi.

Che aveva sperato di non rivedere mai più.

E che ultimamente aveva quasi scordato, cancellato dalla felicità di due ragazzi.

Darla.

Lì.

Adesso.

Nella sua casa.

Con l’aria di essere la padrona e di saperlo bene.

Sua, e di qualunque altra cosa.

Sensuale e velenosa come non mai.

A pochi metri da Spike e Tanya.

"Vedo che nemmeno dieci anni di lontananza, e quella tua sporca anima hanno potuto cancellare il mio ricordo, Angelus."

Lui deglutì.

Quel nome….dopo più di dieci anni…

"Niente al mondo potrebbe farlo, Darla…." Girò piano la testa, i sensi tesi al massimo, come una seconda pelle. "Niente al mondo potrebbe farlo….Drusilla…"

Rise.

Nelle ombre della stanza. Appoggiata a una finestra.

La vampira bruna.

Il volto che un tempo era stata l’immagine della purezza.

E che lui aveva trasformato in una maschera di follia.

Strinse i denti, per scacciare le immagini che si affollavano nella sua mente, ogni volta che ripensava a lei.

E per non tornare indietro.

Al passato.

Al suo volto coperto di lacrime.

Coperto di orrore.

Distorto dalla pazzia, dopo che lui aveva distrutto la sua vita.

Strinse i denti, perché in quel momento non poteva permettersi di cedere al dolore.

E mentre Drusilla avanzava di qualche passo, spinse l’interruttore della luce, apparentemente incurante della presenza delle due vampire, e sottrasse la sua mano dal tocco di Darla.

"Dovrei chiederti a cosa devo l’onore" Mormorò. "ma, purtroppo, temo di conoscere già la risposta"

"Vuoi giocare?" Gli sorrise Darla, allontanandosi. "Mi piace…mi è sempre piaciuto…ma credo che anche questo lo ricordi ancora…" Appoggiò un dito sul piano della consolle, facendolo scorrere piano. "Allora dimmi, Angelus…perché sono qui?"

Angel si appoggiò alla porta, le braccia incrociate contro il petto, e un’espressione volutamente casuale sul volto.

"Non per me…" Rispose. "tu mi disprezzi, Darla…ma non credo ti abbia fatto piacere quel giochetto con i soldi…"

Lei sollevò il volto, continuando a sorridere.

"No…non mi è piaciuto affatto.

E non per i soldi, sai…ci ho messo poco a rifarli"

"Non ne dubito"

"Ma odio che qualcuno si prenda ciò che è mio"

"Lo avevo già fatto prima che mi ridessero l’anima…"

"Già…" Si avvicinò, e con mossa sensuale gli sfiorò il labbro, graffiandolo. "ma allora era divertente…mi eccitava che fossi un bastardo, allora….

Lo amavo…

Dopo…" Lo punse, e una goccia di sangue gli scivolò sul mento. "è diventato offensivo…"

"Esiste forse qualcosa che possa offenderti, Darla?"

"Il mio angelo…." Cantilenò Drusilla, come se solo allora si fosse accorta di lui.

"Il mio dolce papà…"

Angel deglutì, lo stomaco torto di fronte allo sguardo vacuo della vampira.

"Sta zitta!" L’ammonì ferocemente Darla e l’altra si ritrasse nell’ombra, spaventata.

Di nuovo, Darla si rivolse a lui.

Di nuovo gli sorrise.

E di nuovo il suo stomaco si torse.

"Se c’è qualcosa che può offendermi…" Mormorò. "Sì. Sì, c’è…"

Si allontanò da lui, prendendo a camminare attorno al grande tavolo rotondo.

"Te l’ho detto… mi offende che qualcuno si prenda ciò che è mio.

Mi offende che tu indossi il corpo del mio Angelus, che la tua schifosissima anima me lo abbia portato via…"

"A me pare piuttosto il contrario…." La contraddissem, e lei scattò in avanti, appoggiandosi al piano del tavolo.

"Tu eri mio!" Gridò. "Il compagno che io mi ero scelta! La creatura che io avevo generato!

E che cosa hai fatto? Mi hai tradita, mi hai ingannata, hai osato lasciarmi…."

Angel scosse il capo, un sorriso ironico sul volto, staccandosi finalmente dalla porta, e, con le braccia sempre incrociate sul petto, le si avvicinò, fingendo noia.

"La tua memoria fa acqua, Darla.

Fosti tu a lasciarmi. A cacciarmi via…"

"Io ho cacciato il bastardo, la cui anima infettava il mio uomo! Avevo tutto il diritto di farlo!

Ma tu no. Non dovevi lasciarmi lì come una qualunque sgualdrina!

E non contento ti sei portato via anche Spike!"

"Il mio Spike…." Sussurrò tetra la voce di Drusilla, impastata di tenebre."Il mio bambino….il mio dolce amore"

Sollevò il capo, e Angel la trovò fissarlo, gli occhi lucidi di follia.

"Mi hai portato via il mio bambino…ma lui mi ama ancora..mi ha sempre amata…anche se spinge le sue anche contro il corpo caldo della Cacciatrice"

Darla rise, mentre Angel lottava con l’espressione del suo volto, perché non tradissse l’ angoscia che provava.

Sapevano di Tanya…con ogni probabilità li avevano visti…e con ogni probabilità erano lì solo perché Darla non sapeva resistere all’impulso di tormentare le sue vittime prima di colpire.

Esattamente come era stato per lui.

"Andiamo Dru" Schernì la vampira. "che termini! Scandalizzerai il nostro casto Angelus…" Il suo sorriso si accentuò "è la prima cosa che ho notato, tesoro, tu….non sai di femmina.

Strano. Le donne ti piacevano anche prima che ti prendessi io…hai cambiato improvvisamente idea?"

"Fa cambiare" sussurrò Angel cupo, mentre il suo cervello lavorava freneticamente "avere le mani sporche di sangue."

"E questo concerne rinunciare ai piaceri della carne? Andiamo, sei anche più che patetico. Sei ridicolo."

"Concerne anche pensare che l’amore sia qualcosa di più che ginnastica praticata su un letto! "

Di nuovo, Darla rise.

"Amore. È così strano sentirtelo dire.

E dimmi, è amore ciò che Spike prova per la piccola cagna?

O è solo ‘ginnastica in un letto’?"

"Non girarci intorno, Darla. Che cosa vuoi?"

Sperava che volesse lui. Che volesse distruggerlo per ciò che aveva fatto.

Per odio.

Ma sapeva che non era così.

Che non poteva essere così semplice.

"Solo quello che è mio, Angelus.

E non farti illusioni, perché non sei tu.

Non più.

Non potrei sopportare il puzzo della tua anima.

O quello sguardo da cucciolo smarrito sul volto del mio Angelus.

Ma Spike. Lui è ancora mio.

È ancora nostro"

No.

La sua mente lo gridò, come impazzita.

Mentre i suoi peggiori timori prendevano vita.

E il suo corpo, la sua anima e la sua mente, tutto ciò che era si tendeva verso la porta chiusa, e verso ciò che era al di fuori…

Verso Spike. Verso Tanya.

Verso i suoi ragazzi.

Insieme. Felici.

E dovevano restare così.

Felici.

Come erano stati negli ultimi anni.

Come avevano il diritto di essere.

Non aveva paura che Spike potesse cambiare. Che potesse rinnegare tutto.

Che potesse lasciarli per tornare assieme alle due vampire.

Sapeva che non lo avrebbe fatto.

Mai.

Quel pensiero non lo sfiorava nemmeno.

No. Darla e Drusilla non avrebbero mai potuto riprendersi Spike.

Ma potevano turbarlo. E potevano turbare Tanya.

Con le loro parole. Con il loro veleno.

Con l’amore che una volta il giovane vampiro aveva sentito per una di loro.

Tanya e Spike erano l’immagine, l’emblema stesso dell’amore.

Eppure Angel non poteva rischiare che qualcosa, qualunque cosa, piantasse fra loro il seme del dubbio.

Non voleva permetterlo… e non lo avrebbe permesso.

Sollevò le spalle, ricordando a se stesso che una volta era stato più forte di Darla.

Che una volta avrebbe potuto uccidere entrambe le vampire contemporaneamente, se lo avesse voluto.

Prima che Spike e Tanya ne udissero le voci.

E, se non c’era più la ferocia di un tempo, adesso… aveva l’amore…

E il desiderio di proteggere la sua famiglia.

"Spike è venuto con me. " La sfidò " "Di sua volontà . E’ mio-"

Darla sollevò le sopracciglia, stupita dal cambiamento nel suo tono.

"Davvero?" Cinguettò "che peccato che una deliziosa piccola Cacciatrice cinese non ricordasse le cose nello stesso modo."

Sorrise. Ed era il suo sorriso di un tempo che vedeva riflesso nel volto della donna.

"Piangeva e scalciava, povera bambina…pensa che assurda combinazione….le era scoppiato un colpo di artiglieria ad un passo, e non poteva nemmeno far finta di difendersi quando Dru l’ha trovata"

Angel strinse disperatamente il pugno, mentre tornava con la mente al volto orgoglioso di quella ragazzina…poco più di uno scricciolo, che combatteva senza paura contro Spike.

Tuttavia, quella fu la sua unica reazione.

Darla voleva provocarlo.

Lo sapeva.

E non avrebbe fatto il suo gioco.

Non voleva e non ne aveva il tempo.

Quello che lui doveva e voleva fare era proteggere i suoi ragazzi.

"Le sue stelle gliel’avevano indicata…." Continuò Darla. "mentre cercava Spike. Questo non ti commuove Angelus? La povera Dru cercava il suo bambino e non poteva trovarlo, perché tu glielo avevi rubato..."

"Spike è mio" Ripeté Angel a labbra strette. "E’ rimasto con me. Ha imparato da me. Mi appartiene. È il mio childe de facto"

"E da quando in qua ragioni come un vampiro!" Sputò Darla "Da quando in qua sei un vampiro?!"

Si avvicinò, un lento sorriso che le saliva alle labbra.

"O magari…mi sono sempre sbagliata su di te?" Allungò le mani per poggiargliele sul torace, ma lui le bloccò i polsi, spingendola via.

"Se è una faccenda fra me e te, Darla, facciamola finita!"

Lei ritrasse le braccia.

Fronteggiandolo.

Sfidandolo.

"Sì…è una faccenda fra me e te, amore…ma non la faremo finita.

Oh, no, sarebbe troppo facile!

Mi hai chiesto se c’è qualcosa che può offendermi, vero? Bè…" Strinse gli occhi, terribile. "mi offende che tu mi abbia portato via il mio Angelus, e ora sia felice!"

Sputò l’ultima parola. E lo colpì.

In pieno cuore.

"Ti ho osservato, tutti i giorni!

Non riesco a sopportare che mentre io non ho più la mia famiglia tu te ne stia beato a passeggiare per le strade con la tua!

Sorridendo come un’idiota con il suo sorriso!

Non riesco a sopportare che tu e quell’altro bastardo rinnegato di Spike possiate starvene qui a vivere come borghesi!

Con una cacciatrice! Con un’umana!

Tu non sarai mai felice, hai capito?! Mai!

È per questo che ti hanno reso quelle tua preziosa, lurida anima, non è così?!

Bè non lo sarai, sta tranquillo!

Perché io ti strapperò a brandelli questa tua patetica nuova vita!

Te lo giuro, Angelus, tu piangerai per colpa mia!"

"Io ho già pianto per colpa tua Darla, e continuerò a piangere per tutta la mia esistenza."

Di nuovo, l’espressione di Darla mutò.

Di nuovo, quel sorriso sulle sue labbra.

"Oh…" Sussurrò. "ma allora fu una mia scelta.

Adesso…mio adorato ragazzo…è solo un capriccio"

*****

"Grazie" Sussurrò Tanya contro le labbra di Spike.

"Di cosa?" Domandò il vampiro biondo, allontanandosi da lei. Si sfilò la giacca, appoggiandola su una sedia.

"Di non… avercela con Angel"

Spike scosse le spalle, cominciando a liberarsi le tasche dei paletti che portava durante le ronde.

"Non ce l’ho con Angel. " Disse.

Tanya era dietro di lui, e Spike chiuse gli occhi quando lei gli cinse la vita con le braccia e posò un bacio sulla sua nuca.

"Sono arrabbiato, ma non ce l’ho con lui…" Continuò. Si voltò, ma aggrottò la fronte sorpreso quando guardò Tanya. Vi era un’espressione seria sul suo volto, troppo seria.

"Luce?" Domandò.

Per un’istante Tanya sembrò non udirlo nemmeno, sul suo volto sembrava essere calata un’ombra.

"Luce?" ripeté, prendendola per le spalle.

"Angel…" soffiò lei. Sembrava essere senza fiato. Sollevò la testa e Spike riconobbe nello sguardo della ragazza, la stessa preoccupazione che anni prima aveva avvertito per I suoi bambini, la notte del suo diciottesimo compleanno.

Piano, le lasciò andare le spalle, mentre Tanya diceva. "C’è qualcosa che non va nell’appartamento di Angel"

Spike dischiuse le labbra, mentre già una sua mano si allungava verso il tavolo per afferrare un paletto. Annuì leggermente prima di dire: "Dimentica quello che ho detto prima…non sono arrabbiato"

Tanya annuì, e Spike non poté fare a meno di notare come le dita sottili di lei si fossero strette attorno all’impugnatura della spada che ancora portava sotto il suo semplice mantello grigio.

I loro sguardi si incontrarono per un’istante, mentre la preoccupazione per Angel diveniva quasi tangibile nella stanza.

Fu Spike a muoversi per primo, a percorrere i pochi metri che lo separavano dall’appartamento del suo sire.

La pesante porta di legno cadde con un tonfo che riecheggiò mille e mille volte nelle sue orecchia.

Poi sbatté gli occhi, e quasi non registrò la presenza di Tanya, al suo fianco.

"Drusilla" Mormorò piano.

*****

Era lì, di fronte a lui.

Bella. Così bella, fasciata in un lungo abito scarlatto che metteva in risalto l’innaturale candore della sua pelle.

Drusilla.

Per anni, anche dopo aver cominciato ad accettare l’umanità che c’era in lui, Drusilla aveva continuato ad essere la sua regina nera.

Per anni, i suoi sogni erano stati pieni di lei.

Drusilla.

Il suo sire.

Drusilla

La sua prima amante.

Lo aveva stretto a se in un vicolo di Londra, quasi quarant’anni prima, donandogli l’immortalità.

Drusilla, che ora gli sorrideva.

L’aveva amata, Spike, tanto…e l’amore che aveva provato per lei era stato autentico.

Tanto quanto la paura, che in un’istante lo avvolse vedendola.

Paura per Angel, che era di fronte a Darla, accanto alla finestra.

Paura per Tanya.

La sua sposa, la sua luce.

Paura per se, per il richiamo, la voce del sangue che gli parlava attraverso gli occhi verde-azzurri di colei che lo aveva fatto.

"William" Soffiò Drusilla, inclinando la testa di lato. E il sorriso sulle sue labbra si allargò."Non saluti la tua regina nera?"

Spike non rispose. Stringeva con tanta forza il paletto nella mano sinistra che era strano non gli si fosse sgretolato tra le dita.

"Drusilla ti ha fatto una domanda, William…una volta eri un ragazzo educato".

Già… Drusilla… e Darla.

Spike voltò la testa di scatto, in direzione della vampira bionda.

"Darla" Sputò. "Vedo che il tuo gusto nel vestire è peggiorato, per quanto possa sembrare impossibile."

"Oh," Cinguettò lei. "Credo si possa dire lo stesso per il tuo gusto in fatto di donne" La vampira fece un passo avanti. "Ma non importa"

Sorrise dolcemente e quel sorriso, sulle labbra di lei, spaventò Spike.

Aveva quasi dimenticato la vampira. Erano stati bravissimi ed evitarsi nel vent’anni precedenti la Cina.

Ma ora, improvvisamente, ricordava ...

Le stragi, le sottili torture, la crudeltà di lei.

Possibile che un tempo l’avesse considerata parte della sua famiglia?

"Siamo venute qui per sistemare le cose, William. E’ ora di tornare dalla tua famiglia"

"Ah, davvero?" Domandò Spike facendo un passo avanti, subito imitato da Darla.

"Hai avuto il tuo…divertimento" Disse lei,occhieggiando Tanya. "Ma ora basta…"

Darla guardò apertamente Tanya, e Spike non poté fare a meno di mettersi tra di loro.

Non voleva che Darla guardasse Tanya.

Non voleva che avesse il tempo di sporcarla, di sporcare il loro legame.

Conosceva troppo bene la mente della vampira.

"E così tu sei l’amante di William" Soffiò lei, e vi era divertimento nella sua voce. "Ti ha mai raccontato della sua ossessione per le Cacciatrici?" Darla scosse la testa, sembrava stesse lottando per trattenere le risa. "Ah, William…è molto carina, certo, non è l’approccio che avrei scelto, ma contento tu…"

"Cosa diavolo vuoi?" Righiò Spike, mentre teneva lo sguardo fisso su di lei, senza il coraggio di guardare Tanya.

"Te" Rispose semplicemente l’altra.

"Torna con noi, William" Soffiò Drusilla, che non aveva più aperto bocca da quando Darla era intervenuta. La vampira bruna fece un passo avanti e continuò. "Torneremo ad essere una famiglia, mio piccolo Spike.

Tu credi di essere cambiato.

*lei* ti dice che sei cambiato.

Ma sei ancora un cane.

Le stelle ti vedono ruggire.

Le stelle ti sentono urlare.

Io sento la tua sete di sangue."

Spike sollevò gli occhi al cielo. Aveva dimenticato le farneticazioni di Drusilla.

Un tempo le aveva trovate eccitanti, divertenti.

Un tempo l’aveva amata, anche per la sua pazzia.

Mentre l’unica cosa che provava ora era fastidio.

Per un’istante, il suo sguardo si posò su Angel.

Ad un osservatore casuale, sarebbe potuto sembrare la quintessenza della calma.

Ma non per lui.

Le parole di Drusilla, la sua follia, lo stavano ferendo.

Ricordi il tuo childe, Angelus? La ragazza pura, alla quale hai ucciso l’intera famiglia, la ragazza pura che hai fatto impazzire, che hai violentato…e poi vampirizzato?

Strinse i denti, realizzando per la prima volta quanto quelle parole dovessero averlo ferito.

"Drusilla ha ragione, Spike." Mormorò Darla. "Oh, non metto in dubbio che sia stato eccitante, che possa essere stato anche divertente, ma questa non è la tua vera natura, piccolo mio!

Puoi illuderti di essere cambiato, potrai ingannare una ragazzina, un'umana, ma la verità è un'altra.

Tu. Sei. Cattivo!

Non è questo il tuo posto!

Lascia che Angelus o chiunque sia diventato prenda il tuo posto tra le gambe della Cacciatrice e torna con noi!»

"C'è tanto sangue che scorre in Europa, piccolo William...c'è tanto dolore...sarà bellissimo!" Esclamò Drusilla girando su se stessa.

Spike chiuse gli occhi.

Chi aveva deciso che quella giornata dovesse trasformarsi improvvisamente in un incubo?

"Basta!" Sibilò.

Guardò prima Darla, poi Drusilla, e disse lentamente: "La mia risposta è no!"

"No?" Domandò Drusilla. Gli occhi le si riempirono di lacrime.

"Esatto, no! Non so cosa diavolo vi sia passato per la testa, non voglio saperlo, ma ora..." Disse spostandosi dalla soglia. "Uscirete di qui....e dimenticherete la nostra esistenza" Sollevò il paletto, che alla fine aveva stretto tanto che alcune schegge gli avevano ferito il palmo fino a farlo sanguinare."A meno che non vogliate entrare in una tazza da té"

Darla sorrise scuotendo la testa.

Guardò prima Angel, poi Drusilla, e infine disse: "Beh, Spike, ed io che pensavo fossi ridicolo trent'anni fa!

Uccideresti davvero la tua famiglia per...cosa? L'impostore che ha preso il volto di Angelus ed una Cacciatrice?"

"La ama nonna...ed ama anche lui" Mormorò Drusilla con voce sognante. La vampira bruna disegnò un cerchio con le braccia poi si strinse in esse."Non può lasciarli...sono come una cosa sola"

Rise guardando Angel.

"Padre"

Allungo un braccio, indicando Spike con un dito.

"Figlio"

Inarcò la testa, graffiandosi la gola con le lunghe unghie.

"Figlia, sorella, anima, moglie..."

Abbassò la testa di scatto, sgranando gli occhi in direzione di Tanya.

"Luce!" Soffiò.

Fece un passo verso Spike, che era ancora immobile. Allungò le braccia e gli prese con dolcezza il volto tra le mani. E, per un solo istante, Spike temette che gli avrebbe spezzato il collo.

Drusilla lo guardò, invece, e quando parlò la sua voce fu più pacata, e lo sguardo nei suoi occhi fu più lucido di quanto ricordava fosse mai stato.

"La luce brucia, Spike, riduce in cenere..."

La lucidità nei suoi occhi durò poco, però.

Drusilla sorrise mentre con un'unghia gli graffiava uno zigomo.

Gli si avvicinò, e come volte era accaduto in passato, fece per leccarglielo, ma Spike le afferrò i polsi, allontanandola da se.

"Sparite!" Tuonò. "Non voglio uccidervi, ma lo farò se non ve ne andrete!"

"No!" La voce di Tanya risuonò forte nella stanza, e la rabbia in essa fece trasalire tutti.

Tanya si portò accanto a Spike, impugnando la spada con entrambe le mani.

"Non lasceranno questa casa"Gli occhi di lei non abbandonarono le due vampire mentre diceva. "Mi dispiace Spike, Angel…"

Vi era dolore nella voce di Tanya, dolore autentico, dolore per loro.

"Non c’è redenzione in loro. Non c’è niente.

Crudeltà…e se le lasciassi andar via, continuerebbero ad impartire dolore."

*****

Cattiveria.

Pura.

Non rabbia.

Non malvagità.

Non perfidia.

Non istinto animalesco.

Non sete di sangue.

Non odio.

Cattiveria.

Su di lei.

Attorno a lei.

Dentro di lei.

Attraverso la pelle. Attraverso le narici e fino nel sangue.

Attraverso la sua testa, fino al cervello.

Attraverso i segni invisibili dei baci di Spike, fino al suo cuore.

Che le torceva lo stomaco.

Che l’avvelenava.

Che la faceva arrabbiare.

Chiara. Inconfondibile.

Sebbene, nella sua vita, mai Tanya si fosse imbattuta in un sentimento così potente. Così puro nelle sue tenebre.

Cattiveria.

Cattiveria davanti a lei.

Nella casa di Angel.

Oltre la porta sfondata.

Nell’aria che respirava

Nelle due vampire.

Nelle due creature che sputavano veleno su Angel…e su Spike.

Il suo Spike. Che loro volevano per se.

Eppure… non era per questo che Tanya stringeva la sua spada.

Non era per questo che non avrebbe permesso loro di lasciare quella casa.

Lei non poteva farlo.

Nonostante Spike. Nonostante una parte di lui si sentisse ancora legato alla creatura bruna che sembrava divorarlo con gli occhi.

A colei che l’aveva reso ciò che era.

A Drusilla, che nel suo cuore Tanya aveva odiato mentre lui le raccontava della sua giovinezza, della sua vita rubata.

Drusilla, che lui aveva amato, anche se non glielo aveva mai detto.

Nonostante l’impulso di lui a mandarle via. A chiudere quella storia.

Non poteva.

Non per odio.

Non per rabbia.

Non per se stessa.

Non poteva perché lei era la Cacciatrice.

E sapeva, oltre ogni dubbio, che non c’era un briciolo di compassione in quelle due vampire, di esitazione.

Sangue era tutto ciò che volevano.

Distruzione.

E la sofferenza degli altri.

Se ne nutrivano.

Faceva parte di loro. Come il demone che le teneva in piedi.

Cattiveria.

Assoluta…o impastata di follia….cattiveria.

Sangue di bambini.

Sangue di innocenti che la terra avrebbe ingoiato se avessero lasciato quella casa.

Sangue sulle mani di Tanya.

Su di lei.

Sollevò la spada, e non guardò Spike, ma le parve quasi di avvertire il suo terrore…per lei.

Perché il suo sposo sapeva quanto le due vampire fossero pericolose….almeno quanto Tanya sapeva di non poter far nulla di meno di ciò che avrebbe fatto.

"Non mi dite…" Cinguettò Darla, fissandola. La sua bocca sporca.

Tutto il suo essere sporco.

Fin dentro ogni fibra. "La sgualdrina del mio Spike si rivolta verso la sua famiglia…dovresti batterla, piccolo, per la sua impudenza…."

Non rispose.

Non parlò, come non parlava mai mentre combatteva.

Come non aveva mai parlato.

Perché non aveva labbra allora, ne voce. Perché una missione, un braccio contro le tenebre non poteva avere labbra, ne voce.

"Sapevo che volevi una cacciatrice, Spike," Continuò Darla. "ma non credevo che la volessi così&qu